per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

Lavoro e violenza: le criticità del nostro Paese per l'empowerment femminile

Cresce il numero di donne elette nei consigli regionali e nei cda delle società quotate in borsa ma il 30% delle madri che hanno un impiego lo lascia alla nascita del figlio. Stabile il dato su femminicidi e stupri, ma aumenta la gravità degli abusi.

Nel Rapporto 2017 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, presentato alla Camera il 28 settembre, viene considerata la posizione dell’Italia in relazione all’Obiettivo 5: “Raggiungere l'uguaglianza di genere e l'empowerment di tutte le donne e le ragazze”, contenuto nell’Agenda 2030.

Il lavoro è il punto più dolente della condizione femminile in Italia. Il tasso di occupazione è tra i più bassi in Europa, (per le età comprese tra i 20-64 anni è pari al 51,6% rispetto a una media Ue del 65,3%), con una forte disparità territoriale e di età. A parità di mansioni, le donne percepiscono stipendi significativamente inferiori.

Per ciò che concerne l’eliminazione della violenza contro le donne (Target 5.2) i dati indicano la stabilità di femminicidi e stupri, ma aumenta la gravità degli abusi. A tale proposito il Governo ha portato la dotazione per il “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” a 10 milioni di euro annui per il triennio 2017-2019.

Al fine di eliminare le pratiche nocive per le donne (Target 5.3) è stata recentemente firmata una nuova Convenzione tra l’Istat e il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, per la realizzazione di una terza indagine dedicata al fenomeno della violenza di genere, che include anche rilevazioni sulle mutilazioni genitali femminili.

Nel corso dell’ultimo anno ci sono state alcune novità positive. La regolamentazione delle unioni civili e delle convivenze (Legge n. 76/2016), la dichiarazione d’illegittimità costituzionale della norma implicita che obbliga l’imposizione del solo cognome paterno e la Legge n. 71/2017 relativa alla prevenzione e al contrasto del fenomeno del cyber bullismo, mentre è bloccato in Senato il Ddl per la tutela degli orfani di femminicidio.

In merito al contrasto alle discriminazioni (Target 5.1) va segnalato l’aumento delle risorse finanziarie rese disponibili contro il fenomeno, 20 milioni di euro, in linea con la Legge di Bilancio, e avviata la sperimentazione del “bilancio di genere”. Infine, per il “congedo papà”, i padri hanno due giorni di congedo obbligatorio e due giorni facoltativi.

Per assicurare una piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli (Target 5.5) negli ultimi anni sono stati raggiunti alcuni risultati positivi sulla rappresentanza a livello locale, anche se permangono squilibri di genere in molte giunte comunali, con solo il 18% di consigliere nelle ultime elezioni del 2015. Nell’attuale Governo le titolari di dicasteri sono scese al 27,78%, nel precedente erano il 50%, le viceministre sono il 14,29% , mentre tra i sottosegretari il 31,43% è donna. Se le deputate sono il 31% del totale, solo il 19% degli incarichi di peso è assegnato a donne.

La quota delle consigliere nei cda delle imprese quotate in Borsa e a partecipazione pubblica è aumentata grazie alla Legge 120/2011 dal 4,5% del 2004 al 30,3% del 2016, portando l’Italia sopra la media europea. Per quanto riguarda la partecipazione delle donne alla vita economica, pesano la carenza dei servizi sociali, soprattutto nel Mezzogiorno, ed un insufficiente sostegno alla maternità e paternità: il 30% delle madri che hanno un lavoro lo interrompe alla nascita del figlio.

Per ciò che concerne la salute sessuale e riproduttiva delle donne e i diritti riproduttivi (Target 5.6) l’Italia è uno dei fanalini di coda dell’Europa, attestandosi di 18 punti sotto la media europea per l’uso di anticoncezionali moderni. Solo il 17,6% delle donne usa la pillola contraccettiva, contro una media europea del 21,3%. I servizi per assicurare il rispetto della interruzione volontaria della gravidanza prevista dalla Legge 194/78 sono molto carenti in alcune Regioni, soprattutto del Sud, a causa dell’obiezione di coscienza del personale medico e paramedico, sulla quale l'Italia è stata richiamata due volte dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali e recentemente dal Comitato Cedaw.

 

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS per l’Obiettivo 5, mostra un sensibile miglioramento: il dato aumenta da 100 del 2010 a 152 del 2015, grazie alla crescita del numero di donne elette nei consigli regionali o presenti nei consigli d'amministrazione delle società quotate in borsa.

L’indicatore composito relativo all’obiettivo 5 è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori:

  •     Quota di donne elette nei Consigli Regionali
  •     Donne negli organi decisionali
  •     Donne nei consigli d'amministrazione delle societa quotate in borsa

 

I dati dettagliati sugli indicatori relativi a questo Goal si possono ricavare interrogando il database interattivo dell’Alleanza.

Leggi l’analisi del Goal 5 nel Rapporto ASviS 2017 e le proposte dell’Alleanza su Povertà e Diseguaglianze

venerdì 06 ottobre 2017
#supergoal5 #ASviS_News_Alleanza

Aderenti

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale