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VITA SULLA TERRA

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

Dagli ultimi dati aggiornati al 2021, risulta che sulle otto milioni conosciute, un milione di specie animali e vegetali è a rischio estinzione. L'attività antropica ha velocizzato di mille volte il tasso naturale di estinzione. Continua il declino della biodiversità italiana a causa di problemi irrisolti, come il degrado e il consumo del suolo. 

Notizie

Il Parlamento europeo approva la strategia per la biodiversità al 2030

Settimana 7-13 giugno 2021. Stato della biodiversità e correlazioni con le pandemie, obiettivi di tutela e ripristino, governance e proposta di una legge europea per la biodiversità, posizione dell’Ue nel quadro internazionale.  14/6/21

Guarda la rassegna dal 7 al 13 giugno

Durante la sessione plenaria del Parlamento europeo che si è tenuta a Strasburgo dal 7 al 10 giugno, è stata adottata la risoluzione sulla strategia dell'Ue sulla biodiversità per il 2030 - Riportare la natura nella nostra vita.

La risoluzione esamina la proposta di strategia che la Commissione europea aveva già adottato lo scorso 20 maggio 2020, arricchendo il quadro delle proposte. Richiama diverse delle risoluzioni che il Parlamento ha di recente adottato su foreste, impollinatori, protezione del suolo e la posizione sulla Cop-15 sulla biodiversità che si terrà a inizio ottobre 2021 a Kunmings in Cina. 

 

Stato attuale della biodiversità - obiettivi 2030 e 2050

La risoluzione richiama tra le premesse le conclusioni del rapporto dell’Ipbes del 2019: la biodiversità si sta deteriorando globalmente a un tasso che non ha precedenti nella storia umana. Sono un milione le specie a rischio di estinzione su un totale stimato di oltre 8 milioni.

Osservando che nonostante siamo alla terza strategia dell’Ue sulla biodiversità volta ad arrestarne la perdita, la biodiversità continua a diminuire. La nuova strategia al 2030 dovrà dunque obbligatoriamente essere strutturata per conseguire pienamente i suoi obiettivi, imparando dagli errori del passato.

Si evidenzia come la pandemia di Covid-19 abbia messo chiaramente in luce, ancora una volta di più, l'importanza di applicare in maniera completa il principio “One Health” nell'elaborazione delle politiche.

Citando la relazione sulla biodiversità e le pandemie risultante dal seminario dell’Ipbes del 29 ottobre 2020, si sottolinea che, limitando le attività umane che impattano sulla biodiversità, il costo stimato della riduzione dei rischi di pandemie è 100 volte inferiore rispetto al costo della risposta ad esse. Si esortano dunque gli Stati membri a tenere pienamente conto delle prove scientifiche delle relazioni e delle raccomandazioni materia di zoonosi pandemia citando anche la relazione dell’Unep del luglio 2020 "Preventing the next pandemic – Zoonotic diseases and how to break the chain of transmission”.

Viene accolta dunque con favore la nuova strategia dell’Ue sulla biodiversità per il 2030 e il suo livello d’ambizione quale tappa intermedia di una vision al 2050 in cui tutti gli ecosistemi del mondo siano ripristinati, resilienti e adeguatamente protetti.

La risoluzione ricorda che la dimensione ambientale, compresa la biodiversità e la conservazione degli ecosistemi, sostiene le dimensioni economica e sociale, e costituisce la base fondamentale per il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a tener conto degli effetti e delle ripercussioni della perdita di biodiversità sulla sostenibilità sociale ed economica, sulla sicurezza alimentare e sui prezzi dei prodotti alimentari nonché sui potenziali rischi di spostare la perdita di biodiversità nei Paesi terzi sostituendo la produzione alle importazioni.

 

Protezione e ripristino

Con la risoluzione vengono approvati gli obiettivi proposti dalla Commissione di proteggere almeno il 30% delle aree marine e terrestri e di sottoporre a protezione rigorosa almeno il 10% delle aree marine terrestri dell’Ue, sostenendo che gli stessi obiettivi dovrebbero essere vincolanti, e attuati in cooperazione con le autorità nazionali, regionali e locali conformemente a criteri scientifici.

