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Oltre tre miliardi di persone nel mondo dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento. Secondo gli ultimi dati 2021, risulta che di questo passo entro il 2050 avremo più plastica che pesci nei nostri mari. A fronte di una media europea del 77,8%, in Italia gli stock ittici sono sovrastruttati al 91,4%. 

Notizie

Nuovo slancio all’Agenda 2030 dai territori, per risolvere le crisi

Settimana 6-12 febbraio. Il Comitato delle regioni chiede un impegno forte dell’Ue per gli SDGs, il coinvolgimento dei territori nelle decisioni sui Pnrr e nelle riforme. Consiglio europeo: conclusioni sulle politiche migratorie.

Guarda la rassegna dal 6 al 12 febbraio

 

Risolvere le crisi attuando gli SDGs

L’atto del Comitato delle regioni sul progresso nell’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) è di fatto il primo atto quadro che il Comitato assume sull’Agenda 2030 dell’Onu dall’insediamento della Commissione von der Leyen.

A fronte delle crisi scaturite dal 2020 con la pandemia Covid-19 e nel 2022 con l’invasione russa in Ucraina, la posizione del Cdr rispetto all’Agenda 2030 è così in sintesi espressa: tutti gli sforzi e le iniziative volti a risolvere le crisi possono essere visti come un'opportunità per contribuire all'attuazione degli SDGs e per imprimere un nuovo slancio a tale processo.

La posizione del Cdr sulla determinazione nel perseguire con ogni sforzo l’Agenda 2030 è coerente con quanto esprimevano in merito già il Consiglio dell’Unione europea nelle conclusioni del 22.6.2021, e il Parlamento europeo nella più recente risoluzione del 23.6.2022 (vedi paragrafo 2 nostra rubrica del 28.6.2022). 

Gli SDGs sono riconosciuti dal Cdr come unico progetto olistico per il futuro, in grado di trovare un equilibrio tra i molteplici quadri a tutti i livelli: l'accordo di Parigi, i piani nazionali per la ripresa e la resilienza, la Convenzione sulla diversità biologica, il Green Deal europeo, la nuova agenda urbana, ecc.

Invocando un maggiore impegno dell'Ue e una strategia globale per l'attuazione degli SDGs, il Cdr richiama l'attenzione sul ruolo e sulle risorse degli enti locali e regionali, mettendo in luce la necessità di un approccio dal basso verso l’alto nell’attuazione, avendo gli enti regionali e locali una capacità inclusiva per quanto riguarda il coinvolgimento delle diverse parti interessate sul campo. Nel contesto evidenzia la deprecabile assenza di riferimenti agli SDGs e alla dimensione territoriale nei Pnrr.


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Richiamando i dati del sondaggio Cdr-Ocse sul tema “Gli SDGs: un quadro di riferimento per la ripresa dalla crisi della Covid-19 nelle città e nelle regioni”, riporta come dati significativi che il 40 % degli enti locali e regionali si avvaleva già degli SDGs prima della pandemia e che il 68 % delle regioni e delle città utilizza gli Obiettivi di sviluppo sostenibile per elaborare nuovi piani, politiche e strategie o per adattare agli obiettivi dell'Agenda 2030 quelli di cui già dispone. I principali ‘colli dei bottiglia’ evidenziati dal Cdr sono la carenza di competenze e di finanziamenti. Chiede pertanto l'impegno dell’Ue a sostenere lo sviluppo di attività di formazione e di sviluppo di capacità, sia negli enti pubblici che nelle organizzazioni private, e nel diffondere le informazioni sulle opportunità di finanziamento potenzialmente disponibili.

Il Cdr evidenzia l’importanza che gli enti locali e regionali elaborino revisioni locali volontarie (Voluntary Local Reviews - Vlr) / revisioni subnazionali volontarie (Voluntary Subnational Reviews - Vsr) da far confluire nelle revisioni nazionali volontarie (Voluntary National Reviews - Vnr) sull’attuazione degli SDGs e che le stesse siano integrate in modo più efficace nel processo del semestre europeo e nel dispositivo per la ripresa e la resilienza.

Nel processo del semestre europeo, il Cdr raccomanda che venga data una maggior visibilità agli SDGs nel quadro dell'analisi annuale della crescita sostenibile e che siano menzionati esplicitamente nei considerando delle raccomandazioni specifiche per paese quali raccomandazioni finalizzate ad attuare gli SDGs.

