per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

“Sostenibilità, uno spadone per affrontare la crisi”

Il convegno dell’ASviS del 30 maggio ha raccolto testimonianze importanti sui lavori in corso per rispettare l’Agenda 2030 dell’Onu, ma ha anche messo in evidenza la necessità che il dibattito pubblico compia un salto di qualità.

Il problema è stato ben messo a fuoco da Lucia Annunziata: “La sostenibilità non si risolve in una serie di storie carine, ma deve essere uno spadone per affrontare la crisi”. Il concetto di crescita sostenibile e il contributo dei diversi soggetti sono stati infatti al centro del convegno “Italia 2030 – Governo, imprese e società civile di fronte alla sfida dello sviluppo sostenibile” che si è svolto lunedì 30 maggio all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Per l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), che lo ha organizzato, si è trattato di una importante occasione di confronto meno di due mesi dopo il lancio ufficiale avvenuto l’11 marzo alla Camera dei deputati. Il Portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini ha ricordato le proposte che l’Alleanza ha già presentato al governo, per l’elaborazione di una strategia pubblica in linea con gli impegni dell’Agenda 2030 dell’Onu che l’Italia ha sottoscritto nel settembre scorso, e al Parlamento, per l’avvio di una indagine conoscitiva sul conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – Sdgs) e per l’approvazione di una legge sull’obbligo di valutazione ex ante delle politiche alla luce degli Sdgs.

Le sollecitazioni dell’ASviS, però, si rivolgono anche ai media, per una campagna di informazione che duri nel tempo e metta pressione sui decisori, e alle imprese per un impegno concreto in linea con quello indicato dalle loro associazioni internazionali. Nella sua presentazione, Giovannini ha elencato le iniziative avviate dall’Alleanza: le proposte già presentate e i gruppi di lavoro già all’opera.

Nel corso della tavola rotonda conclusiva moderata dal direttore di Huffington Post Italy Lucia Annunziata, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini ha ribadito che la politica non deve solo affrontare la questione ambientale, ma anche quella della sostenibilità sociale, e ha ammonito sui rischi che si possono correre: che i discorsi sulla sostenibilità si risolvano “in un mix da concorso di bellezza” e che nel passaggio “da enunciazioni troppo generiche all’eccesso di concretezza burocratica dei faldoni polverosi” si perda la visione degli obiettivi.

Per scongiurare queste eventualità Nannicini ha auspicato un salto di qualità nel dibattito pubblico, con quattro proposte. Innanzitutto, una migliore conoscenza dei fatti, perché c’è una evidente sconnessione tra la percezione dell’urgenza dei problemi e l’informazione su quanto si sta facendo. In secondo luogo, l’importanza del monitoraggio e della valutazione degli effetti, attraverso un apparato conoscitivo adeguato: “È necessario mettere tutti intorno a un tavolo per definire un set di indicatori condivisi e valutabili nel tempo”.

In terzo luogo, è necessario coinvolgere una pluralità di soggetti, perché obiettivi  di questa portata non possono essere raggiunti delegando solo alla politica il compito di perseguirli. Infine, è necessario spostare l’attenzione dagli obiettivi agli strumenti, per fare quello che è mancato nella precedente esperienza dei Millennium development goals (gli obiettivi dell’Onu per il quindicennio 2001-2015): una metodologia per capire come le pratiche migliori possano diventare sistema.

Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha sottolineato che non può esserci politica di sostenibilità senza progettazione e programmazione. “Se lasciamo fare al libero mercato si contrabbanda per sostenibilità il luogo del maggior profitto”. Camusso ha citato tre esempi, a cominciare dalla salute, uno degli obiettivi fondamentali nel sistema degli Sdgs: se nove milioni di persone in Italia hanno perso il diritto di accesso al Sistema sanitario nazionale, non si può certo parlare di una politica sanitaria sostenibile. C’è poi la precarietà: “Il voucher è sostenibile? Il lavoro povero che non garantisce la sopravvivenza è sostenibile? C’è una dualità tra chi è nel cuore delle trasformazioni tecnologiche e tutte le altre persone nel resto del mondo, condannate a lavori precari e parcellizzati”. Se poi si parla di diseguaglianze, ha detto ancora Camusso, bisogna lavorare con lo sguardo al medio e lungo termine: “mettere tutti i bambini in condizione di opportunità con una istruzione adeguata è molto più efficace di un bonus bebè”.

Nel corso della stessa tavola rotonda sono intervenuti anche Giovanna Melandri, presidente del Social Impact Agenda  per l’Italia, e Felice Scalvini, presidente di Assifero. Melandri si è soffermata sul concetto degli investimenti a impatto sociale per finanziare nuovi bisogni, laddove né il mercato né lo Stato riescono da soli a canalizzare gli interventi. Questi investimenti possono essere legati a un meccanismo di remunerazione parametrato ai risultati. Ha fatto l’esempio di Parigi, dove sono stati emessi local bonds per finanziare iniziative per i senzatetto.