Si evidenzia comunque che per conseguire gli obiettivi della strategia occorre anche adottare misure per far fronte alla perdita di biodiversità al di fuori delle aree protette.

Si pone inoltre l’attenzione sulle criticità delle aree boschive sottolineando che la maggior parte della biodiversità terrestre risiede nelle foreste. Si richiamano infatti con preoccupazione i dati rilevati tra il 2011 e il 2020: quasi un terzo delle foreste dell’Ue è stato valutato come avente un cattivo stato di conservazione (31%) e che oltre la metà di esse è stata considerata in povero stato di conservazione (54%).

Il Parlamento Ue ribadisce dunque il suo indirizzo a ripristinare almeno il 30% della superficie terrestre e dei mari dell’Ue. L’obiettivo di ripristino dovrebbe essere pienamente attuato da ogni Stato membro sul proprio territorio, all’interno e al di fuori delle aree protette. Indica che per quanto possibile la rigenerazione dovrebbe essere naturale. A tal fine ritiene necessario che vengano sviluppati incentivi e processi partecipativi, integrando gli stessi obiettivi in altre politiche e strategie correlate.

Sul tema diminuzione degli impollinatori deplora che il documento di orientamento relativo alle api dell’Autorità europea per la salute alimentare (Efsa) non sia stato formalmente adottato dagli Stati membri.

Sottolinea l'importanza degli elementi paesaggistici ad alta diversità nelle zone rurali al fine di contribuire alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli impollinatori (si veda anche nostra rubrica del 31.5.21) così come l'importanza dell'aumento degli spazi verdi nelle aree urbane.

La risoluzione organizza le proposte nelle cinque principali cause dirette dei cambiamenti della natura come definite dall’Ipbes: I. i cambiamenti dell'uso del suolo e del mare, II. lo sfruttamento diretto degli organismi III. i cambiamenti climatici, IV. l’inquinamento, V. le specie esotiche invasive.

Indica che le azioni previste dalla strategia sulla biodiversità per il 2030 devono contrastare adeguatamente tutte le cause di fondo del cambiamento, e i fattori indiretti come i modelli di produzione e di consumo non sostenibili, le dinamiche demografiche, gli scambi commerciali, le innovazioni tecnologiche e i modelli di governance.

 

Cambiamenti dell'uso del suolo e del mare

In merito ai cambiamenti dell'uso del suolo, il Parlamento richiama i contenuti della sua recente risoluzione del 28 aprile 2021 evidenziando l'assenza di una specifica legislazione in materia.

Invita la Commissione a fissare obiettivi vincolanti specifici e ambiziosi in materia di biodiversità urbana, soluzioni basate sulla natura, approcci basati sugli ecosistemi e infrastrutture verdi, che vadano a beneficio sia degli esseri umani che delle specie selvatiche, evidenziando come ciò contribuisca al benessere fisico e mentale della popolazione.

Ciò può includere anche misure quali una quota minima di tetti verdi nei nuovi edifici, il sostegno all'agricoltura urbana, piantumazione con alberi da frutto.

Evidenzia l’importanza di garantire l’accessibilità affrontando nel contempo il tema della riduzione delle disuguaglianze.

Vanno sviluppati corridoi ecologici terrestri e marini nelle zone urbane, in collegamento con la rete transeuropea delle infrastrutture verdi (Ten-G) collegata alla rete naturalistica transeuropea (Ten-N).

 

Sfruttamento diretto degli organismi

L’argomento riguarda, in particolare, l’integrazione con la strategia dal produttore al consumatore (from farm to fork), foreste e sfruttamento delle risorse forestali, la pesca e lo sfruttamento delle risorse marine.