Tra le altre indicazioni evidenzia la necessità di una più forte integrazione e correlazione dello stesso Green Deal e del pilastro europeo dei diritti sociali nel quadro degli SDGs, e rinnova la richiesta di adottare in tempi rapidi uno specifico codice di condotta europeo per il coinvolgimento degli enti locali e regionali nella governance del semestre europeo.

Il Cdr richiama l’attenzione sull’assenza di un vero e proprio piano dell’Ue per l’attuazione dell’Agenda 2030 e la mancanza di una definizione dettagliata di obiettivi specifici. Sul monitoraggio degli SDGs effettuato da Eurostat, il Cdr esprime preoccupazione poiché la suddetta relazione non si basa su obiettivi misurabili e con scadenze precise e, pertanto, non è in grado di monitorare realmente i progressi nell'attuazione degli SDGs nell’Ue. Non ritiene valida ed anzi in taluni casi fuorviante rispetto al conseguimento degli SDGs la misurazione in rapporto alla media Ue. Inoltre mette in evidenza come nel caso di Paesi di medie e grandi dimensioni, queste valutazioni non riflettono la realtà sul campo, dal momento che esistono notevoli disparità all’interno dei singoli Paesi.

Nella prospettiva temporale del secondo semestre 2023, esorta la futura presidenza spagnola del Consiglio dell'Ue a organizzare un dibattito ad alto livello sull'impulso necessario per attuare gli SDGs nei tempi previsti, chiedendo anche il lancio di una campagna di comunicazione dell'Ue a livello interistituzionale in cui si sottolinei chiaramente il collegamento tra il conseguimento degli SDGs e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini in tutti i territori.

 


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Criticità dei Pnrr e proposte di riforma del semestre europeo

Il Cdr manifesta dissenso critico su diversi aspetti contenuti nella relazione di riesame sull'attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza assunta dalla Commissione il 29 luglio 2022.

Richiamando puntualmente i principi e modalità partecipative indicate nel regolamento europeo del dispositivo di ripresa e resilienza, valuta le seguenti carenze:

  • mancanza di informazioni essenziali e più approfondite, necessarie per avere un quadro migliore dell'effettiva attuazione a livello locale e regionale;
  • mancanza di chiarezza su come avverrà l’effettivo monitoraggio dei progressi compiuti a livello qualitativo in relazione agli investimenti e alle riforme nazionali a lungo termine, e modalità di coinvolgimento degli enti locali e regionali nel relativo processo;
  • assenza di elementi valutativi della governance dei Pnrr e dei relativi processi;
  • mancata valutazione delle sinergie e dei rischi di sovrapposizione con altre fonti di finanziamento dell'Ue;
  • mancata valutazione dell'effettivo contributo alla coesione, nonostante tale contributo costituisca la base giuridica dei fondi dei Pnrr;
  • mancata valutazione dell’effettivo coinvolgimento degli enti locali e regionali.

Il Cdr concorda con talune enunciazioni di principio espresse dalla Commissione europea, quale il fatto che il successo del dispositivo di ripresa e resilienza dipenda dallo stretto coinvolgimento delle parti sociali, della società civile, degli enti locali e regionali e delle organizzazioni non governative, precisando però che citarli collettivamente, spesso con il termine generico "portatori di interessi", non è sufficiente, precisando che un’attuazione democratica ed efficiente sotto il profilo dei costi dovrebbe andare di pari passo con la piena applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità sanciti dal Trattato sull'Unione europea.

Il Cdr riporta i risultati della propria indagine da cui risulta che solo un ente locale o regionale su dieci è stato coinvolto pienamente (1%) o parzialmente (9%) nell'elaborazione dei Pnrr, e ciò sebbene gli enti locali e regionali siano responsabili del 53% degli investimenti pubblici nell'Ue e abbiano competenze fondamentali nell'attuazione delle politiche relative ai sei pilastri dei Pnrr.

