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Yunus: l’impresa sociale, strumento fondamentale nella lotta alla fame

Fao e Social Business Italia hanno promosso l’incontro “Social Business for Zero Hunger”che si è tenuto il 10 presso lo Sheikh Zayed Conference Center di Roma con la partecipazione di Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace nel 2006 e fondatore della Grameen Bank

Il modello del social business come strumento fondamentale nella lotta alla fame e tutte le sue implicazioni. Questo il tema della call to action lanciata da Muhammad Yunus a Roma nella sede della Fao il 10 maggio.
“La pace non è possibile senza sicurezza alimentare, e viceversa la sicurezza alimentare è impossibile senza pace”: basterebbero queste parole pronunciate dal Premio Nobel per cogliere la complessità e l’importanza della lotta alla fame al giorno d’oggi.
Fame, malnutrizione, salute, povertà e instabilità politica, infatti, sono elementi strettamente interconnessi e non è possibile ragionare su di loro in maniera separata.
Sono 800 milioni le persone al mondo che patiscono la fame. Il Goal 2 degli Obiettivi di sviluppo sostenibile recita: “Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”, tutto questo entro il 2030.
L’obiettivo è evidentemente molto ambizioso e implica cambiamenti importanti nella produzione, la distribuzione e il consumo di cibo per un mondo che vedrà crescere la propria popolazione fino a circa 8 miliardi e mezzo nei prossimi quattordici anni.
Il modello del social business rappresenta uno strumento fondamentale per sviluppare e valorizzare gli sforzi dei vari attori impegnati nella lotta contro la fame e le sue implicazioni.
L’obiettivo dell’incontro del 10 maggio è stato quello di chiarire le potenzialità del social business per far fronte a questa sfida e garantire ai poveri e malnutriti del pianeta – in larga maggioranza contadini che abitano le aree rurali – l’accesso alle risorse in grado di aumentare il loro benessere. Social business, dunque, come risolutore di tensioni, in grado di combattere la cultura dello scarto e della marginalizzazione, riprendendo le riflessioni di Papa Francesco.
Un modello di impresa sostenibile ma competitiva, tesa a trovare soluzioni a problemi sociali reali puntando comunque al profitto per reinvestirne una parte al fine di migliorare i servizi offerti e moltiplicare il suo impatto. Questo è, dunque, il sistema che potrebbe accelerare il progresso verso un mondo libero da fame e povertà.
All’evento hanno partecipato esponenti del mondo industriale e di quello della finanza, chiamati a descrivere il loro impegno nella lotta alla fame e alla povertà e rispetto a questo particolare modo di concepire e fare business.
Perché il social business implica visione, collaborazione e co-creazione, ma richiede anche capitale finanziario, un capitale “paziente”, che non sia il fine di se stesso, ma un mezzo per risolvere problemi reali delle persone.
Tutti i partecipanti hanno sottolineato come il modello del social business possa rappresentare il sistema per individuare soluzioni innovative a problemi e emergenze sociali importanti, catalizzando le capacità e le risorse di attori differenti e adottando pratiche e dinamiche ibride che coniugano profitto e alto impatto socio-ambientale.
Indossando gli “occhiali del social business”, immagine ripresa più volte dal Premio Nobel, è possibile vedere opportunità dove ci sono problemi e attivarsi per la loro soluzione in maniera creativa e innovativa. Ma le idee prodotte dalle persone, in particolare da coloro che vivono sulla loro pelle le ingiustizie e le disuguaglianze di questo pianeta, devono essere supportate dalle istituzioni perché possano diffondersi e moltiplicarsi.
In conclusione, il settore privato, il mondo del business, le istituzioni finanziari possono e devono essere parte della soluzione di molte delle sfide che il mondo sta affrontando e dovrà affrontare nei prossimi anni, in particolare la lotta alla fame e alla povertà. In questo quadro, il modello del social business rappresenta un sistema e uno strumento da esplorare più approfonditamente e sostenere con maggiore decisione.


Si veda il link http://www.socialbusinessitalia.org/


di Matteo Mancini

venerdì 13 maggio 2016
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