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L’agenda globale per lo sviluppo: una sfida per il mondo, l’Europa, l’Italia

L’approvazione da parte delle Nazioni Unite dell’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile e dei relativi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs nell'acronimo inglese), da raggiungere entro il 2030, rappresenta un evento storico da più punti di vista. Infatti:

  • è stato espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. In questo modo viene superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e si afferma una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo;
  • tutti i paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero sostenibile, senza più distinzione tra paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo, anche se evidentemente le problematiche possono essere diverse a seconda del livello di sviluppo conseguito. Ciò vuol dire che ogni paese deve impegnarsi a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile che consenta di raggiungere gli SDGs, rendicontando sui risultati conseguiti all’interno di un processo coordinato dall’ONU;
  • l’attuazione dell’Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura. 

“The new agenda is a promise by leaders to all people everywhere. It is an agenda for people, to end poverty in all its forms – an agenda for the planet, our common home” (Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite)

Il processo di cambiamento del modello di sviluppo verrà monitorato attraverso un complesso sistema basato su 17 obiettivi, 169 target e oltre 200 indicatori. Sarà rispetto a tali parametri che ciascun paese verrà valutato periodicamente in sede ONU e dalle opinioni pubbliche nazionali e internazionali.

Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs)

Goal 1: Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

Goal 2: Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

Goal 3: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

Goal 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti

Goal 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze

Goal 6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie

Goal 7: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni

Goal 8: Incentivare una crescita economica, duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti

Goal 9: Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile

Goal 10: Ridurre le disuguaglianze all'interno e fra le Nazioni

Goal 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili

Goal 12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

Goal 13: Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le sue conseguenze

Goal 14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

Goal 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

Goal 16: Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l'accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficaci, responsabili e inclusivi a tutti i livelli

Goal 17: Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

Per un elenco completo degli Obiettivi e dei traguardi cliccate qui

Le implicazioni per l'Europa e per l'Italia

L’Unione europea (UE) ha partecipato in maniera molto attiva e propositiva all’intero processo negoziale che ha portato all’adozione dell’Agenda 2030 e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs nell'acronimo inglese), fin dalla fase preparatoria della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile del 2012 (Rio +20), nella quale è stato adottato il documento “Il futuro che vogliamo” (The Future We Want) e avviato il negoziato per la definizione dell’Agenda e degli SDGs.

Anche l’Italia ha svolto un ruolo di primissimo piano in tutte le fasi del negoziato ONU che ha portato all’adozione dell’Agenda 2030 e degli SDGs, con al vice-presidenza del Comitato preparatorio della Conferenza Rio+20, prendendo parte al Gruppo di Lavoro sugli SDGs e, infine, svolgendo, all’interno dell’UE, un’azione di leadership particolarmente efficace durante il semestre di presidenza (2° semestre 2014), che ha coinciso con una delle fasi più complesse del negoziato.

Il principio dello sviluppo sostenibile è presente nel quadro normativo comunitario fin dal Trattato di Amsterdam (art. 3) del 1997 ed è oggi inserito nel Trattato di Lisbona (art. 3), entrato in vigore il 1° dicembre 2009, che costituisce attualmente la carta fondamentale dell’Unione europea.

Nel giugno 2001 il Consiglio europeo riunito a Göteborg (Svezia) ha adottato, su proposta della Commissione europea, e dando seguito alla richiamata norma del Trattato di Amsterdam, la Strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile (EUSDS), piano a lungo termine volto a conciliare le politiche in materia di sviluppo sostenibile nelle dimensioni economica, sociale e ambientale, nella prospettiva di migliorare in maniera sostenibile il benessere e le condizioni di vita delle generazioni presenti e future. Tale Strategia è stata sottoposta a revisione nel 2006 ed è oggetto di monitoraggio sistematico da parte di Eurostat attraverso un set di indicatori appositamente predisposto (SDI – Sustainable Development Indicators). L’ultimo rapporto di monitoraggio della Strategia è stato pubblicato nel settembre del 2015 (Sustainable development in the European Union — 2015 monitoring report of the EU Sustainable Development Strategy).

Dal 2010, inoltre, l’Unione europea si è dotata di un quadro strategico decennale per la crescita e l’occupazione (Strategia “Europa 2020”) basata su tre priorità tra loro reciprocamente interconnesse:

·         crescita intelligente, mediante lo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza, la ricerca e l’innovazione;

·         crescita sostenibile, ossia più efficiente nell’uso delle risorse, più “verde” e più competitiva;

·         crescita inclusiva, che promuova politiche per l’occupazione e la riduzione della povertà.

Più di recente, durante il processo negoziale per l’adozione dell’Agenda 2030 e degli SDGs, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato due documenti di “conclusioni politiche”, il 25 giugno 2013 (EU Council Conclusions on the Overarching Post 2015 Agenda) e il 16 dicembre 2014, durante la presidenza italiana (Un'agenda post 2015 trasformativa – Conclusioni del Consiglio).

Va però riconosciuto che, con la crisi finanziaria ed economica iniziata nel 2008, la priorità è divenuta quella di assicurare la sostenibilità finanziaria delle economie europee, anche a costo di rigorose politiche di austerity, di far ripartire la crescita economica e di riassorbire la disoccupazione. La nuova Commissione Europea ha riflesso questo cambiamento di prospettiva, definendo, nell’estate del 2014, priorità in linea con le preferenze degli Stati Membri e del Parlamento Europeo. Anche l’Italia ha subito un simile cambiamento, con un’attenzione focalizzata soprattutto sulle questioni economiche e sociali ed un’agenda ambientale meno ambiziosa.