In sintesi il Cdr deplora il fatto che nella maggior parte degli Stati membri l'elaborazione dei Pnrr è stata un processo dall'alto verso il basso, comportando un rischio di centralizzazione di importanti investimenti pubblici, compromettendo la dimensione territoriale dell’Ue, con impatto negativo potenziale sulle diseguaglianze territoriali: le regioni che erano già in ritardo di sviluppo prima dello scoppio della pandemia rischiano così di subire un divario ancora maggiore in termini di occupazione, livello di istruzione, sostegno alle imprese, digitalizzazione, mobilità o in altri settori di intervento fondamentali.

Alla luce degli attuali insegnamenti tratti dall'attuazione dei Pnrr, il Cdr propone alcune indicazioni di riforma del semestre europeo valutato quale esercizio eccessivamente centralizzato, imposto dall'alto e non adatto a essere utilizzato come base per dare priorità alla distribuzione dei fondi in modo obiettivo e trasparente in stretta collaborazione con gli enti locali e regionali. Per il Cdr le riforme proposte rappresenterebbero anche uno strumento efficace  per i futuri programmi dell'Ue e per gli obiettivi a lungo termine dell'Unione, nel contesto del pacchetto "Pronti per il 55 %", della transizione digitale, della realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030 o del conseguimento della neutralità climatica entro il 2050.

Il Cdr richiama la necessità di un'interazione e un coordinamento continui tra la politica di coesione, gli altri finanziamenti dell'Ue e i fondi del dispositivo di ripresa e resilienza, e chiede alla Commissione europea di presentare orientamenti più rigorosi agli Stati membri e l’incoraggiamento a riferire in dettaglio, nei loro programmi nazionali di riforma (Pnr) annuali, in merito alle consultazioni con gli enti locali e regionali e le parti interessate.   Rinnova nel contesto la sua richiesta, espressa in precedenti pareri (come nel parere sull’attuazione dell’Agenda 2030 assunto nella stessa sessione), di un codice di condotta per il coinvolgimento degli enti locali e regionali nel quadro del semestre europeo.

 

Conclusioni del Consiglio europeo del 9 febbraio - politiche sui migranti 

Il 9 febbraio si è tenuta la riunione straordinaria del Consiglio europeo che ha trattato in particolare i temi del sostegno all'indipendenza, sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina,  le prospettive dell’economia dell’Ue di fronte alla nuova realtà geopolitica con richiamo nel contesto dell’appena presentato piano industriale dell’Ue per il Green Deal per l’era delle zero emissioni nette, e nuove indicazioni politiche in risposta alle criticità dei fenomeni migratori verso l’Ue.

Su quest’ultimo punto, il Consiglio ha valutato l'attuazione delle sue precedenti conclusioni, finalizzate allo sviluppo di un approccio globale alla migrazione che combini il rafforzamento dell'azione esterna, un controllo più efficace delle frontiere esterne dell'Ue e la dimensione interna, nel rispetto del diritto internazionale, dei principi e dei valori dell'Ue, nonché della tutela dei diritti fondamentali.

Nelle nuove conclusioni assunte, valuta necessario il rafforzamento e l'accelerazione di misure operative immediate con il rafforzamento dell’azione esterna con piani d’azione sulle rotte balcanica e del mediterraneo, maggior dialogo con i Paesi di origine e di transito e rafforzamento della cooperazione con le organizzazioni internazionali (Oim e Unhcr), prevenzione dei flussi irregolari, smantellamento del modello di attività dei trafficanti, aumento dei rimpatri.

Nel quadro del coordinamento tra Stati membri, il Consiglio chiede il rafforzamento della cooperazione in materia di rimpatrio e riammissione con riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio tra diversi Stati membri, misure restrittive in materia di visti nei confronti dei Paesi terzi che non cooperano sui rimpatri.

Una parte specifica delle Conclusioni riguarda il controllo delle frontiere esterne dell’Ue, in cui tra le misure chiede alla Commissione di mobilitare immediatamente ingenti fondi e mezzi dell'Ue per sostenere gli Stati membri nel rafforzamento delle capacità e delle infrastrutture di protezione delle frontiere, dei mezzi di sorveglianza — compresa la sorveglianza aerea — e delle attrezzature.

Riconoscendo le specificità delle frontiere marittime per la salvaguardia delle vite umane, il Consiglio sottolinea la necessità di una cooperazione rafforzata in ordine alle attività di ricerca e soccorso.

Guarda la rassegna dal 6 al 12 febbraio

 

di Luigi Di Marco

martedì 14 febbraio 2023

Aderenti

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