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La period poverty è una sfida riconosciuta: iniziative in Africa ma anche in Usa

L’acquisto di prodotti igienico sanitari femminili incide molto sulla spesa familiare nei Paesi in via di sviluppo ma anche per tutte le famiglie disagiate. L’abolizione della Tampon Tax cerca di ridurre questi costi.

Nella spesa mensile che ogni famiglia deve affrontare, il costo dell’acquisto di prodotti igienico sanitari femminili (come assorbenti e tamponi) ha un peso non indifferente. Per questo motivo molti paesi (tra cui il Canada e il Regno Unito) hanno cominciato a proporre l’abolizione delle tasse su questo genere di prodotti (Tampon Tax) per cercare di ridurne il costo.

Nei paesi in via di sviluppo questa situazione crea disagi ancora maggiori.  Ad esempio, quasi due terzi delle donne e delle ragazze keniane non possono permettersi i tamponi e gli assorbenti sanitari e si vedono costrette ad usare alternative fatte in casa (come un panno o addirittura erba e piume) estremamente non igieniche e a rischio di gravi infezioni. La disperata necessità di questo genere di prodotti sanitari costringe addirittura alcune donne e ragazze a fornire in cambio prestazioni sessuali.
Nell'Africa sub-sahariana più in generale, circa una ragazza su dieci salta giorni di scuola durante il periodo mestruale. Questa condizione ha spinto il Kenya ad essere da tempo pioniere globale su questi temi. "Il Kenya è stato sicuramente all'avanguardia sulle iniziative in materia di gestione della salute mestruale. Ha abolito l'imposta sugli assorbenti oltre un decennio fa - sono stati i leader parlamentari femminili che hanno spinto davvero in avanti ", ha detto Alison Nakamura Netter di ZanaAfrica, leader della fondazione sulla salute mestruale.
A partire dal 2011, in Kenya, sono stati stanziati fondi per fornire prodotti di igiene femminile alle ragazze svantaggiate, con un budget di cinque milioni di dollari per il 2017-2018. E quest'anno il governo ha fatto un passo avanti. La legge sull'educazione del Kenya prevede che, per ogni studentessa registrata, siano previsti prodotti igienici gratuiti, sufficienti e di buona qualità, nonché meccanismi di smaltimento appropriati.

Il problema del costo di questi prodotti non è limitato solamente ai paesi in via di sviluppo. Le banche alimentari da New York a Newcastle da tempo si preoccupano per la fornitura degli assorbenti per le donne più indigenti delle loro città. Qui il costo mensile per ogni donna è di circa 10 dollari al mese. Anche se può non sembrare molto, per molti questa spesa supplementare può essere un serio ostacolo. In Inghilterra, la cifra spesa è di circa 17 dollari al mese, mentre una persona su dieci mette da parte solo 13 dollari o meno dopo aver pagato le bollette e le altre spese di prima necessità.
La questione della "period poverty" sta diventando una sfida politica riconosciuta. Nel 2016, New York ha passato una serie di leggi che l’hanno resa la prima città degli Stati Uniti a garantire la fornitura di prodotti igienici femminili nei rifugi per i senza tetto, nelle prigioni e nelle scuole pubbliche. Dopo le prime installazioni di distributori, il costo di mantenimento non supera i due milioni di dollari all'anno (per intenderci, la città ha un budget annuo di 70 miliardi di dollari).
Altri stati americani si stanno muovendo in questo senso. L’Illinois, il Connecticut e la Florida e due città (Chicago e Washington) hanno approvato la legislazione che esonera i prodotti igienici femmili dalle imposte di vendita. Anche il Canada ha fatto lo stesso.
In Europa, la scorsa estate, David Cameron ha convinto l'UE a permettere ai membri di eliminare l'Iva su questi prodotti entro il 2018. In Scozia, inoltre, il governo ha recentemente annunciato un nuovo progetto pilota, a Aberdeen, per fornire a donne e ragazze a basso reddito prodotti sanitari gratuiti. L'iniziativa è piccola: costerà solo 55mila dollari per la fornitura di prodotti sanitari a circa mille donne per sei mesi.

di Giulia D’Agata

martedì 29 agosto 2017
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