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Approfondimenti

Trattori e Comunità energetiche: dal campo alla forchetta, attraverso la rete elettrica

di Vanni Rinaldi, giornalista ed esperto ASviS

Dalle paure per le grandi transizioni che hanno alimentato le proteste dei trattori a una scommessa per un nuovo patto tra agricoltori e consumatori, basato sulla auto-produzione e la condivisione di energia rinnovabile in cambio di prodotti agricoli.

21 marzo 2024

La recente protesta dei trattori ha mostrato, oltre alle grandi difficoltà, anche le contraddizioni che attraversano le diverse anime dell’agricoltura italiana ed europea. La posizione emersa come maggioritaria è sicuramente quella più conservatrice legata al modello “assistenzialista”, divenuto predominante nei lunghi decenni della Politica agricola comune (Pac) e cresciuto ulteriormente a causa dei sussidi nazionali usati come correttivo alla diminuzione di quelli europei.

Però c’è stata anche una piccola, ma significativa, presenza di agricoltori più sensibili ai temi della sostenibilità ambientale e produttiva.

Al di là delle differenze in tutti ha prevalso il senso di incertezza e paura legato alle conseguenze dei grandi cambiamenti in atto. Da quello climatico a quello tecnologico, a quello industriale e a quello della globalizzazione. Quindi più che a nuove lotte di classe tra contadini e proprietari terrieri, o tra braccianti e latifondisti per la conquista delle terre incolte, abbiamo assistito ad una rabbia populista alimentata dalla paura verso il futuro.

Ma perché tanta confusione e rabbia?

Oggi i contadini, ma non solo loro, si trovano alla fine di una lunga catena di contraddizioni e conflitti di interesse che sono il risultato delle politiche legate ai modelli tecnologici ed economici del passato. Le transizioni in atto sono tutte interconnesse, da quella energetica a quella climatica per finire a quella digitale e demografica, e accompagnando il passaggio da un modello ad un altro, fanno emergere violentemente le contraddizioni e i conflitti di interesse.

Come quello sul prezzo dell’energia, che viene affrontato dai governi continuando a sovvenzionare i prezzi delle fonti fossili che sono la causa principale dei cambiamenti climatici, e che colpiscono in primo luogo proprio le produzioni agricole. O come le manifeste avversioni degli agricoltori ai limiti all’uso della chimica sui prodotti agricoli, a cui si contrappone però la guerra all’innovazione tecnologica per esempio alla genomica agricola. Per non dire della lotta senza quartiere alla globalizzazione, da cui però dipendono non solo i prezzi dei prodotti agricoli importati, ma anche quelli dei fertilizzanti o dei nuovi macchinari. Se si vuole arrestare la paura e far avanzare il cambiamento necessario, bisogna quindi capire e dare risposte a tutte queste problematicità, non dimenticando che per tutte le transizioni in corso la regola è sempre la stessa: governare o essere governati dal cambiamento.  

Ecco perché il modello dell’energia auto-prodotta e condivisa tra i partecipanti, proposto dalle Comunità energetiche rinnovabili (Cer), può essere oggi in Italia un grande laboratorio per governare la transizione energetica e le tensioni che ne derivano per il mondo agricolo.

Infatti, lo scambio mutualistico di energia tra agricoltori e consumatori, partecipanti alle Cer, getterebbe le basi per la creazione di un ecosistema virtuoso dove la sovrapproduzione energetica dei cittadini potrebbe essere utilizzata dagli agricoltori, scambiandola direttamente con i loro prodotti agricoli. Si tratterebbe di connettere nella rete delle Comunità energetiche quegli oltre sei milioni di consumatori che già oggi comprano prodotti agricoli direttamente dai produttori attraverso, per esempio, i Gruppi di acquisto solidali (Gas), ottimizzando il loro rapporto attraverso lo scambio di energia rinnovabile, riducendo i costi per tutti, e creando così nuove forme di economia circolare e solidale tra agricoltori e consumatori.

Spostarsi da un modello energetico verticale a filiera lunga a un modello orizzontale a filiera corta come quello proposto dalle Cer, può essere per gli agricoltori italiani una chiave di volta non solo per diminuire il costo dell’energia, ma anche per creare maggiore sicurezza grazie alla autosufficienza energetica e infine ridurre i danni ambientali. Si tratta di un grande cambiamento di paradigma per il mondo agricolo, con una partecipazione più responsabile delle comunità, che si trasformerebbe in un importante vantaggio competitivo per un’agricoltura moderna, anche di piccole dimensioni. La auto-produzione di energia rinnovabile a basso costo, grazie anche agli incentivi pubblici, può inoltre favorire lo sviluppo sostenibile di tutta la filiera collegata, aiutando per esempio lo sviluppo locale di attività di stoccaggio e trasformazione di prodotti agricoli, come pure le attività di trasporto con veicoli elettrici verso i mercati di prossimità e vicinanza.

Insomma, un patto basato su uno spirito popolare, e non populista, tra consumatori e agricoltori per aggiornare tutti insieme lo slogan dell’Unione europea: “Dal campo alla forchetta, attraverso la rete elettrica”.  

 


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