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Copernicus: il 2022 è stato segnato da caldo e fenomeni estremi senza precedenti

L’Europa si è scaldata più velocemente, ciò ha intensificato la fusione dei ghiacciai alpini e ha messo sotto stress la portata d’acqua del 63% dei fiumi. Continua ad aumentare la quantità di gas climalteranti in atmosfera.  3/5/23

Aumentano i periodi siccitosi, nuovi record di temperatura vengono infranti, ghiacciai alpini che continuano a perdere volume. Si tratta di alcuni messaggi chiave lanciati dall’ultimo European state of the climate 2022, rapporto pubblicato a fine aprile da Copernicus climate change service (C3s), una infrastruttura di riferimento sulla crisi climatica gestista dall’Agenzia spaziale europea che, grazie a sei satelliti in orbita di nome “Sentinel” e ai tantissimi strumenti di rilevazione sparsi su tutto il Pianeta, crea un sistema di raccolta dati altamente affidabile.

Lo studio presenta nel dettaglio una serie di eventi climatici significativi che nel 2022 hanno colpito l’Europa, l’Artico e il resto del mondo, fornendo così una panoramica globale sulla crisi climatica. Dall’analisi emerge che, nonostante le tante conferenze sul clima – qui per leggere l’esito della Cop27 – e le tante dichiarazioni dei governi sbandierate durante i grandi summit al quale prendono parte i leader mondiali, la concentrazione di CO2 e di altri gas climalteranti in atmosfera continua a crescere a ritmi vertiginosi. Di pari passo si intensificano nella potenza e nel numero gli eventi estremi.


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Un 2022 rovente per quasi tutto il globo

A livello globale gli ultimi otto anni sono stati i più caldi di sempre (da quando si hanno le rilevazioni) e, in questa classifica, il 2022 si posiziona al quinto posto nonostante “La Niña” (fenomeno ciclico presente lo scorso anno che porta a un raffreddamento della superficie dell’oceano Pacifico facendo così abbassare la temperatura media del Pianeta). Simile il discorso per la temperatura superficiale oceanica: le registrazioni hanno evidenziato che il 2022, pur in presenza di La Niña, è stato il sesto anno più caldo di sempre.

Tra le parti più “bollenti” spiccano l’ovest e sud dell’Europa, alcune zone del nord ovest africano, il corno d’Africa, l’Asia centrale, la Cina e pezzi del sud del Pacifico.

I ghiacciai sulla terra ferma continuano poi a perdere volume a ritmi sempre più elevati e l’estensione del ghiacciaio marino antartico lo scorso febbraio ha raggiunto il punto più basso della serie storica analizzata.

Tutta colpa dell’attività antropica che continua a diffondere quantità sempre maggiori di gas serra in atmosfera. Il polso della situazione viene dato dalla concentrazione di CO2 in atmosfera misurata in ppm – parti per milione – che tocca ora quota 417, ben oltre i 270 ppm del periodo preindustriale e la soglia di sicurezza (per l’umanità) individuata dalla comunità scientifica a 350 ppm. Ma cresce anche la quantità di CH4 (gas metano), un gas che ha un impatto maggiore dell’anidride carbonica sul riscaldamento globale nel breve periodo (in un arco di circa 20 anni). Misurato in parti per miliardo (ppb), ora è a quota 1894 ppb.

A soffrire maggiormente la crisi climatica c’è di sicuro la criosfera, la parte del Pianeta che tiene intrappolata l’acqua in forma solida, comprese le calotte glaciali, i ghiacciai marini e quelli su terra, la copertura nevosa e il permafrost. Secondo lo studio, a livello globale le due calotte glaciali della Groenlandia e dell'Antartide hanno subito una perdita sostanziale e prolungata di massa di ghiaccio dalla metà del diciannovesimo secolo. La perdita si è poi intensificata intorno agli anni '90, coinvolgendo sempre più ghiacciai, come quelli europei. In generale, si stima che dal 1997 nel mondo si sia fusa una quota pari a 8600 chilometri cubi di ghiacciai (km³). Nello specifico l’Artico dal 1980 ha perso circa 2,6 milioni di km³ di massa ghiacciata. Se invece facciamo risalire al 1970 il periodo di riferimento, fino a oggi la perdita di ghiaccio per Groenlandia e Antartico è stimata in più di 11 mila km³.


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L’Europa soffre di più

Continuando l’analisi sui ghiacciai, se contiamo soltanto la fusione di quelli alpini, la ricerca fornisce una immagine suggestiva per spiegare un dato assai significativo in periodi siccitosi come quelli stiamo vivendo: nel 2022 sulle Alpi si è persa una quantità di 5 km³ di ghiaccio, come un cubo avente ogni lato che misura 5,4 volte l’altezza della Torre Eiffel.

L’Europa, che in totale dal 1997 ha perso 960 km³ di ghiacciai, lo scorso anno ha vissuto la sua estate più bollente mentre, se parliamo dell’intero 2022, questo è stato in media più caldo di circa 1.4°C rispetto al periodo preindustriale (1850-1900). Molte zone dell’ovest hanno poi dovuto sperimentare ondate di calore particolarmente intense, di rilievo il caso della Gran Bretagna dove si sono toccati per la prima volta i 40°C.

La cosa che preoccupa maggiormente è che l'Europa si è scaldata più velocemente di qualsiasi altro continente negli ultimi decenni, con temperature che sono aumentate al doppio del tasso medio globale.

Nel 2022 il nostro continente ha infatti vissuto il secondo anno più caldo degli ultimi 30 anni con 0.9°C in più della media mondiale; la sua estate più rovente con temperature di 1.4°C sopra la media; ondate di calore intense e prolungate. Il numero elevatissimo di fenomeni di “stress termico intenso” ha in particolare colpito l’area mediterranea dove si sono verificati fino al 30% in più di giorni caldi rispetto alla media.

La mancanza di precipitazioni ha poi contribuito a condizioni di siccità diffuse e durature. L'anno nel suo complesso è stato fino al 10% più secco della media con il 21-28% in meno di precipitazioni rispetto alla media. Da questo punto di vista Francia, Italia e Polonia sono risultate le nazioni più colpite. Per quanto riguarda, infine, la portata d’acqua dei fiumi, questa nel 2022 è stata per dieci mesi sotto la quantità consueta, un fattore che ha coinvolto il 63% dei fiumi europei.

Leggi il Rapporto

 

 

di Ivan Manzo

Fonte copertina: krusomnp, da 123rf.com

mercoledì 3 maggio 2023

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