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VITA SULLA TERRA

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

Dagli ultimi dati aggiornati al 2021, risulta che sulle otto milioni conosciute, un milione di specie animali e vegetali è a rischio estinzione. L'attività antropica ha velocizzato di mille volte il tasso naturale di estinzione. Continua il declino della biodiversità italiana a causa di problemi irrisolti, come il degrado e il consumo del suolo. 

Notizie

Senza redistribuzione della ricchezza perderemo la battaglia climatica

Il nuovo studio dell’Earth commission chiarisce che per metterci al riparo dalla crisi climatica e tirare le persone fuori dalla soglia di povertà bisogna trasferire ai poveri le risorse detenute dai ricchi.  9/3/23

Collegare la scienza dei limiti planetari al tema economico e a quello della giustizia sociale per garantire sia una diminuzione dei danni ambientali sia il benessere di ogni individuo.

È questo l’intento del nuovo position paper pubblicato il 2 marzo dall’Earth commission su Nature sustainability dal titolo “Earth system justice needed to identify and live within Earth system boundaries”.

 


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Giustizia del sistema terrestre 

Una giustizia tra specie viventi. Con il documento l’Earth commission definisce un’Earth system justice (Esj) basato sulla condivisione equa da parte delle persone dei benefici, dei rischi e delle responsabilità verso la natura. Per la biodiversità, per esempio, si cerca di definire una misura basata sulle più recenti scienze ecologiche e del sistema terrestre capace di promuovere la giustizia tra specie viventi in modo da arrestare i processi di estinzione e la perdita di biomi. Per farlo, occorre riconoscere il ruolo attivo che giocano le comunità locali, anche mettendo in campo attività a tutela dei loro stili di vita e dei loro habitat.

Non solo confini planetari biofisici. Secondo la ricerca le generazioni attuali potrebbero non essere adeguatamente protette da una definizione di Earth system boundaries (Esb) puramente biofisici: “sappiamo che 6-7 milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell'inquinamento atmosferico e 3,2 miliardi di persone vivono in terre degradate – scrivono gli scienziati -. Proponiamo che, dal punto di vista della giustizia, gli Esb siano più rigorosi o integrati da standard locali. Ma anche in questo modo non tutti gli esseri umani e tutti i Paesi saranno protetti dai danni, poiché abbiamo già drasticamente degradato i nostri sistemi ambientali. L’obiettivo del ‘Non lasciare nessuno indietro’ è quindi molto difficile da ottenere senza una chiara e sostanziale trasformazione delle nostre economie”.

Lo stretto legame tra degrado ambientale e povertà. Più della metà della popolazione mondiale vive con meno di 5,50 dollari al giorno, un elemento che la espone in modo sproporzionato al degrado ambientale. Per comprendere la "ripartizione del rischio" di cui parla lo studio è fondamentale anche valutare chi è a rischio di danno e chi ne è responsabile. La figura seguente mostra, per esempio, il tentativo della commissione di dimostrare la distribuzione nello spazio del rischio di danno in tutto il mondo, usando l'esempio dell'inquinamento atmosferico (in questo caso è stato usato come riferimento il Pm 2.5) unito ai livelli di povertà. Ciò che emerge è che molte regioni del mondo con l'aria più inquinata hanno anche alcuni dei più alti livelli di povertà (per esempio alcune parti dell'Asia meridionale e centrale).

Confini planetari e politiche di ridistribuzione della ricchezza. Sulla crisi climatica la commissione cerca di capire come non superare il confine planetario permettendo a ogni individuo di soddisfare i bisogni minimi per vivere una vita giusta, equa e dignitosa. Secondo lo studio, se volessimo soddisfare questo “bisogno ipotetico”, in base agli stili di vita del 2018 supereremmo di gran lunga il limite di 1,5°C (vista l’attuale situazione sul cambiamento climatico).

Il tutto è spiegato bene dalla seguente figura, che mostra in verde le emissioni annuali che possono essere considerate a un livello sicuro (che porterebbe a una probabilità del 50% di rimanere al di sotto dei 2°C di aumento medio della temperatura terrestre rispetto al periodo preindustriale); in arancione la pressione attuale esercitata sul confine climatico; in rosso ciò che implicherebbe il soddisfacimento dei bisogni minimi. Importante è la linea nera tratteggiata in alto: ci dice che in un mondo così diseguale, come quello odierno, se tutti uscissero dalla soglia di povertà sarebbe impossibile non superare il punto di non ritorno climatico.

