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La "rivoluzione dei dati" applicata agli SDGs: dalla Columbia la Conferenza Icsd

"Counting the World" è  il rapporto della Rete di Ricerca Tematica di SDSN sui Dati e Statistiche, di cui il portavoce dell'ASviS Enrico Giovannini è co-presidente, dove si evidenzia il potenziale nell'utilizzo dei dati a sostegno dell'Agenda 2030.

“Rivoluzione dei dati”, un concetto ormai entrato nell'uso comune che ne rivela l'importanza e l'onnipresenza nel mondo di oggi. La relazione "Counting the World", elaborata dalla Rete di Ricerca Tematica di SDSN sui Dati e Statistiche (Sustainable Development Solutions Network Thematic Research Network on Data and Statistics, SDSN TreNDS), di cui il portavoce dell'ASviS Enrico Giovannini ha avuto il ruolo di co-presidente, presentata il 18 settembre nell'ambito della Conferenza Internazionale sullo Sviluppo Sostenibile (Icsd) alla Columbia University, vuole evidenziare il potenziale realizzabile e l'urgenza di collaborazioni con i governi per la produzione, selezione, compilazione, diffusione e analisi dei dati, proprio a sostegno del raggiungimento degli SDGs dell'Agenda 2030.

Gli Obiettivi dell'Agenda Onu infatti sono prevalentemente quantitativi e si basano sull'accesso a dati di alta qualità. La questione nasce dal fatto che spesso gran parte delle informazioni che sarebbero necessarie per monitorare gli SDGs non sono disponibili. Tempestività, completezza, capacità umane e finanziarie e l'assenza di metodologie standardizzate e condivise sono ostacoli alla elaborazione in modo completo di tali informazioni. Per questo investire in sistemi statistici a supporto di queste problematiche risulta urgente. Un importante aiuto può provenire dalle imprese private e dagli altri innovatori nel settore, università, società civile e dalle istituzioni multilaterali in grado di sviluppare nuove tecnologie e approcci per monitorare lo sviluppo sostenibile.

“...Quasi tutti noi siamo nel mezzo di questo processo, solo andando al supermercato o prendendo un volo, anche se non usiamo internet”, ha dichiarato Peter Harris, presidente della Commissione per la produttività del governo australiano, “E' un grande fenomeno in atto, forse il più grande cambiamento strutturale nell'economia degli ultimi decenni. E ha ancora molta strada da percorrere”.

Così l'elaborazione dei dati nel 21esimo secolo nel Rapporto viene investita del triplice ruolo di:

  1. Pianificare e preparare al futuro anticipando il cambiamento climatico, i disastri ambientali e tendenze legate all'andamento della popolazione globale, delle sfide sociali e dei cambiamenti in corso, come l'urbanizzazione di massa e lo sviluppo della resilienza.
  2. Organizzare e gestire più concretamente ed efficacemente il settore, fornendo agli amministratori e politici a livello nazionale e locale informazioni in merito alla qualità dei servizi, il benessere della popolazione, lo stato dell'ambiente, in tempo reale o quasi in tempo reale, affinché essi possano rapidamente correggere i progetti e le politiche in corso.
  3. Monitorare i progressi nel corso degli anni passati per raggiungere gli obiettivi prefigurati, tenendo appunto conto delle esperienze trascorse per meglio progettare il futuro.

Ecco perché nelle 50 pagine ricche di proposte, proiezioni, tabelle, grafici ed esperienze concrete riguardardanti alcuni singoli Paesi, l'accento viene posto sull'importanza di identificare un ampio numero di attori da coinvolgere e incentivi da prevedere, mostrando ad esempio la lezione appresa con il monitoraggio della salute. Diversi i contesti in cui è necessario mappare i ruoli e le responsabilità anche con la creazione e il consolidamento di nuove figure dedicate, anticipare i rischi collettivi e raggiungere un sistema di dati moderno, abbattendo barriere istituzionali e incentivando nuove partnership. L'ultimo capitolo è dedicato alle azioni urgenti da intraprendere in un quadro programmatico per i prossimo anni.

Uno dei casi esaminati e portati ad esempio è quello collegato al raggiungimento del Goal 6 “Acqua pulita e servizio igienico-sanitari”, e in particolare del Target 6.1, “Entro il 2030, conseguire l'accesso universale ed equo all'acqua potabile sicura e alla portata di tutti”. In questo caso la raccolta di informazioni inerenti la qualità, la fornitura, l'affidabilità del sistema, l'accesso ai servizi e lo stato delle infrastrutture deve coinvolgere più livelli. Oltre ai dati in possesso dell'amministrazione centrale, infatti, bisogna raggiungere e armonizzare anche quelli di governi locali, aziende di servizi, autorità garanti e legislatori.

E' questo l'approccio già sperimentato, ad esempio, in India, attraverso i'Integrated Management Information System (IMIS), organo che sistematicamente integra i dati riguardanti le abitazioni private, il tipo di fornitura idrica in funzione, le fonti e la qualità dell'acqua, con quelli amministrativi, riguardanti le pianificazioni economiche, l'impiego del budget a disposizione e i rapporti sui progressi mensili. Recentemente SDSN TReNDS ha individuato le potenzialità di applicare un metodo simile anche in Bangladesh, un Paese che affronta una rara convergenza di istanze legate a molteplici pericoli e rischi connessi all'acqua e alla sua distribuzione.

di Elis Viettone

sabato 23 settembre 2017
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