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Conclusioni del World Humanitarian Summit: l’impegno per un’Agenda per l’umanità

Novemila partecipanti per il primo World Humanitarian Summit, che si è concluso il 24 maggio a Istanbul, alla ricerca di un approccio nuovo per affrontare i problemi di 130 milioni di persone che vivono in condizione di vulnerabilità. Ban Ki-moon: “abbiamo cinque priorità”.

A febbraio di quest’anno il Segretario Generale ha lanciato il rapporto One humanity: shared responsibility nel quale venivano individuate le priorità nel campo dell’intervento umanitario e si invitavano gli stati membri, le Nazioni Unite, le organizzazioni umanitarie e tutti gli attori rilevanti del settore ad aderire al primo World Humanitarian Summit per discutere delle strategie da implementare per far fronte alle importanti e differenti crisi che affliggono milioni di persone nel mondo.

Sono state, infatti, 125 milioni le persone ad aver avuto necessità di assistenza umanitaria nel solo 2015; di queste, 60 milioni quelle che hanno dovuto abbandonare forzatamente le loro case, 37 i paesi interessati e 20 miliardi di dollari le risorse impiegate per far fronte alle varie crisi.

Lotte civili, conflitti, disastri naturali, cambiamento climatico sono le principali cause di questa sofferenza nel mondo e il loro trattamento richiede sempre maggiori ma anche più certe risorse finanziarie.

Sul modello, dunque, dei processi che hanno portato alla sottoscrizione dell’Agenda 2030 e della COP21, il Segretario Generale ha lanciato un’iniziativa – il World Humanitarian Summit – per sviluppare un’Agenda per l’Umanità, che impegni la comunità internazionale a proteggere e garantire sin da subito la sicurezza, la dignità e il benessere umani.

Il Segretario Generale ha scelto di indicare cinque responsabilità fondamentali sulle quali agire nel nome della condivisa umanità che unisce tutti i paesi e popoli del mondo:

1.necessità di leadership politica per prevenire e porre fine ai conflitti

2.promuovere il rispetto delle norme che regolano i conflitti armati

3.non lasciare nessuno indietro

4.investire nell’eliminazione dei bisogni più che nell’elargizione di aiuto

5.investire politicamente e finanziariamente sulle categorie più vulnerabili

L’incontro ha coinvolto novemila partecipanti tra capi di stato, rappresentanti di organizzazioni umanitarie, settore privato e comunità afflitte da crisi di diverso tipo.

Il Summit, che si è concluso a Istanbul il 24 maggio, ha avuto il merito di portare all’attenzione della comunità internazionale la dimensione dei cambiamenti necessari per affrontare in maniera efficace le sfide in questione.

È emerso chiaramente come l’assistenza umanitaria da sola non possa né gestire adeguatamente né risolvere in maniera sostenibile i bisogni di circa 130 milioni di persone in situazione di vulnerabilità e quindi a rischio di non vedersi garantiti anche i più elementari diritti umani, la possibilità di condurre un’esistenza serena e dignitosa.

Un approccio nuovo e coerente si rende sempre più necessario, un approccio che sia in grado di affrontare le cause dei problemi, aumentando la diplomazia politica per prevenire e risolvere i conflitti e intrecciando gli sforzi di politiche umanitarie, di sviluppo e di peace-building.

Il Summit è stato particolarmente vivace e ha prodotto una serie di impegni e iniziative su tutte e cinque le priorità evidenziate da Ban Ki-moon.

Gli impegni presi durante il Summit avranno indirettamente un peso importante anche nel raggiungimento degli obiettivi fissati nell’Agenda 2030, nel Sendai Framework for Disaster Risk Reduction, nell’Addis Ababa Action Agenda e nella COP21.

A rappresentare l’Italia il vice ministro degli Esteri Mario Giro, che, oltre a sottolineare gli sforzi del nostro paese nella gestione della crisi dei migranti e dei rifugiati, ha affermato, in un’intervista rilasciata all’Ansa, l’intenzione di continuare a sostenere finanziariamente gli sforzi internazionali per la gestione delle crisi umanitarie.

Ora, ovviamente, resta da vedere se la comunità internazionale saprà tener fede alle dichiarazioni e gli impegni di questi giorni. Nel frattempo, sarà creata una piattaforma per registrare le azioni che verranno intraprese da qui in avant; a settembre Ban riferirà all’Assemblea Generale sui risultati del Summit e verrà predisposta la redazione di un rapporto di aggiornamento annuale sui progressi compiuti nel tempo.

Come affermato dal Segretario Generale nel resoconto pubblicato a margine del Summit, “questo è un punto di partenza per agire, ma ci deve essere anche una destinazione – un punto dove l’azione collettiva avrà aiutato a trasformare le vite di milioni di persone in tutto il mondo.”

Visita il sito del World Humanitarian Summit

Leggi One humanity: shared responsibility

Leggi il Chair’s Summary

 

di Matteo Mancini

 

martedì 31 maggio 2016
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