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Fao: il futuro dei Paesi in via di sviluppo dipende dalle campagne

La chiave per la crescita economica dei Paesi in via di sviluppo non è l’industrializzazione ma lo sviluppo delle zone rurali. Per valorizzarle serve un approccio agro-territoriale di politiche e investimenti, dice la Fao.

Secondo il nuovo Rapporto Fao “The State of Food and Agriculture 2017”, pubblicato il 9 ottobre, bisogna adottare un nuovo approccio se si vogliono cogliere le opportunità di crescita legate all’agricoltura nei Paesi in via di sviluppo.

Le trasformazioni strutturali che questi Paesi stanno attraversando, infatti, sono diverse da quelle che hanno interessato i Paesi sviluppati, dove a seguito della transizione da economie basate sull’agricoltura a economie basate sull’industria e i servizi, si sono verificate migrazioni di larga scala dalle campagne alle città.

In particolare, quattro sfide caratterizzano il cambiamento strutturale dei Paesi dell’Africa sub-sahariana e dell’Asia meridionale:

  1. L’industrializzazione che ha guidato le grandi trasformazioni socio-economiche del passato, non si sta verificando. La rapida urbanizzazione di questi Paesi, infatti, non è accompagnata dalla crescita economica dei moderni settori manifatturieri o dei servizi. Di conseguenza, le persone che abbandonano un’agricoltura poco produttiva si spostano in settori urbani dei servizi altrettanto poco produttivi.
  2. Nei prossimi anni, i Paesi in via di sviluppo vedranno un significativo aumento della popolazione giovanile che porrà grandi sfide in termini di occupazione. Secondo le stime della Fao, la popolazione africana e asiatica passerà dai 5,6 miliardi del 2015 a 6,6 miliardi nel 2030, e i giovani dai 15 ai 24 anni aumenteranno di 100 milioni a livello mondiale. Molti Paesi a basso reddito vedranno quindi amplificarsi il problema dell’occupazione giovanile, specialmente nelle aree rurali, e questo porterà a migrazioni stagionali o permanenti legate alla ricerca di nuove opportunità.
  3. Rispetto alle trasformazioni rurali e strutturali in corso, i 500 milioni di piccoli proprietari terrieri del mondo rischiano di essere lasciati indietro. I piccoli proprietari terrieri producono l’80% del cibo in Africa sub-sahariana e in Asia, ma devono adattarsi a panorami economico-produttivi che cambiano. Ad esempio, è sempre più comune che i grandi rivenditori alimentari si accordino contrattualmente con i piccoli produttori per coordinare l’offerta alimentare del mercato, imponendo ai contadini rigidi standard per garantire la sicurezza e la qualità dei prodotti agricoli. Inoltre, sebbene il commercio internazionale possa stimolare la produttività e la competitività, è possibile anche che limiti l’accesso dei produttori locali ai mercati domestici se i consumatori urbani scelgono di acquistare, a un prezzo inferiore, alimenti importati.
  4. L’urbanizzazione, l’incremento della popolazione e l’aumento del reddito stanno portando a una forte domanda di cibo in una fase in cui l’agricoltura deve far fronte al cambiamento climatico e a limitazioni delle risorse naturali senza precedenti. Si stima che la popolazione globale possa passare dai 7,3 miliardi di oggi a circa 9,8 miliardi entro il 2050, con la maggior parte dell’incremento concentrato nelle regioni in via di sviluppo. Per sfamare l’umanità occorrerà quindi aumentare la produzione di cibo del 50%. Nel frattempo, in molti Paesi in via di sviluppo l’urbanizzazione si sta accompagnando a una “transizione nutritiva” verso un maggiore consumo di proteine animali, per la cui produzione si sfruttano intensivamente le risorse naturali. L’implicazione per i sistemi agricoli è che questi devono diventare più produttivi e diversificati adattandosi alla limitata disponibilità di risorse naturali: produrre di più con meno.

Alla luce di queste sfide, la Fao sottolinea che nei Paesi in cui l’industrializzazione non sta prendendo piede, sarà il settore agro-industriale la più importante fonte di occupazione per chi abbandona l’agricoltura. Coglierne le opportunità di crescita significa adottare un approccio agro-territoriale allo sviluppo che sappia collegare le piccole città alle zone rurali di approvvigionamento per migliorare l’accesso urbano al cibo e le opportunità per i poveri che vivono nelle campagne. La chiave per il successo dell’approccio, secondo la Fao, è il giusto equilibrio tra interventi politici e investimenti nello sviluppo di infrastrutture lungo l’asse che collega il mondo rurale a quello urbano.

 

di Lucilla Persichetti

martedì 10 ottobre 2017
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