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La stagnazione economica inizia dalla scuola: il focus dell'Ocse sull'Italia

Al 2° posto tra i Paesi Ocse per numero di giovani tra i 15 e i 25 anni che non lavorano né studiano. Il tessuto imprenditoriale caratterizzato da aziende a conduzione famigliare non stimola gli investimenti sulla formazione.

Oltre 30 milioni di adulti nel nostro Paese, il 40% della popolazione, ha basse capacità di calcolo e alfabetizzazione: così l'Italia fatica più di altre economie avanzate ad avviare la transizione verso una società dinamica basata sulle competenze. A fornire il dato poco rassicurante è l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che nel Rapporto OECD Skills Strategy Diagnostic Report: Italy 2017 presentato oggi a Roma, al ministero dell’Economia e delle finanze, denuncia le gravi lacune in materia di istruzione e nel sistema scolastico italiano.

Il tessuto imprenditoriale, poi, soffre del fatto che in Italia oltre l'85% delle imprese sia di piccole dimensioni e a conduzione famigliare, rispondendo per il 70% dei posti di lavoro complessivi.
Questa caratteristica comporta che spesso i manager di queste aziende risultino carenti dal punto di vista delle competenze necessarie e di conseguenza poco propensi all'introduzione di innovazioni tecnologiche. Le buste paga inoltre sono influenzate dagli anni di anzianità professionale piuttosto che dagli effettivi risultati dell'impresa. Così facendo però i lavoratori sono meno propensi ad investire su sé stessi per acquisire nuove capacità.

Se da una parte si evidenzia come gli occupati che non hanno le competenze adeguate alla propria mansione siano il 6%, dall'altra però quelli iper-qualificati sono il 18%, con circa il 35% del totale che è impiegato in settori diversi dai percorsi formativi portati a termine. Altra nota dolente è quella che riguarda i Neet: la percentuale di ragazzi di età compresa tra i 15 e 29 ani che non studia né lavora è la seconda più alta all'interno dei Paesi Ocse. 

Secondo il Rapporto, maggiori sforzi vanno anche intrapresi per colmare il divario tra le Regioni e garantire e stimolare l'accesso agli studi terziari, specie per i giovani provenienti dalle famiglie meno agiate: la percentuale di ragazzi laureati tra i 24 e i 35 anni è del 20% contro una media Ocse del 30%.

Alla presentazione del documento da parte del segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, sono seguiti gli interventi del commissario europeo per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, Marianne Thyssen, del ministro per la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, del viceministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, dei sottosegretari al lavoro e all’Istruzione, Luigi Bobba e Vito De Filippo e del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Proprio il sito del Mef ha rilasciato un comunicato ufficiale in merito, constatando che “Il Rapporto mette in luce come, nonostante il miglioramento dei tassi di occupazione, la produttività, che per un ventennio ha avuto in Italia un andamento stagnante, permanga a livelli non soddisfacenti, anche a causa di un grado di competenze relativamente basso, di una debole domanda di competenze avanzate e di un uso limitato delle competenze disponibili”.

Non solo argomenti critici vengono mossi nei confronti delle politiche e delle iniziative nel nostro Paese. Il Jobs Act, ad esempio, viene definito come “una pietra miliare del processo di riforma” che introduce ambiziosi cambiamenti nel mondo del lavoro, oppure la legge Buona scuola, per un rinnovamento nel campo educativo, o ancora Industria 4.0 per accompagnare le future applicazioni tecnologiche.

di Elis Viettone

giovedì 05 ottobre 2017
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