Sottolineando in principio che la biodiversità è essenziale ai fini della tutela della sicurezza alimentare nell’Ue, il Parlamento esprime il proprio sostegno per gli obiettivi al 2030 di adibire almeno il 25% dei terreni agricoli all'agricoltura biologica e l'obiettivo di garantire che almeno il 10% delle superfici agricole consistano di elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità.

Indica che questi obiettivi dovrebbero essere inclusi nella legislazione dell'Ue e attuati da ogni singolo Stato membro, anche nell'ambito dei piani strategici della politica agricola comune (Pac).

Richiamando la relazione della Corte dei conti europea sulla biodiversità nei terreni agricoli, e il mancato conseguimento degli obiettivi di protezione della biodiversità nonostante la spesa a tal fine destinata, il Parlamento invita la Commissione e gli Stati membri a seguirne le raccomandazioni. Evidenzia inoltre la mancanza di coordinamento tra le politiche dell’Ue, e l’assenza d’impegni nell’affrontare il declino della diversità genetica.

Elemento indispensabile, è che gli agricoltori ricevano sostegno economico e adeguata formazione in relazione alla transizione verso sistemi agricoli innovativi con pratiche agroecologiche e altre pratiche sostenibili.

Tratta diffusamente anche degli aspetti relativi alla biodiversità marina invitando la Commissione a stabilire un approccio ecosistemico a tutte le cause di perdita di biodiversità marina, che tenga in considerazione la pressione della pesca sugli stock, sulla biodiversità e sugli ecosistemi marini, ma anche altri fattori come l’inquinamento, il cambiamento climatico, la navigazione e gli usi costieri e in prossimità della costa.

Sul tema della pesca sostenibile, la Commissione europea in pari data ha adottato una Comunicazione verso una pesca più sostenibile nell'Ue: situazione attuale e orientamenti per il 2022 ed è di recente adozione il programma per l’economia blu.

Sul patrimonio forestale, il Parlamento evidenzia che non sarà possibile conseguire gli obiettivi dell'Ue in materia di ambiente, clima e biodiversità senza una silvicoltura che sia multifunzionale, senza foreste sane e gestite in modo sostenibile in una prospettiva a lungo termine.

Chiede dunque l'inclusione nel piano di ripristino della natura di obiettivi specifici vincolanti per il ripristino e la successiva protezione degli ecosistemi forestali, da integrarsi anche nella strategia forestale dell’Ue. Richiama le sue posizioni già assunte con la risoluzione dell’8 ottobre 2020.

Accogliendo l'impegno di piantare almeno 3 miliardi di alberi in più nell’Ue, indica che la messa in pratica deve rispettare le più recenti conoscenze scientifiche, garantendo che queste iniziative siano realizzate solo in modo compatibile e favorevole agli obiettivi di biodiversità, assicurandosi che tale rimboschimento non sostituisca le foreste antiche e ricche di biodiversità esistenti e contribuisca a far sì che le foreste siano resilienti, miste e sane.

Infine, ricorda ancora le sue posizioni formulate dettagliatamente nella risoluzione  del 22 ottobre 2020 su un quadro giuridico Ue per fermare e invertire la deforestazione globale imputabile all’Ue e definisce urgente la presentazione di una proposta per un quadro giuridico basato sull’obbligo di diligenza, che sia vincolante e atto a garantire che le catene del valore siano sostenibili e che i prodotti o i beni immessi sul mercato dell'Ue non risultino o derivino da deforestazione, degrado delle foreste, conversione o degrado degli ecosistemi o violazioni dei diritti umani.

 

Cambiamenti climatici

Anche nell’ipotesi di riuscire a rispettare l’Accordo di Parigi sul clima, la maggior parte delle varietà di specie terrestri diminuirà significativamente in uno scenario di riscaldamento globale caratterizzato da un aumento della temperatura compreso tra 1,5 e 2°C.

Si ribadisce pertanto la necessità di aumentare significativamente le ambizioni dell’Ue dando priorità alle soluzioni basate sulla natura e agli approcci basati sugli ecosistemi nel raggiungimento degli obiettivi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Massimizzando così dunque le sinergie tra azioni di contrasto ai cambiamenti climatici e protezione e ripristino della biodiversità.

