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Aumentano i fondi internazionali, ma oltre la metà degli appelli di aiuto rimane scoperta

Nel 2015, i fondi per gli aiuti umanitari a livello internazionale hanno raggiunto i 28 miliardi di dollari, ma solo il 45% delle richieste contenute negli appelli lanciati dalle agenzie delle Nazioni Unite è stato soddisfatto.

Il livello di risposta umanitaria internazionale ha raggiunto la cifra di 28 miliardi di dollari nel 2015, in aumento del 12 per cento rispetto al 2014. Si tratta del terzo anno di seguito in cui si ha un aumento della spesa complessiva. Tuttavia, nonostante i livelli record di finanziamento del 2015, solo il 45% dei fondi richiesti dall’Onu sono stati stanziati. Inoltre, sebbene le quantità richieste dall’Onu siano diminuite di 0,6 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente, l’ammontare conferito in risposta alle richieste è calato di 1,6 miliardi di dollari. 

Questi sono alcuni dei dati comunicati dal Global Humanitarian Assistance, organizzazione di ricercatori e analisti che ha anticipato alcune delle informazioni che verranno pubblicate a fine giugno nel loro rapporto annuale sulla situazione della risposta umanitaria internazionale in termini finanziari.

Dai dati forniti in anticipo su Development Initiatives, emerge che la cifra complessiva spesa per gli aiuti umanitari nel 2015 è pervenuta principalmente dai governi (21,8 miliardi di dollari rispetto ai 19,6, con un aumento di quasi l’11%), mentre i finanziamenti privati sono ammontati a 6,2 miliardi di dollari, anch'essi in aumento del 13% (da 5,5 miliardi di dollari a 6,2).

Quanto ai paesi destinatari degli aiuti umanitari, esiste un forte divario tra le esigenze soddisfatte. Il paese che ha ricevuto la maggior parte dei finanziamenti, soddisfacendo il 74% dei propri bisogni, è l’Iraq. Viceversa, il paese che ha ricevuto la minore quantità di fondi, andando incontro solo al 5% delle proprie esigenze, è il Gambia. Il divario ammonta quindi a 69 punti percentuali. Per quel che riguarda le aree geografiche, si è registrato un notevole aumento dell’assistenza umanitaria nella zona che si estende dal Medio Oriente al Nord del Sahara, che ha raggiunto nel 2015 i 2,4 miliardi di dollari rispetto ai 0,4 del 2011.

I dati relativi al rapporto di fine giugno fanno riferimento anche allo stretto rapporto tra povertà e vulnerabilità a crisi. Sono 677 milioni le persone in estrema povertà vulnerabili a crisi. 677 milioni che rischiano di essere lasciati indietro, contrariamente al principio “no one is left behind” dell’Agenda 2030. I tentativi di sradicare la povertà rimangono strettamente correlati alle crisi umanitarie, con il 76% di coloro che vivono in estrema povertà che si trovano in Paesi vulnerabili a livello ambientale (284 milioni), fragili a livello politico (283 milioni) o che presentano entrambe le condizioni (110 milioni).

 

di Flavia Belladonna
 

lunedì 20 giugno 2016
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