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Italy Climate Report: la sfida di un aumento limitato a 1,5 gradi e la necessità di un piano nazionale basato su una fiscalità ecologica

La Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha presentato il rapporto che analizza le sfide poste dall’Accordo di Parigi e individua i lineamenti per una nuova strategia energetica in Italia.

In occasione del tradizionale Meeting di Primavera della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, membro Asvis, il 27 aprile è stato presentato da parte di Edo Ronchi l’Italy Climate Report 2016.
Muovendo dalla consapevolezza di quanto impegnativo sia l’accordo di Parigi per il nostro paese, il documento si propone di tracciare un “percorso verde” su cui l’Italia possa collocarsi in modo da onorare in maniera effettiva gli impegni presi lo scorso dicembre nella capitale francese. “La svolta dopo l’Accordo di Parigi” è non a caso il titolo evocativo scelto per questo rapporto a sottolineare il forte contributo che gli impegni assunti a Parigi si propongono di offrire alla spinosa ed inevitabile questione  del cambiamento climatico. Dopo una breve sintesi delle tappe che hanno portato alla COP21 e all’Accordo sul clima raggiunto al termine della riunione, il rapporto entra nel vivo dell’analisi su quel che ci aspetta dopo un evento così straordinario, delineando un quadro generale delle principali tappe già fissate per gli anni a venire. 
Decisamente più restrittivo rispetto all’aumento di 2 °C cui lo scenario per le emissioni di gas serra (GHG) si era sempre riferito, l’obiettivo dell’aumento di  1,5° C fissato a Parigi getta in campo sfide non poco impegnative che la Fondazione si incarica di stimare. In particolare, il report sottolinea come sia necessaria una riduzione delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 di oltre l’85% entro il 2050, accompagnata da un azzeramento delle emissioni globali di gas serra entro il 2070. Questo comporta emissioni pro capite limitate a meno di tre tonnellate di anidride carbonica o altri gas equivalenti al 2030 e di 0,5 tonnellate nel 2015.
In questo quadro si può sottolineare positivamente il dato sulle emissioni di gas serra nel 2014 e nel 2015 che, a livello globale, sono state sostanzialmente stabili, nonostante l’aumento messo a segno dal Pil mondiale di circa il 3% annuo.

Più preoccupante è invece la prospettiva che si delinea per l’Italia, che nel 2015, dopo anni di calo, ha sperimentato un nuovo aumento delle emissioni di gas serra del 2,5% circa. Dopo il picco storico del 2004 pari a 581 milioni di tonnellate di CO2, le emissioni di GHG in Italia hanno intrapreso un incoraggiante trend negativo che dal 2005 al 2014 ha fatto segnare una media annua del -2,6%, con l’eccezione del 2010, un anno di “rimbalzo” dopo la pesante recessione economica del 2009. Rispetto al 2007, ultimo  anno di crescita, nel 2014 il PIL è più basso (in  termini reali) del 9% mentre le emissioni di gas serra sono  scese di oltre il 25%. A partire dal 2005, il processo di  decarbonizzazione dell’economia ha fatto un evidente  balzo in avanti: dal 1990 al 2004, infatti, l’intensità  carbonica (la quantità di emissioni di gas serra prodotte   per unità di Pil) diminuiva ogni anno a  un tasso medio del -0,6%; tra il 2005 e il 2014 è scesa a un tasso del -2,8% annuo. Il trend decrescente si è arrestato nuovamente nel 2015 quando le emissioni sono tornate a crescere. Varie sono, secondo la Fondazione, le cause di questa brusca interruzione: un’estate molto calda con picchi di consumo elettrico molto elevati a causa del condizionamento nonché un inverno più freddo di quello del 2014, la ripresa del Pil pari a +0,8%, che ha alimentato una ripresa dei consumi di energia e infine un peggioramento del mix energetico causato dall’aumento del consumo di combustibili fossili, con il petrolio passato dal 34,5% nel 2014 al 34,8% dei consumi di energia primaria nel 2015.

In questo contesto si pone uno degli obiettivi principali del report: delineare i lineamenti di una nuova strategia energetica per l’Italia da oggi al 2030. In aggiunta, il rapporto si propone di indicare una serie di politiche e misure necessarie  per attuare l’Accordo di Parigi tra le quali una riforma della fiscalità in chiave ecologica e l’introduzione di un sistema di carbon pricing.  

 

 

 

 

 

 

Scarica il report qui: http://goo.gl/t572QH

A cura di Chiara Dipierri

giovedì 28 aprile 2016
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