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L'8 agosto esaurite tutte le risorse naturali della Terra, lo studio del Global Footprint Network

La quantità di Co2 immessa nell'atmosfera dall'uomo è maggiore della capacità degli oceani e delle foreste di riassorbirla, così come la pesca e lo sfruttamento delle foreste sono superiori alla velocità in cui la natura è in grado di rigenerarle.

L'8 agosto è la data in cui ogni anno simbolicamente si esaurisce la Terra, almeno dal punto di vista delle risorse a disposizione dell'uomo.
E' a partire da questo giorno infatti che l'umanità del globo terrestre, in relazione ai consumi e alla quantità di anidride carbonica prodotta, consuma dall'inizio dell'anno le risorse naturali che dovrebbero bastare per 12 mesi. A ricordare la necessità di invertire questa tendenza nel giorno del sovrasfruttamento della Terra (Earth Overshoot Day) è Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che studia il modo in cui il mondo gestisce i propri stili di vita e reagisce ai cambiamenti climatici .

La quantità di Co2 immessa nell'atmosfera dall'uomo è dunque maggiore della capacità degli oceani e delle foreste di riassorbirla, così come la pesca della fauna ittica e lo sfruttamento delle foreste sono di gran lunga superiori alla velocità in cui la natura è in grado di rigenerarle.
Fondamentale sottolineare come questa data continua drammaticamente ad essere anticipata.
Solo un anno fa, nel 2015, il superamento dei consumi umani sulla rigenerazione naturale, avveniva il 13 agosto, mentre nel 2000 era a fine settembre. L'impegno globale dei Paesi che hanno firmato gli accordi di Parigi impone che l'impronta ecologica dovuta alle emissioni di carbonio debba calare gradualmente fin quasi a zero entro il 2050.

Una buona notizia da registrare è però che la velocità con cui la data dell’Earth Overshoot Day viene anticipata è scesa in media di un giorno all'anno negli ultimi 5 anni, rispetto ai tre giorni che in media si contavano  nei primi anni 1970, quando è iniziato il sovrasfruttamento. A crescere maggiormente è la componente delle emissioni di carbonio: l’impronta ricollegabile ad esse forma il 60% della domanda di risorse naturali.

“Serve un nuovo modo di vivere che porterà molti vantaggi ma richiederà anche impegno”, spiega Mathis Wackernagel, co-fondatore e Ceo di Global Footprint Network, “Per fortuna tutto ciò è attuabile con le tecnologie disponibili ed é economicamente vantaggioso. Si stimoleranno settori emergenti come le energie rinnovabili. Paradossalmente la risorsa di cui abbiamo più bisogno è la volontà politica”, conclude Wackernagel.

Alcuni Paesi hanno già intrapreso politiche in questo senso: il Costa Rica, che ha generato il 97 % del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili nel corso dei primi tre mesi del 2016, o il Portogallo, la Germania e la Gran Bretagna, che hanno mostrato un'elevata capacità di produrre energia rinnovabile, o ancora la Cina, dove il governo ha messo a punto un piano per ridurre del 50% il consumo di carne dei suoi cittadini, per abbassare di un miliardo di tonnellate entro il 2030 le emissioni di biossido di carbonio.

di Elis Viettone

lunedì 08 agosto 2016
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