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Le donne guadagnano meno e lavorano di più: il gender gap denunciato da Ocse

La media nei Paesi considerati registra un 15% in meno nei salari femminili. In Italia alle donne i ¾ del lavoro non retribuito, mentre violenze e abusi risultano endemici in tutti gli Stati. Ma le misure per la parità sono insufficienti.

Dimezzare il divario tra uomini e donne in ambito lavorativo entro il 2025 porterebbe a un incremento medio del Pil nei Paesi Ocse del 2,5%. E' quanto emerge dal Rapporto dell'Ocse The Pursuit of Gender Equality: An Uphill Battle presentato oggi a Parigi nell'ambito del Women’s Forum.

Nonostante le ragazze nei Paesi Ocse studino in media per più anni dei colleghi maschi, sono però meno orientate a scegliere materie scientifiche, ingegneristiche, matematiche o legate alla tecnologia (Stem), determinando così un'occupazione futura meno remunerativa. Inoltre il ricorso al part-time, il minor avanzamento di carriera e le discriminazioni sul posto di lavoro fanno sì che esse siano meno pagate degli uomini. Una donna impiegata a tempo pieno guadagna almeno il 15% in meno della controparte maschile: un dato quasi statico rispetto al 2010. E sul fronte della rappresentanza rimane troppo forte il divario nelle posizioni di leadership politica, imprenditoriale e manageriale.

Nelle oltre 300 pagine pubblicate dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sono numerosi i richiami a governi e istituzioni per un maggiore impegno, sottolineando come negli ultimi cinque anni i progressi raggiunti siano stati poco significativi rispetto al quadro precedente.

L'analisi dettagliata che passa in rassegna tutti i settori sui quali è necessario impegnarsi maggiormente, dall'istruzione al lavoro, dalla violenza sulle donne a una più equa suddivisione delle mansioni non retribuite, evidenzia anche molte tendenze che riguardano l'Italia. Nel nostro Paese, come in Corea, Giappone, Messico, Turchia e Portogallo, le donne si fanno carico di oltre i ¾ del lavoro domestico e di cura. Partendo dal presupposto che il tempo sia una risorsa limitata, le ore spese in attività non retribuite sono necessariamente sottratte alla possibilità di lavorare regolarmente, percependo un salario.

Il gap retributivo invece va analizzato attentamente. Perché se è vero che in molti Paesi come Lussemburgo, Ungheria, Slovenia e Italia per le posizioni più di prestigio o responsabilità il divario salariale tra uomini e donne non è molto significativo, o le donne ottengono addirittura stipendi più elevati dei colleghi parigrado, è anche vero che in questi stessi Paesi la diseguaglianza di genere in busta paga sfiora il 40% in meno quando vengono analizzati i lavori meno qualificati.

Sebbene la fotografia globale restituita non sia delle più brillanti a causa della lentezza dei processi in atto, il documento Ocse non manca di rimarcare quanto compiuto finora dai singoli Paesi.

  • Numerosi Paesi offrono oggi forti incentivi economici affinché i padri facciano ricorso al congedo parentale, per almeno due mesi, al fine di incoraggiarli nel lavoro di cura della prole.
  • Circa 2/3 dei Paesi Ocse hanno introdotto nuove iniziative per la parità nel trattamento retributivo e di trasparenza interna alle aziende.
  • In molti Paesi sono state introdotte quote rosa e altri obiettivi per portare maggiormente le donne nella partecipazione politica e imprenditoriale.
  • Sono state avviate campagne di sensibilizzazione e inasprimento delle pene, puntando all'eliminazione della violenza sulle donne.

 

di Elis Viettone

giovedì 05 ottobre 2017
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