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La lezione del "World Economic and Social Survey" 70 anni dopo

A cura del Dipartimento per gli affari economici e sociali dell'Onu, l'indagine ha visto la luce nel 1948 ed è oggi il più antico report annuale in materia. Nell'edizione di quest'anno il focus è sul raggiungimento degli SDGs.

Un'esperienza in campo socio-economico lunga 70 anni, al servizio del raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Così nell'edizione di quest'anno del “World Economic and Social Survey” viene sottolineato il ruolo di guida della pubblicazione, a cura del Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite, affinché i Paesi possano, in un contesto globale che ancora fatica ad affermarsi oltre la crisi, orientarsi e avere esempi, tendenze e indicazioni.

Grazie a un'approfondita analisi delle ultime sette decadi, il Dipartimento Onu è riuscito a studiare e mappare lo sviluppo degli Stati che, in un periodo in cui la crescita è stata più veloce che in qualsiasi era precedente nella storia dell'umanità - sottolinea la Survey - hanno risposto a diverse sollecitazioni, problematiche e circostanze, mostrando differenti percorsi e soluzioni, toccando a volte il fondo, altre compiendo “un miracolo”.

Pubblicato per la prima volta nel gennaio 1948, il "World Economic and Social Survey" è il più antico report annuale in campo socio-economico e ha aiutato a promuovere una maggiore conoscenza e comprensione dello sviluppo, ponendo enfasi sull'importanza dell'avanzamento di riforme strutturali nel settore produttivo, imprenditoriale e dei consumi, per assicurare il progresso sociale e la sostenibilità ambientale.

“Nel settantesimo anniversario dalla prima edizione della 'Survey', abbiamo concentrato lo sguardo verso il futuro, con l'intenzione di raggiungere uno sviluppo sostenibile”, ha sottolineato il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres nella prefazione. “Nonostante significativi cambiamenti nell'avanzamento complessivo mondiale, si possono individuare molti paralleli tra le presenti sfide e quelle che hanno caratterizzato il passato”, continua Guterres, “evidenziando come l'Agenda 2030 sia un imperativo morale ed economico e una straordinaria opportunità”.

Ma cosa hanno insegnato e cosa lasciano 70 anni di crisi, ricostruzioni, crescita economica e sempre nuovi avvenimenti con cui fare i conti? Ecco i punti chiave evidenziati nella relazione, per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030.

  1. L'economia globale ha bisogno di istituzioni forti e di azioni coordinate a livello internazionale con un'adeguata rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo, per facilitare il flusso di beni e servizi e per promuovere l'utilizzo efficace delle risorse.
  2. La stabilità dei sistemi monetari e commerciali internazionali è il primo fondamento dello sviluppo. Per questo l'indagine ha costantemente evidenziato i rischi connessi alla volatilità dei prezzi delle materie prime e messo in guardia contro il protezionismo.
  3. I Paesi necessitano di un adeguato margine politico per accelerare lo sviluppo. La flessibilità nell'applicazione delle norme e degli accordi internazionali ha facilitato la ripresa economica in momenti di crisi e di riassestamento, come alla fine degli anni '50.
  4. La solidarietà internazionale è la base per lo sviluppo dell'economia globale. Il piano Marshall, ad esempio, ha consentito dopo la fine della seconda guerra mondiale che gli Stati dell'Europa occidentale ricostruissero le proprie economie.
  5. Lo sviluppo è multidimensionale, specifico di un contesto e dipende dalla pianificazione strategica. E' dunque necessario un coordinamento tra vari settori politici e attori ai fini di cambiamenti strutturali e istituzionali, per una una crescita stabile e una più alta qualità della vita.

di Elis Viettone

 

martedì 18 luglio 2017
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