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Dagli ultimi dati aggiornati al 2021, risulta che sulle otto milioni conosciute, un milione di specie animali e vegetali è a rischio estinzione. L'attività antropica ha velocizzato di mille volte il tasso naturale di estinzione. Continua il declino della biodiversità italiana a causa di problemi irrisolti, come il degrado e il consumo del suolo. 

Notizie

Stati generali green economy: la grande occasione della transizione ecologica

È in grado di generare benefici economici e sociali superiori, o almeno comparabili, ai suoi costi, secondo le analisi della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Un pacchetto di proposte per coglierne le opportunità in Italia.  17/11/23

lunedì 20 novembre 2023
Tempo di lettura: min

Con l’intento di smorzare lo scetticismo presente in Italia verso la fattibilità della transizione ecologica, la Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha fornito delle analisi sui costi e i benefici nella  Relazione presentata agli Stati generali della green economy, che si sono tenuti il 7 e l’8 novembre a Rimini. Assieme al documento, che fa il punto sulla transizione a livello nazionale e internazionale, anche le  proposte per l’Italia che mirano a supportarla nel cambiamento, inevitabile per rilanciare l’economia nazionale.

Lo stato della Green economy in Italia

Secondo le stime, dal 2019 al 2022 le emissioni di gas serra sono aumentate del 2% e il calo dei primi mesi del 2023 non è stato sufficiente per allinearci con gli obiettivi europei. Appare lontano il target del 45% di rinnovabili entro il 2030 (19% nel 2022) e l’obiettivo di 10/12 Gigawatt annui installati per nuovi impianti (3Gw nel 2022). L’Italia è in coda rispetto ai principali Paesi europei per le immatricolazioni di auto elettriche, solo 32mila al 30 giugno 2023, preceduta dalla Francia, ma ben distanziata (138mila). Si piazza al 19esimo posto nell’Ue per la salvaguardia delle aree protette, ed è sotto la media nella tutela del territorio (21,4%, Ue 26,4%) e del mare (6,9%, Ue 12,1%).

Vanno meglio i dati della circolarità in merito alla produttività delle risorse (nel 2022 per ogni kg di risorsa consumata sono stati generati 3,3 euro di Pil, l’Ue 2,1 euro), al tasso di riciclo di tutti i rifiuti (nel 2020 72%, Ue 58%) e al tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo (nel 2021 18,4%, Ue 11,7%). Ma nel 2023 l’Italia registra ben il 46,8% di materiali consumati importati contro una media Ue del 22,4%.

Il settore agroalimentare mostra un calo nella quota sul totale dell’economia nazionale (dal 4% nel 2021 al 3,8% nel 2022), nell’ultimo decennio è diminuito del 30% il numero di aziende agricole attive e del 2,6% la superficie agricola utilizzata, contro una media Ue 0,97%. Mentre, mantenendo l’attuale ritmo di crescita della superficie adibita alla coltivazione biologica, ora al 18%, il Paese potrebbe raggiungere il target del 25% entro il 2030.

Costi e benefici per un’economia decarbonizzata, circolare e rigenerativa

La relazione illustra lo studio condotto da Confindustria-Rse, che valuta l’impatto economico al 2030 del pacchetto climatico Ue “Fit for 55” in Italia, per giungere a un taglio delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030. Il documento prende in considerazione tre diversi scenari: quello “Base”, che delinea le tendenze in atto senza l’aggiunta di misure e target europei, quello “Ff55”, secondo il pacchetto elaborato dalla Commissione europea, e quello “Confindustria-Rse”. Quest’ultimo prevede investimenti aggiuntivi nei settori strategici pari a 147 miliardi di euro, a fronte dei 155 miliardi di euro del pacchetto europeo, generando un risparmio di 66 miliardi di euro, maggiori entrate per lo Stato pari a 529,5 miliardi di euro e un aumento dell’occupazione stimato in 1,14 milioni di lavoratori annui. La relazione compara lo scenario “Confindustria-Rse” con la bozza del giugno 2023 del nuovo Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, evidenziando la “debolezza” del Piano, anche rispetto ad altri studi.

Pniec non è un “pezzo di carta”, ma orienterà gli investimenti dei prossimi anni

Conferenza stampa sulle proposte ASviS per l’aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima. Giovannini: “Serve un’accelerazione straordinaria, invece siamo in ritardo nella installazione delle rinnovabili”.  20/6/23

Passando alla circolarità, secondo le previsioni della Fondazione le tendenze attuali in Italia (scenario “business as usual”) porteranno entro il 2030 a un aumento nella produzione di rifiuti pari a 8 milioni di tonnellate (Mt) rispetto al 2020. Mentre in uno scenario “più circolare” diminuirebbe di 17Mt assieme al consumo totale di materia (-14,5%), a un aumento del 18% di rifiuti riciclati e il tasso di riciclaggio crescerebbe di oltre dieci punti (89,8%). Complessivamente ridurrebbe sensibilmente la dipendenza dell’Italia dall’importazione dall’estero, con un risparmio di 82,5 miliardi di euro, e nei settori interessati creerebbe 97mila nuovi posti di lavoro. Sul fronte dell’economia rigenerativa, la relazione riferisce che un investimento stimato in 261 milioni di euro per ripristinare gli ecosistemi danneggiati, porterebbe all’Italia benefici pari a circa ben 2,4 miliardi di euro.

Biodiversità: le specie aliene invasive ci costano 423 miliardi di dollari all’anno

Lanciato il Global biodiversity framework fund per aumentare i fondi destinati alla tutela della natura, intanto in Italia è stato firmato il decreto che adotta la nuova Strategia nazionale per la biodiversità.  7/9/23

 

Le proposte della Fondazione per lo sviluppo sostenibile per l’Italia

Per aumentare i benefici e ridurre i costi della transizione ecologica, la Fondazione ritiene necessario approvare una legge per il clima e una legge per il suolo; attuare una riforma della fiscalità per orientare il mercato verso modelli di consumo e produzioni sostenibili; semplificare e accorciare gli iter per le autorizzazioni. Nel settore energetico delinea interventi per accelerare la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’elettrificazione e l’efficientamento energetico degli edifici; per la circolarità indica azioni volte a potenziarla riducendo la dipendenza dell’Italia dall’importazione. Per le imprese chiede, tra l’altro, di realizzare un Piano nazionale per lo sviluppo delle filiere produttive strategiche per la transizione e di promuovere la formazione e la riqualificazione dei lavoratori verso le nuove attività. Chiede di migliorare l’informazione e l’accesso ai finanziamenti, di incrementare gli investimenti in ricerca e innovazione e in questo ambito, tra l’altro, sollecita maggior supporto alla Pubblica amministrazione nel migliorare la capacità di gestione dei fondi europei e del Pnrr.

Leggi la Relazione sullo stato della green economy 2023

 

di Antonella Zisa

 

Fonte copertina: carballo, da 123rf.com

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