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SOER 2015, migliorate qualità di aria e acqua ma a rischio gli ecosistemi: in Ue ancora molto da fare

L'Agenzia europea per l'ambiente descrive nel suo ultimo rapporto il quadro dell'Europa in vista degli obiettivi fissati per il 2050, registrando che le strategie a lungo termine risultano insufficienti. Devono cambiare istituzioni, pratiche, tecnologie, politiche, stili di vita e modi di pensare

Rispetto agli obiettivi europei fissati per il 2050 in materia di tutela dall'ambiente, crescita sostenibile e salute dei cittadini, negli ultimi 40 anni molto è stato fatto, ma ma molto resta ancora da fare: anche se si guarda al più vicino traguardo del Settimo programma di azione dell'Ue, che ha lo scopo di orientare la politica europea e dei singoli paesi fino al 2020, siamo ancora a metà strada nel raggiungimento degli obiettivi.
E' quanto riporta il documento SOER 2015 ― The European environment ― state and outlook 2015 dell'Agenzia europea per l'ambiente, che mostra come, se da una parte trend positivi sono stati avviati e la situazione, rispetto ai primi anni ‘70, è sensibilmente migliorata, ad esempio per quanto riguarda la qualità delle acque potabili in termini di inquinamento, d'altra sono ancora molte le sfide che rimangono da affrontare.
I tre punti chiave alla base delle strategie per creare entro il 2050 un’ Europa dove “si possa vivere bene, entro i limiti del pianeta” riguardano la protezione del capitale naturale che supporta la prosperità economica e il benessere dell'uomo, la razionalizzazione dell'uso delle risorse in un'economia orientata a una produzione sempre minore di CO2, e infine la salvaguardia della salute dei cittadini dai rischi ambientali.
Come si può notare dalla tabella sottostante, gli ambiti in cui il quadro complessivo registra ancora un segno negativo, sia in una prospettiva da qui a 10 anni, sia oltre i 20, sono la tutela della biodiversità degli habitat e delle specie terrestri e acquatiche, lo sfruttamento del suolo e l'impatto del cambiamento climatico sugli ecosistemi e sulla salute delle persone.

I trend positivi sono visibili solo negli obiettivi a breve termine, mentre per la maggior parte delle politiche e iniziative che guardino oltre i prossimi 20 anni la situazione è stazionaria, nel senso che azioni mirate ai prossimi decenni non sono state ancora intraprese o sono carenti.
A breve termine, ad esempio, è positiva la tendenza delle emissioni dei gas serra: nonostante la produzione economica sia aumentata del 45 per cento a partire dal 1990, queste sono invece diminuite del 19, così come è sceso il consumo di combustibili fossili e la produzione di rifiuti, e i tassi di riciclo sono aumentati praticamente in ogni paese.
Risultano tuttavia ancora inadeguati i piani per raggiungere nel 2050 una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 80-95 per cento, complice anche la crisi economica del 2008 che ha portato alla recessione e a un conseguente allentamento dell'attenzione su queste materie.
Le possibilità di crescita economica a partire dal settore ambientale, che produce beni e servizi per la tutela e la conservazione delle risorse naturali, sono comunque state colte, con un incremento del 50 per cento tra il 2000 e il 2011: uno dei pochi comparti prosperati in ricavi, posti di lavoro e volume d'affari in seguito alla crisi.
Per quanto riguarda la salute dei cittadini, nonostante il miglioramento della qualità di acqua e aria,  l'inquinamento continua ad avere un forte impatto, specie nelle aree urbane. Nel 2011 si stimano circa 43mila morti premature attribuite alle polveri sottili nell'aria.
L'analisi offerta dall'Agenzia europea per l'ambiente suggerisce che né politiche ambientali, né l'uso di tecnologie o modelli economici possono essere da soli sufficienti per il raggiungimento dei goal del 2050. Fondamentale è la transizione a un nuovo sistema di produzione e consumo che porterà a un profondo cambiamento di istituzioni, pratiche, tecnologie, politiche, stili di vita e modi di pensare.
Per vedere il documento clicca qui

di Elis Viettone

sabato 07 maggio 2016
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