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Ocse: spesa per i rifugiati duplicata ma è vitale non sottrarre fondi agli aiuti umanitari

La cifra record del 2015 è di 1,5 milioni di richieste di asilo, un milione solo in Europa.  Il presidente della commissione dell'OCSE per l'aiuto allo sviluppo Solheim: “Il modo più efficace per evitare ulteriori crisi migratorie è di mantenere il flusso di aiuti, in particolare ai paesi più in difficoltà”

Nel 2015 sono stati spesi in totale 131,6 miliardi di dollari per sostenere lo sviluppo dei paesi più deboli, con un aumento del 6,9% rispetto all'anno precedente, mentre la cifra messa a disposizione dai paesi di accoglienza per i rifugiati è più che duplicata, raggiungendo i 12 miliardi di dollari.
A renderlo noto è la commissione per l'aiuto allo sviluppo (Development Assistance Committee, DAC) dell'OCSE, L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
Per l'assistenza ufficiale allo sviluppo (Official development assistance, ODA) la media dei 28 paesi che fanno parte del DAC è dello 0,30% del Pil, lo stesso livello del 2014. Ma misurato in termini reali – al netto dell'inflazione e del deprezzamento del dollaro – questo indice è cresciuto dell'83% rispetto al 2000, anno in cui furono messi a punto i Millennium Development Goals.
Rispetto alle cifre stanziate, i fondi spesi per ospitare o gestire le richieste dei rifugiati rappresentano il 9,1% nel 2015, con una crescita del 4,8% rispetto al 2014, anno in cui il totale costo dei rifugiati raggiunse i 6,6 miliardi di dollari.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l'aumento degli importi destinati ai rifugiati non viene ricavato dai programmi di sviluppo: circa metà delle cifre destinate loro dai paesi di accoglienza è invece ricavato da altre fonti.
“I paesi sono ora chiamati a trovare ingenti somme per coprire i costi di una storica crisi dell'immigrazione che colpisce l'Europa e non devono farlo deviando fondi dagli investimenti destinati ai paesi in via di sviluppo” ammonisce il segretario generale dell'OCSE Angel Gurría che aggiunge “I governi devono assicurarsi che gli aiuti destinati allo sviluppo continuino ad aumentare, anche in una visione a lungo termine, considerando la necessità di integrazione dei rifugiati nelle nostre società e che i fondi per lo sviluppo raggiungano i paesi e le persone che ne hanno più bisogno”.
Il dato senza precedenti fotografa 1,5 milioni di richieste d'asilo nel mondo, di cui solo in Europa un milione. Le regole del DAC permettono di conteggiare nell'assistenza ufficiale allo sviluppo alcune delle spese che i paesi di arrivo hanno sostenuto nel primo anno di permanenza dei rifugiati; Australia, Corea e Lussemburgo non conteggiano invece alcuna spesa legata ai rifugiati nel ODA mentre Austria, Grecia, Italia, Olanda e Svezia registrano queste voci come il 20% del proprio ODA.
Anche gli aiuti umanitari sono fluttuati verso l'alto in ben 22 paesi: con un 11% di incremento, nel 2015 sono stati complessivamente stanziati 13,6 miliardi di dollari. I governi che hanno intensificato i proprio sforzi in questo senso sono stati Grecia, Svezia e Germania, quelli che hanno ristretto maggiormente i loro aiuti Portogallo e Australia. Dei paesi non facenti parte dell'OCSE, i  flussi più importanti sono degli Emirati arabi, con una crescita del 1,09%.
“Dobbiamo ricordarci sempre che il modo più efficace per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ed evitare ulteriori crisi migratorie è di mantenere il flusso di aiuti, in particolare ai paesi più fragili e in difficoltà” puntualizza il presidente del DAC, Erik Solheim.

di Elis Viettone

domenica 22 maggio 2016
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