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High-Level Political Forum 2017: accelerare il progresso verso gli SDGs

Al vertice Onu di quest’anno, 43 governi hanno presentato i propri impegni per integrare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile nelle strategie nazionali. Registrati progressi, ma non bastano per porre fine a povertà, fame e malnutrizione.

A due anni dalla sottoscrizione dell’Agenda 2030, i nostri sforzi individuali e collettivi hanno prodotto risultati incoraggianti in numerose aree, ma riconosciamo che il ritmo dell’implementazione deve essere accelerato… Servono azioni decisive per realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e diffondere la loro conoscenza a tutti i livelli per raggiungere gli scopi che ci siamo prefissati per le persone, il pianeta, la prosperità, la pace e le partnership”.

Così i ministri e gli alti rappresentanti dei Paesi che hanno partecipato all’High-Level Political Forum di New York nella Dichiarazione ministeriale adottata a conclusione del vertice.  Con il documento, i governi rinnovano i propri impegni per realizzare l’Agenda 2030, chiudendo una serie di incontri di alto livello che hanno gettato luce sui progressi compiuti e sulle difficoltà, sulle opportunità e sui punti critici dell’implementazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Tra le osservazioni affiorate nel corso delle giornate di New York, è emersa con forza la consapevolezza che il percorso verso un 2030 più sostenibile deve porre al centro le realtà che sono più indietro, e che nonostante i passi in avanti compiuti il mondo deve accelerare il progresso verso la realizzazione degli SDGs.

L’High-Level Political Forum si tiene ogni anno dal 2013 sotto gli auspici del Consiglio economico e sociale dell’Onu (Ecosoc) e ogni quattro sotto gli auspici dell’Assemblea generale, con la funzione di coordinare, sulla base del paragrafo 84 dell’Agenda 2030, la rete di controllo e revisione per l’implementazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il vertice del 2017 si è svolto dal 10 al 19 luglio ed è stato il primo ad avere un tema circoscritto, "Sradicare la povertà e promuovere la ricchezza in un mondo che cambia", e ad approfondire una serie di Goal specifici.

Oltre al Goal 17 (rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile), che viene esaminato ogni anno, l’Hlpf di quest’anno ha approfondito il Goal 1 (porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo), il Goal 2 (porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile), il Goal 3 (assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età), il Goal 5 (raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze), e il Goal 9 (costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile).

All’incontro hanno partecipato 77 tra ministri, viceministri e segretari di gabinetto, e 2458 stakeholder. Sono state 36 le sessioni, 147 gli eventi collaterali, nove i corsi di apprendimento sullo sviluppo sostenibile e svariati gli eventi speciali. Tre giorni, dal 17 al 19 luglio, sono stati dedicati agli appuntamenti ministeriali in cui 43 Paesi, inclusa l’Italia, hanno presentato le proprie Voluntary National Reviews (Vnrs): documenti volontari che descrivono il progresso nazionale verso la realizzazione degli SDGs. Tra i Paesi che hanno presentato il proprio Vnr quest’anno: 13 sono asiatici, 12 sono europei, 11 dell’America latina e 7 africani.

A corredo della presentazione italiana, in rappresentanza della società civile è intervenuto anche il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini, rimarcando il grande impegno delle oltre 170 organizzazioni che aderiscono all’Alleanza nel sostenere percorsi sostenibili per il Paese.

Nel complesso, i contributi nazionali sono stati validi ed esaurienti, dimostrando il forte impegno dei governi per l’Agenda 2030. Tutti i Paesi che hanno partecipato al vertice hanno documentato i propri sforzi per integrare gli SDGs nelle strategie e nei programmi nazionali, e anche gli enti e le comunità locali hanno dimostrato di giocare la propria parte adattando gli SDGs ai propri contesti e decentralizzando il processo. Il vero fil rouge di tutti i Voluntary National Reviews, tuttavia, è stato il grande rilievo dato all’approccio multi-stakeholder alla realizzazione degli Obiettivi. Nonostante la diversità dei metodi proposti per coinvolgere tutte le componenti della società nel processo di implementazione, è emerso chiaramente il ruolo di primo piano del mondo delle imprese e della finanza, delle organizzazioni della società civile, e dei singoli cittadini nel condurre i Paesi su sentieri sostenibili.

E ora i dati meno incoraggianti. Perché c’è da dire che nel corso delle varie sessioni dell’High-Level Political Forum sono stati ampiamente riconosciuti i rischi e le sfide dell’implementazione, che rendono necessario un rafforzamento della solidarietà, della collaborazione e dell’azione coordinata per assicurarsi che nessuno resti indietro. Per molti Paesi, gli Obiettivi che rappresentano la più grande sfida dell’Agenda 2030 sono quelli che si prefiggono di porre fine alla povertà, alla fame e alla malnutrizione (Goal 1 e 2). Rispetto a questi Goal, in alcuni Stati si registrano progressi (ma non in misura sufficiente), mentre in altri si sta seguendo un percorso che ostacola notevolmente il raggiungimento dei target. Le valutazioni di contesto presentate all’Onu indicano che oltre 767 milioni di persone continuano a vivere con meno di $1,90 al giorno, e che la maggior parte delle persone in condizioni di povertà estrema si concentra in aree fragili dove conflitti e altri problemi sistemici ostacolano il cambiamento e gli interventi umanitari. All’attuale ritmo di implementazione, inoltre, non ci si può aspettare che il mondo raggiunga l’Obiettivo di porre fine alla fame entro il 2030, ma neanche entro il 2050.

Ci sono poi le crescenti disuguaglianze, sia all’interno che tra i Paesi. In particolare continuano ad essere particolarmente vulnerabili i giovani, le popolazioni indigene, gli anziani, i lavoratori agricoli, le persone con disabilità e quelle interessate dai conflitti. Aumentano i migranti e le donne e le bambine continuano a essere spogliate dei propri diritti umani in molte parti del mondo. Donne e bambine sono anche colpite maggiormente dagli effetti del cambiamento climatico, dei disastri naturali e dei conflitti, specie quando sono povere, costrette a matrimoni infantili o sottoposte a mutilazione genitale femminile.

Si è discusso anche delle risorse necessarie per implementare l’Agenda 2030, concludendo che sebbene queste siano ingenti, non sono impossibili da reperire.  Molti Paesi non riescono a rispettare i propri impegni in termini di aiuti pubblici allo sviluppo, quindi si è parlato della necessità di generare in maniera innovativa nuove risorse a livello domestico. Il settore finanziario e quello privato devono essere ulteriormente coinvolti in investimenti volti alla realizzazione degli SDGs.

Per quanto riguarda le statistiche ufficiali, i dati e i sistemi di monitoraggio, l’Hlpf ha evidenziato le difficoltà che molti Paesi incontrano nello sviluppare strumenti adeguati per misurare i progressi verso la realizzazione dell’Agenda 2030. Nel mondo c’è bisogno di dati disaggregati e di qualità per sostenere le decisioni e gli impegni dei Paesi per sradicare la povertà.

Come si legge nella Dichiarazione ministeriale, realizzare tutto questo significa “dare priorità a chi sta più indietro, e adattare le istituzioni e le politiche alla natura multidimensionale della povertà e alle interconnessioni tra Goal e target dell’Agenda 2030”.

Il sito dell’High-Level Political Forum
Consulta il programma delle varie giornate
Leggi la sintesi dei voluntary national reviews presentati nel 2017
La Dichiarazione ministeriale

 

di Lucilla Persichetti 

giovedì 31 agosto 2017
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