In questo contesto vengono chieste anche misure per il ripristino degli habitat oceanici ricchi di carbonio e la protezione delle coste e la resilienza delle specie marine al cambiamento climatico.

 

Inquinamento

Il Parlamento accoglie con favore gli obiettivi di ridurre del 50% l’uso dei pesticidi e di ridurre le perdite dei nutrienti contenuti nei fertilizzanti di almeno il 50% e l'uso di fertilizzanti di almeno il 20% entro il 2030. Precisa che questi obiettivi dovrebbero essere fissati a livello legislativo.

Specifica inoltre la propria posizione al diniego di un'ulteriore autorizzazione all’utilizzo della sostanza attiva glifosato dopo il 31 dicembre 2022. In vista della scadenza, gli Stati membri dovrebbero fornire agricoltori di supporto per individuare valide soluzioni alternative.

Chiede alla Commissione di tener maggiormente conto degli effetti delle sostanze chimiche, compresi i loro effetti cronici e a lungo termine, sull'ambiente e sulla biodiversità, considerando che la valutazione tende a essere sottostimata e sottovalutata nell'analisi socioeconomica durante il processo di autorizzazione a norma del regolamento Reach.

Pone attenzione anche sull’inquinamento luminoso, invitando la Commissione a fissare un ambizioso obiettivo di riduzione dell’uso di illuminazione artificiale esterna per il 2030 e a proporre orientamenti sulle modalità di limitazione dell'uso dell'illuminazione artificiale notturna da parte degli Stati membri.

Sul tema inquinamento si veda anche il piano d’azione della Commissione europea presentato nella nostra rubrica del 17.5.21.

 

Specie esotiche invasive (Ias)

Evidenziando come l'elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale rappresenti meno del 6% delle Ias presenti nell’Ue, il Parlamento esorta la Commissione a intensificare la propria azione e a garantire che tutte le specie esotiche invasive che colpiscono le specie minacciate siano incluse nell’elenco.

Esorta poi a migliorare la prevenzione delle Ias introducendo valutazioni dei rischi obbligatorie, ex-ante all’importazione di specie alloctone.

 

Finanziamento, integrazione e quadro di governance

Sottolineando che i benefici sociali e ambientali della prevenzione e del ripristino superano i costi di investimento, il Parlamento chiede l'effettiva applicazione del principio "non arrecare un danno significativo" all’ambiente in tutti i programmi e le spese dell’Ue.

Auspica che quanto prima sia possibile dedicare almeno il 10% della spesa del quadro finanziario pluriennale alla biodiversità e che la stessa sia monitorata in conformità a una metodologia efficace.

Invita la Commissione e gli Stati membri a valutare entro il 2022 quali sovvenzioni siano dannose per l'ambiente, al fine di eliminarle gradualmente senza ulteriori indugi. Ed al più tardi entro il 2025, chiede che si ponga fine a tutte le sovvenzioni dirette e indirette a favore dei combustibili fossili.

Richiamando il rapporto Ocse del 2020, evidenzia che i governi di tutto il mondo spendono approssimativamente 500 miliardi di Usd all'anno per un sostegno potenzialmente dannoso per la biodiversità, ovvero una cifra cinque o sei volte superiore alla spesa totale per la biodiversità.

Non trascura il ruolo potenziale della finanza privata invitando la Commissione, nell'ambito della prossima strategia rinnovata in materia di finanza sostenibile, a fornire un quadro ambizioso e lungimirante che integri misure legislative e incentivi finanziari per il settore pubblico e privato, al fine di sostenere il conseguimento degli obiettivi della strategia biodiversità al 2030.

Il quadro di governance deve garantire la coerenza delle politiche e un quadro giuridicamente vincolante nella forma di una legge europea sulla biodiversità da presentare nel 2022.

