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Aumentano gli omicidi di attivisti per i diritti umani, giornalisti o sindacalisti: tra gennaio e ottobre 2018, in 41 Paesi ne sono stati uccisi 397. Peggiora sensibilmente la situazione italiana, dovuta soprattutto a un aumento del sovraffollamento delle carceri (114 detenuti per 100 posti disponibili nel 2017). A livello regionale, la maggior parte delle variazioni negative si registrano nel Nord e nel Centro Italia, mentre nel Sud questa tendenza è invertita.

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Freedom house: libertà nel mondo ancora in declino, ma siamo vicini a una svolta

Il deterioramento è avvenuto per il 17esimo anno consecutivo, stavolta però mentre 35 Paesi hanno perso terreno nel garantire l’accesso alle libertà politiche, 34 hanno rafforzato le proprie basi democratiche.  3/4/23

“Nel 2022, la lotta per la democrazia nel mondo si è molto avvicinata a un punto di svolta”. È con questa affermazione che Freedom house apre il suo ultimo Rapporto “Freedom in the world 2023”, diffuso il 9 marzo, che monitora il grado di godimento delle libertà democratiche nel mondo.

La dichiarazione contenuta nell’incipit del documento annuale dell’ong, fondata nel 1941 da Eleanor Roosvelt, fa riferimento all’andamento dei risultati del suo Rapporto negli ultimi 17 anni. Infatti, dal 2006 a oggi, anno per anno, il numero dei Paesi dove le libertà democratiche sono in declino ha sempre superato il numero di Paesi che invece migliorano il loro tasso di democraticità. Ma nel 2022, lo scarto tra un gruppo e l’altro si è assottigliato, lasciando un solo punto di differenza.

Anche se non è stato invertito il trend verso un aumento della diffusione delle libertà politiche e civili nel mondo, il dato è di grande rilevanza secondo il Rapporto, perché il suo raggiungimento è stato possibile grazie allo svolgimento di “elezioni democratiche più competitive e grazie alla riduzione delle limitazioni contro la pandemia da Covid-19, che hanno colpito in modo disproporzionato la libertà di riunione e di movimento”.

Colombia e Burkina Faso agli antipodi. Tra i 34 Paesi che hanno migliorato la propria tenuta democratica spicca la Colombia. Lo Stato sudamericano ha infatti registrato, rispetto al resto dei Paesi monitorati, l’aumento più significativo nel punteggio relativo alla garanzia del rispetto dei diritti civili e politici: la Colombia, con sei punti in più, è passata da essere classificata come un Paese “parzialmente libero” a Paese “libero”. Questo miglioramento è dovuto principalmente allo svolgimento di elezioni libere, trasparenti e competitive, che hanno portato ad agosto 2022 Gustavo Petro alla presidenza della Repubblica di Colombia. Petro è il primo presidente progressista nella Storia del Paese, mentre la vice-presidente, Francia Márquez, è la prima donna afro-colombiana a ricoprire questo ruolo istituzionale. Da notare, inoltre, che durante lo scorso anno la Corte costituzionale colombiana ha depenalizzato l’aborto, garantendo così nel Paese i diritti riproduttivi delle donne.

Di contro, il Paese che nel 2022 ha indossato la maglia nera in termini di garanzie democratiche è il Burkina Faso, dove nell’arco di otto mesi sono stati fatti due colpi di Stato militari. L’ultimo è stato orchestrato da Ibrahim Traoré, il quale ha sospeso la Costituzione, chiuso le frontiere ed emanato ordini volti a limitare le azioni della società civile. Secondo il Rapporto, il Paese ha perso complessivamente 23 punti su una scala di 100, passando così dall’essere un Paese “parzialmente libero” a un Paese “non libero”.

Come sta la democrazia? Freedom house, negli ultimi 50 anni, ha evidenziato un generale miglioramento nel tempo per quanto riguarda l’accesso alle libertà democratiche. L’ong ha infatti cominciato a pubblicare il suo report annuale sulla diffusione delle libertà civili e politiche nel mondo nel 1973, e all’epoca solo 44 Paesi su 148 erano classificati come “liberi”, mentre oggi sono 84 su 195. “Negli ultimi 50 anni, sono emersi regimi democratici consolidati da contesti profondamente repressivi, i quali hanno anche dimostrato una notevole resistenza di fronte a nuove sfide. E sebbene nel mondo il processo di democratizzazione abbia subìto battute d’arresto, la gente comune continua a difendere i propri diritti contro l’autoritarismo”, afferma il Rapporto.


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Uno degli indicatori principali per misurare il tasso di democrazia è la libertà di espressione, sottolinea il documento. Dal 2006 al 2022, viene evidenziato, il numero di Paesi monitorati dall’ong con punteggio di 0 su 4 relativo alla libertà di stampa è passato da 14 a 33. Nel 2022, in 157 Paesi la libertà di stampa era sotto pressione: quando ci sono i regimi autoritari i giornalisti vengono perseguitati per il loro lavoro, mentre nei regimi democratici spesso non viene garantita un’adeguata protezione nello svolgimento della loro professione.

La società civile sotto attacco. Tra i documenti inerenti al tema della tenuta dei regimi democratici nel mondo, è da segnalare anche il Rapporto annuale “People power under attack”, elaborato dalla piattaforma di ricerca Civicus monitor, che dal 2017 valuta lo stato delle libertà civili a livello globale. Il documento evidenzia che in un numero di Paesi sempre maggiore “le libertà civili (espressione del dissenso, libertà di espressione e di stampa, ecc.) vengono limitate”, e che in 117 dei 197 Paesi e territori monitorati, la società civile è sotto grave attacco. Un dato che segna un aumento rispetto al 2018, quando i Paesi in questione erano 111.

Scarica il Rapporto di Freedom house

 

di Milos Skakal

 

Fonte copertina: halfpoint, da 123rf.com

lunedì 3 aprile 2023

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