Per questo motivo l’Earth commission sottolinea che per mettersi al sicuro dalla crisi climatica e per soddisfare i bisogni delle persone occorrono nuove tecnologie e una politica fortemente orientata alla redistribuzione della ricchezza: “Riteniamo che soddisfare le esigenze di accesso a una vita migliore per miliardi di persone in povertà possa portare a oltrepassare gli Esb, a meno che le risorse non vengano riallocate dai ricchi ai poveri”.

 

 

La giustizia secondo l’Earth commission

Confini sicuri per la Terra, ma anche per le persone. Secondo i dati a disposizione l’epoca dell’antropocene è fortemente caratterizzata (anche) da crescenti disuguaglianze e vulnerabilità. Ecco perché gli scienziati con questo lavoro propongono un approccio transdisciplinare ai confini planetari. “All'interno della Earth commission miriamo a proporre confini del sistema terrestre sicuri e giusti che vadano oltre il tema ambientale, in quanto includono anche una prospettiva di giustizia suggerendo trasformazioni per raggiungerli. Gli Esb sicuri e giusti mirano a stabilizzare il sistema Terra, proteggere le specie e gli ecosistemi ed evitare i punti di non ritorno, nonché a ridurre al minimo i danni significativi alle persone, garantendo al contempo l'accesso alle risorse per una vita dignitosa e lontana dalla soglia di povertà”, si legge infatti su Nature sustainability.

Le diverse declinazioni di giustizia. Il concetto di giustizia evidenziato nel documento si divide in diverse macrocategorie, tra cui:

  • il “riconoscimento della giustizia”, ovvero la consapevolezza che spesso le decisioni da parte di chi detiene il potere influenzano anche le condizioni ambientali delle persone più vulnerabili. Ciò si traduce per esempio nella mancanza di opportunità, questa categoria include donne, indigeni, comunità locali e Paesi in via di sviluppo;
  • la “giustizia procedurale”, che si concentra sul processo di inclusione, trasparenza e libero accesso alle informazioni per permettere alle persone di sviluppare opinioni informate;
  • la “giustizia sostanziale”, che racchiude diritti, risorse, capitale, responsabilità, rischi e colpe. In sostanza, prova a rispondere a domande come “in che modo l'acqua dovrebbe essere condivisa o gestita congiuntamente dai Paesi lungo il fiume?”;
  • la “giustizia ideale”, che mira a riformare o abolire leggi, politiche e istituzioni esistenti che ostacolando una distribuzione più equa delle risorse;
  • la “giustizia intragenerazionale”, che ingloba le relazioni tra generazioni presenti;
  • infine, la “giustizia intergenerazionale”, che esamina le relazioni tra le generazioni e che riguarda diverse questioni ambientali come la crisi climatica e la distruzione degli ecosistemi (presuppone infatti che le risorse naturali e la qualità ambientale siano condivise tra le generazioni e non debbano essere degradate).

 


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L’obiettivo dell’Earth commission

L’umanità sta avendo un impatto talmente elevato sul Pianeta che, per descriverlo, si è sentito il bisogno di coniare il termine antropocene. Si tratta di un’epoca geologica in cui, per la prima volta, la forza modificatrice dell’equilibrio planetario non è la natura stessa ma una specie vivente in grado, giorno dopo giorno, di innestare cambiamenti più o meno irreversibili nel funzionamento dei nostri ecosistemi.

Per rispondere all’esigenza di comprendere come e in che modo l’attività umana influisce in modo negativo sui sistemi ambientali dalla quale dipendiamo, la comunità scientifica, grazie anche al supporto di nuove tecnologie - si pensi per esempio all’occhio sempre vigile dei satelliti in orbita -, sta negli ultimi anni perfezionando i propri studi sul tema. È con questo scopo che è nata l’Earth commission, un team globale che opera all’interno della Future earth – la più grande rete globale di scienziati, ricercatori e innovatori che collaborano per un pianeta più sostenibile - con la missione di definire il cosiddetto “S.o.s”: uno spazio operativo sicuro dove viene garantito il buono stato del Pianeta e la prosperità per chi lo abita.

Per rispondere a domande del tipo “Quali sono le soglie ambientali che non dovremmo varcare per salvaguardare un pianeta che possa sostenere il benessere umano?” e “Come possiamo farlo in modo giusto?”, l’Earth commission lavora nella definizione dei confini planetari (Esb): una teoria che spiega come la Terra possegga nove processi biofisici, ognuno con un limite ben chiaro oltre il quale non possiamo spingerci.

Leggi lo studio

 

 

di Ivan Manzo

Fonte copertina: reeh81, da 123rf.com

giovedì 9 marzo 2023

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