 

Ricerca, innovazione e istruzione

Il Parlamento presenta proposte per un’estensione a tutti i livelli della ricerca, innovazione e istruzione, nei programmi dell’Unione dedicati ai giovani, compreso il coinvolgimento delle Pmi.

Evidenzia la necessità di approfondire la ricerca in particolare delle ripercussioni sociali ed economiche connesse con la biodiversità, nonché condurre ulteriori ricerche sugli oceani, ritenendo che gli stessi rimangono in larga misura inesplorati.

Sottolinea l’importanza anche di destinare risorse adeguate alla raccolta di dati e all'elaborazione di indicatori in materia di biodiversità, riconoscendo il potenziale della digitalizzazione, dei big data e dell'intelligenza artificiale per accrescere la nostra comprensione e conoscenza della biodiversità.

 

Quadro globale post-2020 in materia di biodiversità, azioni internazionali, commercio e governance degli oceani

Il Parlamento richiama la sua risoluzione sulla Cop 15 del 16 gennaio 2020,  e la necessità di un accordo multilaterale vincolante sulla biodiversità per il periodo successivo al 2020, simile all'accordo di Parigi, con l’obiettivo di arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030. Indica dunque un ruolo di leader mondiale per l'Unione confermando obiettivi globali vincolanti per il ripristino e la protezione pari ad almeno il 30% entro il 2030. In fase di negoziati l’Ue dovrebbe chiedere la protezione di metà del pianeta entro il 2050.

Nell’ambito dell’elaborazione del trattato internazionale sulle pandemie, esorta la creazione di un consiglio intergovernativo ad alto livello sulla prevenzione delle pandemie integrando le raccomandazioni dell’Ipbes pronunciate nel seminario su biodiversità e pandemie sopra citato.

Invita la Commissione a guidare gli sforzi per un accordo internazionale sulla gestione delle risorse naturali, finalizzato a non oltrepassare i "limiti del pianeta". Incoraggia l'Ue e gli Stati membri a promuovere il riconoscimento dell'ecocidio quale crimine internazionale.

Invita gli Stati membri e le istituzioni dell'Ue a sostenere e difendere l'attuazione a livello globale dei principi quadro internazionali sui diritti umani e l'ambiente presentati nel 2018 dal relatore speciale delle Nazioni unite sui diritti umani e l’ambiente.

Il Parlamento accoglie poi con favore l'impegno della Commissione a garantire la piena attuazione e applicazione delle disposizioni in materia di biodiversità contenute in tutti gli accordi commerciali dell'Ue e a valutare meglio il loro impatto sulla biodiversità. La politica commerciale dell’Ue deve dunque essere efficacemente allineata alla strategia sulla biodiversità per il 2030 garantendo che i capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile negli accordi includano una tabella di marcia con impegni concreti e verificabili conducendo valutazioni d’impatto ex-post e periodiche.

L'Ue deve adoperarsi per includere livelli vincolanti di protezione della biodiversità nei prossimi lavori sulla riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio (si vedano anche le proposte della Commissione sul multilateralismo e la riforma dell’Omc nella nostra rubrica del 22.02.21).

Sul tema inquinamento da plastica indica per l'Ue un ruolo guida nei negoziati per un accordo globale sulla plastica, anche per quanto riguarda l'eliminazione della plastica dagli oceani entro il 2030, con obiettivi vincolanti.

Invita inoltre l'Ue a insistere per l'adozione di un ambizioso trattato globale sugli oceani per proteggere la biodiversità marina nelle zone al di fuori della giurisdizione nazionale in tutto il mondo.

Accoglie con favore iniziative quali la "grande muraglia verde" africana (esempio citato anche da Ursula von der Leyen - cfr. nostra rubrica del 18.01.21). Invita infine la Commissione ad elaborare iniziative analoghe per altre regioni e a sostenere le iniziative internazionali volte a ripristinare la biodiversità nel mondo, con l'obiettivo di rafforzare la resilienza dei Paesi in via di sviluppo rispetto ai cambiamenti climatici.

 

di Luigi Di Marco

 

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lunedì 14 giugno 2021

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