L’adozione della nuova Agenda 2030 e degli SDGs pone perciò l’Unione europea e l’Italia di fronte a molteplici sfide di grande complessità, che tuttavia possono rappresentare al tempo stesso una decisiva opportunità per definire un nuovo quadro di politiche e di riforme di ampio respiro nel breve e nel medio-lungo periodo e mantenere così il profilo di impegno e di leadership rivestito lungo tutto il processo negoziale.

Per l’Unione europea il problema principale è quello di decidere come integrare i nuovi obblighi assunti in sede ONU con la revisione della Strategia “Europa 2020”. Il Programma di lavoro 2016 della Commissione Europea ha posto chiaramente questo obiettivo e ci si aspetta che, nel corso del primo semestre di quest'anno, la Commissione avanzi una proposta, da discutere poi con gli Stati Membri. Questi ultimi, a loro volta, devono decidere come integrare gli SDGs nei propri programmi a breve e medio termine, così da evitare la coesistenza di agende differenti e incoerenti, nonché il rischio che le esigenze politiche di breve termine diventino sistematicamente prioritarie, spingendo all’adozione di interventi che aumentano i costi nel medio-lungo termine, richiedendo aggiustamenti ancora più difficili da realizzare sul piano politico, ancorché ritardati nel tempo.

Nel nostro Paese, dopo l’adozione della “Strategia d'azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia” approvata nel’agosto del 2002 con la deliberazione del CIPE n. 57 (ma mai dotata degli strumenti attuativi che pure vi erano indicati), solo recentemente è stato definito un quadro giuridico e normativo preciso riguardo allo sviluppo sostenibile. Il 2 febbraio 2016, infatti, è entrata in vigore la legge 28 dicembre 2015, n. 221 che all’articolo 3 prevede che “2. In sede di prima attuazione delle disposizioni di cui  al  comma 1, l'aggiornamento della  Strategia  nazionale per  lo sviluppo sostenibile, integrata con un apposito capitolo che considera gli aspetti inerenti alla «crescita blu» del contesto marino, è effettuato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge”. Tale obbligo era peraltro già stato demandato al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare con il Regolamento approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 luglio 2014, n. 142 (art. 9, comma 1a).

Gli obblighi previsti dal monitoraggio dell’Agenda 2030 e il ruolo della società civile

Il Rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite pubblicato il 15 gennaio 2016 contiene una proposta, da discutere nell’ambito dell’Assemblea Generale, per effettuare il monitoraggio degli impegni assunti dagli Stati Membri con l’Agenda 2030 e gli SDGs. La proposta è finalizzata, in primo luogo, a favorire l’attuazione dell’Agenda a livello nazionale e il coordinamento delle iniziative che verranno assunte dalle varie organizzazioni internazionali.

Il luogo deputato al monitoraggio dell’Agenda è il cosiddetto High Level Political Forum (HLPF), il quale si riunisce annualmente sotto l’egida del Comitato Economico e Sociale (ECOSOC) dell’ONU, mentre ogni quattro anni la riunione si svolge sotto l’egida dell’Assemblea Generale (GA). Le riunion annuali si tengono a livello di ministri, mentre quelle quadriennali a livello di Capi di Stato e di Governo.

Il compito dell’HLPF è quello di valutare i progressi, i risultati e le sfide rilevanti per tutti i paesi, nonché di assicurare che l’Agenda resti “rilevante ed ambiziosa”. Per fare ciò verranno utilizzati diversi strumenti, quali il “Rapporto Globale sullo Sviluppo Sostenibile”, il Rapporto sui progressi verso gli SDGs e le valutazioni delle pratiche nazionali, da condurre su base volontaria.

Il Segretario Generale propone diversi approcci per la definizione dei temi su cui il Forum si dovrà concentrare annualmente, i quali dovranno, in ogni caso, affrontare in modo trasversale le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile (economico, sociale e ambientale), ponendo però sempre attenzione al goal 17, quello relativo ai mezzi per l’attuazione dell’Agenda. Gli indicatori giocheranno un ruolo cruciale nelle valutazioni annuali, e soprattutto in quella quadriennale. Analisi dei problemi, delle sfide e dei progressi verranno svolte anche a livello regionale, attraverso le Commissioni regionali dell’ONU, o altri organismi rilevanti.   

Il Rapporto sottolinea ripetutamente il ruolo degli stakeholders e della società civile nel processo di analisi e valutazione delle politiche e dell’avvicinamento agli SDGs. In questa prospettiva, l’HLPF dovrebbe anche valorizzare le più interessanti esperienze nazionali di coinvolgimento della società civile, soprattutto al fine di disegnare ed attuare in modo integrato le politiche settoriali. Tale partecipazione dovrebbe realizzarsi anche nell’ambito di altre sedi dell’ONU di carattere intergovernativo.

D’altra parte, le organizzazioni della società civile sono invitate ad annunciare in modo esplicito i propri impegni nei confronti dell’attuazione dell’Agenda e il conseguimento degli SDGs, indicando obiettivi concreti e misurabili.

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