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Notizie

L’Europa deve alzare le capacità d’investire nel futuro

Settimana 27/2-5/3 - Analisi e raccomandazioni della Banca europea degli investimenti per accelerare le transizioni verde e digitale. Commissione Ue: pacchetto sicurezza stradale. Accordo globale biodiversità negli oceani.

Guarda la rassegna dal 27 febbraio al 5 marzo

 

Resilienza e rinnovamento in Europa: analisi e raccomandazioni della Banca europea per gli investimenti

La Banca europea per gli investimenti (Bei) ha pubblicato il 28 febbraio il rapporto investimenti 2022/2023 - resilienza e rinnovamento in Europa, in cui fornisce una panoramica e un'analisi degli investimenti e del loro finanziamento nell'Ue, evidenziando le criticità e fornendo specifiche raccomandazioni di policy alle altre istituzioni Ue e agli Stati membri. Il rapporto si basa su un insieme unico di banche dati, inclusa l’indagine Eibis, condotta dalla stessa Bei su oltre 12mila imprese in Europa e un campione di riferimento degli Stati uniti, pubblicata l’8 novembre scorso.

Nelle valutazioni di sintesi, la Bei indica che:

  • le imprese dell'Ue hanno meno propensione all'innovazione e all'adozione di nuove tecnologie rispetto alle loro omologhe statunitensi;
  • il volume degli investimenti in Europa non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi di emissioni nette zero;
  • gli investimenti industriali in Europa sono inferiori del 2% del Pil rispetto agli Stati uniti (e lo sono da oltre un decennio);
  • gli investimenti delle imprese in Ue sono frenati dall'incertezza, dalla carenza di competenze e dai costi energetici: gli ostacoli normativi limitano gli investimenti pubblici e privati, mentre la mancanza di competenze disponibili (come quelle in materia di pianificazione ambientale e ingegneria) ostacolano i progetti di investimento.

La Bei mette in evidenza che anche la spesa delle imprese per la ricerca e lo sviluppo è bassa nell'Unione europea rispetto ai concorrenti internazionali (1,5% del Pil nell'Unione europea nel 2020 contro il 2,6% negli Stati uniti e in Giappone).

Sulla base dei dati rilevati, il divario nell’innovazione tra le imprese dell'Ue e le imprese Usa è aumentato di circa 10 punti percentuali nell'indagine dell’ultimo anno, passando a 19 punti percentuali.

Gli investimenti per contrastare i cambiamenti climatici stanno aumentando in Ue ma, secondo la valutazione della Bei, sono ancora molto al di sotto di quanto necessario per raggiungere l'obiettivo europeo di emissioni nette zero entro il 2050.

Seppure gli investimenti in Ue per il clima sono ripresi dopo il calo registrato durante la pandemia, secondo il conto che riporta la Bei, devono aumentare considerevolmente: in coerenza agli obiettivi del fit for 55, entro il 2030 l'Unione europea deve investire mille miliardi di euro all’anno. Dunque 356 miliardi di euro in più all'anno rispetto al periodo 2010-2020.

La Bei mette in evidenza che la leadership nelle tecnologie verdi sarà fondamentale per la competitività futura, ma la leadership dell'Ue in questo settore è in pericolo nonostante l’attuale posizione di guida dell’Europa: per quanto riguarda i brevetti delle tecnologie verdi, i principali punti di forza dell'Europa sono la mobilità sostenibile, le reti intelligenti e l'energia eolica, mentre è in testa con gli Stati uniti e la Cina per quanto riguarda lo stoccaggio dell'energia e, in misura minore, il solare.


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La valutazione della Bei è che per rimanere competitiva, l'Europa dovrà consolidare la propria posizione ed espandere il proprio coinvolgimento in innovazioni più all'avanguardia, come le tecnologie dell’idrogeno.

Il pericolo che individua la Bei è che l’adozione da parte degli Usa dell'Inflation reduction act, che dovrebbe stanziare quasi 369 miliardi di dollari per progetti nel campo dell'energia e del cambiamento climatico, rafforzerà la sfida competitiva delle imprese statunitensi e potrebbe incoraggiare le aziende internazionali a trasferire negli Stati uniti le industrie verdi innovative.

In proposito, la Bei mette in evidenza che gli investimenti pubblici costanti sono un complemento essenziale agli investimenti privati, ma sono minacciati. Come spiega la Bei, la minaccia sta nel fatto che l'attuale fase di stretta monetaria, unita al debito accumulato durante la pandemia, potrebbe spingere i governi a consolidare le proprie finanze tagliando gli investimenti pubblici con conseguenti effetti economici controproducenti.

La Bei conclude che l'Europa deve investire massicciamente per il futuro. Per conseguire i risultati è necessaria una combinazione equilibrata di politiche, sostegni e incentivi per stimolare gli investimenti privati e proteggere quelli pubblici dai tagli di bilancio, creando un ambiente favorevole agli investimenti.

