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Cooperazione e aiuti allo sviluppo: l'Italia migliora ma resta 14esima su 27

Il Commitment to Development Index 2017 ci restituisce una fotografia complessiva dei flussi destinati allo sviluppo e delle politiche dei Paesi ricchi a favore dei più poveri. Sul podio, Danimarca, Svezia e Finlandia.

Come si comportano i Paesi più benestanti rispetto a quelli meno sviluppati e che tipo di sostegno e impegno mette in pratica l'Occidente a favore degli Stati emergenti? Una panoramica globale che riguarda i 27 governi più ricchi al mondo è descritta nel Commitment to Development Index 2017, il rapporto a cura del Centre for global development sul contesto della cooperazione internazionale che parte dall'analisi di sette principali settori: Aiuti, Finanza, Tecnologia, Ambiente, Commercio, Sicurezza, Migrazioni.

Sul podio si collocano Danimarca, Svezia e Finlandia, seguite al quarto e quinto posto rispettivamente da Francia e Germania.

Lievemente migliorata la posiziona dell'Italia, che arriva al 14esimo posto, risalendo rispetto al 2016, anno in cui si attestava 16esima. A pesare maggiormente sulle performance del Paese sono i ritardi e l'inadeguatezza degli aiuti internazionali e delle innovazioni tecnologiche. Sulla prima voce, infatti, l'Italia fatica e con uno 0,26% del Pil destinato agli aiuti allo sviluppo è ben lontana dallo 0,7% concordato a livello internazionale.

Una pesante 22esima posizione è invece occupata dall’Italia in materia di innovazione, ammodernamento, introduzione di nuove tecnologie, con investimenti in ricerca e sviluppo di appena lo 0,51% del Pil, presentando anche normative più rigide in ambito di diritti di proprietà.

La serietà riconosciuta d'altro canto all'Italia nel rispetto delle convenzioni sugli investimenti internazionali le fa aggiudicare un quarto posto nell'indicatore per la finanza, considerando comunque come potrebbe ancora avanzare sulla via degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile mettendo in atto accordi bilaterali con i diversi partner negli investimenti. Sulla trasparenza il Paese è sulla buona strada, contando la legislazione poche leggi sulla segretezza. In materia ambientale un settimo posto testimonia l'attività dell'Italia sul piano internazionale per quanto riguarda la lotta cambiamento climatico e la tutela della biodiversità.

Le prestazioni italiane su commercio, sicurezza e migrazioni, sono nella media ma si sottolinea che in materia di sicurezza il contributo mantenimento della pace nel mondo sia decisamente scarso a causa dell'esportazione e della vendita di armi ai Paesi più poveri e governati da dittatori, mentre per le migrazioni l'Italia va leggermente meglio della media per aver aderito a tutte le tre convenzioni internazionali, anche se potrebbe fare di più su politiche di integrazione e accoglienza.


di Elis Viettone


 

giovedì 12 ottobre 2017
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