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Sono catastrofi ma anche possibilità: le estinzioni ora in mostra al Museo della scienza di Trento

Inaugurata l'esposizione “Estinzioni: un racconto che parla di catastrofi e grandi sfide”, in collaborazione con il Miur e patrocinata dall'ASviS: una sezione dedicata al ruolo dell'uomo nella scomparsa di molte specie e la necessità di modelli di sviluppo più sostenibili.

Sono catastrofi ma anche possibilità: così il fenomeno delle estinzioni viene presentato nella mostra in corso al Muse, Museo della scienza di Trento, che ha come oggetto proprio la fine di animali e piante che nel passato hanno popolato il nostro Pianeta.
Inaugurata sabato 16 luglio, l'esposizione “Estinzioni: un racconto che parla di catastrofi e grandi sfide”, in collaborazione con il Miur e patrocinata anche dall'ASviS, Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, è un racconto a più voci che coinvolge scienza, società, storia, paleontologia, biologia attraverso rari reperti provenienti dai poli museali di tutto il Paese, come l'imponente scheletro di un dinosauro sauropode, installazioni multimediali, video e animazioni, interviste e spazi interattivi.

Il percorso si snoda attorno alle cinque grandi estinzioni avvenute negli ultimi 500 milioni di anni, con una particolare riflessione sulla sesta, quella antropogenica che stiamo vivendo oggi, scaturita da una crisi ecologica globale di cui siamo tutti protagonisti. Tra le specie che possiamo relegare ormai ai tempi antichi, il mammuth, il bisonte delle steppe e la tigre dai denti a sciabola o, in epoche più recenti, il quagga, lo scinco gigante, il dodo, il tilacino, gli uccelli-elefante neozelandesi e il chiurlottello, l'uccello europeo a maggiore rischio di estinzione o forse già scomparso.

Massimo Bernardi, primo curatore sottolinea: “Non possiamo fare un confronto in termini assoluti con le grandi estinzioni di massa, che hanno annientato il 75% o più della biodiversità, ma il tasso delle specie che vanno perdute ogni anno è paragonabile a quelli del passato”.
Fra i documenti inediti, anche il filmato dell'intervento di Severn Cullis-Suzuki, la bambina, divenuta oggi un’attivista ambientale, che nel 1992 stupì il mondo con le sue parole all’Onu in difesa del futuro del pianeta.

A colpire non è solo la progressiva sparizione di alcune specie di cui l'uomo è fondamentalmente responsabile ma anche le estinzioni di culture, lingue tradizioni. Grazie all’Istituto Living Tongues for Endangered Languages, vengono riprodotti anche canti e discorsi in kalmyk oirat, linguaggio ancora parlato tra Russia e Mongolia, in huilliche, dell’isola di Chiloé a Sud del Cile, e altre lingue uniche che sopravvivono solo in Papua Nuova Guinea.

Il senso della rassegna vuole essere propositivo e stimolare una riflessione sull'uomo e i suoi comportamenti in relazione all'utilizzo delle risorse naturali della Terra, mostrando la necessità di ripensare e mettere in atto modi di vivere più sostenibili, anche con l'aiuto di tecnologia e scienza.
Ecco perché anche l'ASviS ha voluto abbracciare l'iniziativa, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, che nei Goal 13, “Lotta contro il cambiamento climatico”, Goal 14  “Flora e fauna acquatica”, e Goal 15 “Flora e fauna terrestre”, ricordano come dalla tutela degli ecosistemi passi anche un futuro possibile per tutti.

di Elis Viettone

lunedì 18 luglio 2016
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