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Scienza e sostenibilità: serve più collaborazione tra i paesi occidentali e quelli in via di sviluppo

Uno studio di Elsevier e SciDev.Net evidenzia il crescente sviluppo e integrazione negli ambiti di ricerca rispetto alla sostenibilità ma sottolinea la necessità di maggior cooperazione a livello globale

Scienza, tecnologia e innovazione costituiscono le basi per lo sviluppo socioeconomico. A sostenerlo è Elsevier che, in collaborazione con SciDev.Net, ha voluto delineare un quadro complessivo della sostenibilità nel mondo della ricerca scientifica, nella convinzione che “la scienza non debba essere solo uno spettatore ma anche un consulente per coloro che stabiliscono le strategie politiche”.

Le linee guida della ricerca sono mirate a individuare il grado di interdisciplinarietà degli studi  in questi ambiti, il numero di pubblicazioni e di citazioni, la collaborazione tra i diversi paesi, sia quelli in via di sviluppo sia quelli dalle economie più avanzate. Ne emerge un quadro in forte crescita: nel 2009 il numero totale di ricerche prodotte era di 56.390, nel 2013 di 75.602, con un incremento del 7,6%, una percentuale che testimonia una crescita quasi doppia rispetto agli altri settori. Rappresentando il 3% delle pubblicazioni a livello mondiale, questi ambiti hanno saputo quindi richiamare negli ultimi anni un numero sempre maggiore di studiosi e di finanziamenti.
I paesi che hanno maggiormente contribuito sono stati gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Cina, la Germania e l'Australia, pubblicando rispettivamente il 31.6%, il 10.9%, il 9.3%, 6.2% e il 5.5% di tutti i paper in scienza sostenibile. Alla Cina spetta il primato per la più significativa crescita in confronto agli altri cinque paesi esaminati, duplicando la propria produzione accademica in materia.
In merito invece agli ambiti considerati, spicca negli Usa la propensione e l'attenzione alle tematiche sociali, mentre in Cina e in Germania l'attività di ricerca si è concentrata in gran parte sullo studio della situazione del Pianeta.
L'impatto delle citazioni della scienza sostenibile nel settore di riferimento (FWCI)  sono circa del 30% superiori che negli altri ambiti, vedendo in cima alla classifica la Svizzera, la Svezia e l'Olanda. Di senso opposto India, Brasile e Cina, dove questo indice è al di sotto della media mondiale.
Anche per ciò che concerne la collaborazione tra enti, istituti, università e ricercatori a livello mondiale si registra un segno più. Nel quadriennio analizzato, infatti, la proporzione di reti internazionali ha visto ad esempio gli Stati Uniti passare dal 26.5% al 32.9%, e addirittura la metà degli studi prodotti da Germania e Regno Unito hanno visto unire gli sforzi di studiosi di differente provenienza. In Cina e in Giappone, inoltre, gli studi in materia di sostenibilità sono quelli in cui si avvalgono maggiormente delle collaborazioni internazionali, più che in tutti gli altri settori messi insieme.
Nonostante questo balzo in avanti, c'è però il dato secondo il quale i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo uniscono meno le proprie forze: sono infatti quelli con un minore reddito che giovano della collaborazione con quelli più ricchi, mostrando quindi l'importanza di questa partnership per rafforzare le capacità e conoscenze dei primi nel portare a termine queste ricerche.
A livello globale l'Africa è più connessa con Stati Uniti, Canada ed Europa Occidentale mente il Sud Africa dialoga con i paesi dell'Africa orientale.
Un punto debole rimane l'interdisciplinarità di questi studi. La media del 6,7% infatti si attesta al di sotto della media nelle altre discipline di studio, che è invece del 10%. Nonostante ciò, anche questa percentuale è in crescita, passando dal 6,1% al 7,1%.
L’interdisciplinarità a cui si fa riferimento intreccia diversi aspetti, dalla salute all'inquinamento dell'aria, dalla qualità e quantità dell'acqua alle sue implicazioni economiche, dall'energia e i carburanti al loro impatto economico e ambientale.
L'obiettivo da raggiungere ora è, secondo Elsevier, mantenere questi ritmi di crescita, attraendo appropriati finanziamenti e validi ricercatori, integrando le diverse discipline e rafforzando la connessione tra paesi in via di sviluppo e industrie.

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di Elis Viettone

martedì 17 maggio 2016
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