Le raccomandazioni della Bei in particolare indicano la necessità di:

  • fornire chiarezza e mantenere gli incentivi per far progredire la trasformazione dell'Europa. La risposta allo shock energetico deve gettare le basi per un mercato energetico dell'Ue più efficiente e affidabile, affrontando l'incertezza e definendo un percorso chiaro e ambizioso per la transizione verde;
  • sfruttare l'effetto catalizzatore degli investimenti pubblici per favorire gli investimenti del settore privato, attingendo a risorse come il Pnrr per proteggere gli investimenti pubblici dai tagli alla spesa e ridurre al minimo le conseguenze economiche a lungo termine;
  • utilizzare strumenti di credito e garanzia per le piccole e medie imprese ad alto potenziale di crescita e innovazione, contrastando i fallimenti del mercato che colpiscono le imprese più piccole e gli investimenti innovativi a più alto rischio;
  • rimuovere inutili ostacoli amministrativi agli investimenti e affrontare il tema delle competenze tecniche, in particolare per le imprese e i comuni delle regioni più svantaggiate, con specifica attenzione per gli obiettivi verdi e digitali più complessi;
  • migliorare il sostegno all'innovazione, che rimane cruciale nelle varie fasi della transizione climatica, valorizzando i vantaggi del mercato unico europeo, considerando che risposte non coordinate rischiano di minare la coesione in un momento di particolare criticità per i combinati fenomeni conseguenti alla crisi pandemica, per effetto del cambiamento climatico e dello shock energetico.

 

Pacchetto per la sicurezza stradale

Il primo marzo la Commissione ha adottato un pacchetto di misure per la sicurezza stradale che riguarda essenzialmente norme comuni per il rilascio delle patenti di guida in Ue, e cooperazione nel sistema sanzionatorio.

L’iniziativa rientra nel quadro strategico dell'Ue per la sicurezza stradale 2021-2030 con cui la Commissione europea ha riaffermato il suo impegno a conseguire l'obiettivo ambizioso di avvicinarsi all'azzeramento del numero di vittime e di feriti gravi sulle strade europee entro il 2050 (obiettivo "zero vittime") e di ridurre tale numero del 50% entro il 2030. Le stesse proposte integrano quanto annunciato nella strategia per una mobilità sostenibile e intelligente adottata dalla Commissione alla fine del 2020.

Con l’adozione del pacchetto, la Commissione richiama i dati più recenti sulla sicurezza stradale, dai quali emerge che il numero di vittime della strada resta al di sotto dei livelli pre-pandemia, ma i progressi sono ancora troppo lenti.

Il pacchetto si compone di tre proposte di direttiva, tra loro integrate.

La Proposta di revisione della direttiva sulle patenti di guida prevede l’introduzione di una patente digitale europea, e in particolare l’introduzione di un periodo di prova di almeno 2 anni per i neopatentati dopo il superamento dell’esame.


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L'aggiornamento delle norme sugli esami di guida terrà conto della transizione verso veicoli a zero emissioni. Saranno valutate, ad esempio, la conoscenza e le competenze legate ai sistemi avanzati di assistenza alla guida e ad altre tecnologie automatizzate, l’adeguamento della formazione e degli esami dei conducenti per prepararli meglio alla presenza di utenti vulnerabili della strada, contribuendo ad accrescere la sicurezza dei pedoni, dei ciclisti e degli utenti di biciclette elettriche e monopattini elettrici nel contesto della transizione dell'Ue verso una mobilità urbana più sostenibile.

La Proposta di direttiva che modifica la direttiva (UE) 2015/413 intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale

rispondendo al fatto che ancora al 2019 circa il 40% delle infrazioni transfrontaliere è stato commesso impunemente. Le misure prevedono tra le altre novità che le autorità di contrasto delle violazioni potranno accedere ai registri nazionali delle patenti di guida.

Inoltre, con la Proposta di direttiva sulla validità in tutta l'Unione di alcune decisioni di interdizione alla guida si prevede che il ritiro della patente in un Paese membro comporta l’interdizione alla guida in tutta l’Ue.

 

Trattato internazionale per l’istituzione su larga scala aree di marine protette in alto mare

La Commissione europea rende noto il proprio impegno nelle negoziazioni concluse il 4 marzo sul "trattato sulla biodiversità nelle zone non soggette a giurisdizione nazionale", concordato in occasione della quinta conferenza intergovernativa di New York. Il nuovo trattato internazionale consentirà d’istituire su larga scala aree marine protette in alto mare, in allineamento all'impegno mondiale assunto nel dicembre scorso dall'accordo sul quadro globale di Kunming-Montréal della Cop15 della Convenzione sulla biodiversità.

Il trattato imporrà una valutazione dell'impatto delle attività economiche sulla biodiversità in alto mare. La partecipazione dei Paesi in via di sviluppo al nuovo trattato e alla sua attuazione sarà sostenuta mediante una forte componente di sviluppo di capacità e trasferimento di tecnologie marine, e da un meccanismo equo per la condivisione dei potenziali benefici delle risorse genetiche marine.

Il commissario europeo per l'Ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevičius, nella sua dichiarazione sintetizza il risultato raggiunto:

oggi è stato raggiunto il culmine di oltre un decennio di lavori preparatori e di negoziati internazionali in cui l'Ue ha svolto un ruolo chiave. Con l'accordo sul trattato delle Nazioni unite sull'alto mare si compie un passo avanti fondamentale per preservare la vita marina e la biodiversità, elementi essenziali per noi e per le generazioni future. L'accordo dimostra anche l'importanza della cooperazione multilaterale rafforzata con i nostri partner e costituisce una risorsa importante per realizzare l'obiettivo della Cop 15: la protezione del 30% degli oceani. Sono particolarmente orgoglioso del risultato ottenuto.


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di Luigi Di Marco

 

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martedì 7 marzo 2023

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