Scalvini, sulla base dell’esperienza della sua organizzazione che riunisce fondazioni ed enti di erogazione, ha sollecitato una riflessione critica collettiva, perché spesso le strategie pubbliche non tengono conto delle evidenze acclarate sugli impatti economici di certe azioni: per esempio, gli interventi sulla primissima infanzia danno nel lungo termine risultati molto maggiori di quelli fatti sulle scuole superiori o sulla università. Attenzione però perché bisogna tenere conto delle specificità: molti stranieri si rifiutano di mandare i loro bambini agli asili nido e questo è un problema reale in città come Torino dove il 40% dei bambini ha genitori extracomunitari.

La cronaca della giornata si era aperta con il saluto di Tiziana d’Acchille direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma, nella sua qualità di “padrona di casa”, e del rettore di Tor Vergata Giuseppe Novelli, che ha ripreso la raccomandazione del segretario dell’Onu Ban Ki-moon di lavorare sulla generazione degli adolescenti, sottolineando anche l’importanza dell’università come luogo di fertilizzazione ai temi della sostenibilità.

Dopo la relazione di Giovannini, la prima tavola rotonda, moderata da Alessandra Galloni, global news editor di Thomson Reuters, ha presentato una serie di esperienze di aziende italiane nel campo della sostenibilità. Marco Frey, presidente della fondazione Global Compact che promuove la sostenibilità nel quadro della responsabilità sociale d’impresa, ha evidenziato come le aziende impegnate nella redazione di report di sostenibilità si impegnano su percorsi strategici in funzione degli Sdgs, tenendo conto delle diverse sensibilità degli stakeholders. Marcella Logli, direttrice della Fondazione Tim, ha presentato tra l’altro l’iniziativa “Il futuro è di tutti”, tre grandi aree progettuali per la crescita sostenibile del Paese: cultura digitale, tutela ambientale e innovazione sociale. Aldo Cristiano, direttore sostenibilità del gruppo Ferrero, si è soffermato sull’impegno alla sostenibilità nella fornitura dei materiali necessari alle produzioni del gruppo, a cominciare dall’olio di palma, e sul riciclo degli scarti, segnalando il problema globale della perdita d’interesse delle nuove generazioni verso l’agricoltura e il rischio per l’umanità, che già oggi consuma ogni anno le risorse di un Pianeta e mezzo, di arrivare nel 2050 a consumare annualmente 2,3 pianeti, determinando una situazione chiaramente insostenibile.

Pierluigi Stefanini, presidente del gruppo Unipol (e presidente dell’ASviS) ha ricordato che l’impegno alla sostenibilità può servire a mitigare gli impatti negativi che possono provenire dall’attività economica. “Le istituzioni riunite attorno all’Onu con l’Agenda 2030 stanno cercando di riequilibrare il peso delle grandi aggregazioni finanziarie globali. Noi stiamo vivendo una asimmetria, di fronte alla quale queste iniziative possono servire per ridurre l’aggressività globale e mettere in moto processi che ridiano fiducia alla democrazia”. Maurizio Beretta, Head of Identity and Communication dell’Unicredit, ha ricordato che il gruppo bancario è impegnato su 11 dei 17 Sdgs e si è soffermato tra l’altro sul nuovo insediamento di Milano, con i suoi vantaggi in termini di mobilità e di smart working.

Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso, ha presentato la campagna “Sostenibilità. Sobrietà. Solidarietà” che attraverso il sito CiRiesco.it  presenta una serie di decaloghi di buoni consigli di sostenibilità nel vivere quotidiano.

A conclusione del dibattito, Enrico Giovannini ha ricordato l’urgenza degli impegni di cui si è discusso: Nell’ambito degli Sdgs ci sono target “drammaticamente precisi” da raggiungere entro il 2020, come per esempio quello sui Neet, i giovani che non studiano e non lavorano. Anche per azzerare l’abbandono scolastico entro il 2030 o per dimezzare la povertà secondo gli standard nazionali, è necessario cominciare gli interventi da subito. Per questo, ha spiegato il portavoce dell’ASviS, “abbiamo chiesto ai candidati sindaci di impegnarsi sugli obiettivi che riguardano le loro città e insisteremo perché la sostenibilità sia un tema centrale nelle prossime elezioni politiche”. Intanto, ha aggiunto Giovannini, l’ASviS lavorerà per cambiare le norme e per disporre di misure adeguate: la nuova legge di contabilità prevede l’analisi dell’andamento del Paese misurato dagli indicatori di benessere adottati a livello internazionale: è richiesta anche una previsione per il prossimo triennio, sulla base delle misure previste per il raggiungimento degli obiettivi di politica economica. La Svezia ha già oggi un ministro per il Futuro, incaricato di valutare gli effetti di medio e lungo termine di ogni azione di governo.

Il programma completo

Il comunicato stampa dell'evento

La presentazione del portavoce dell'Alleanza Enrico Giovannini

 

di Donato Speroni

 

martedì 31 maggio 2016
#ASviS_News_Alleanza

Aderenti

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale