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European Jobs Monitor 2017: Ue tornata a livelli di occupazione pre-crisi

Per l’Ue la ripresa è iniziata nel 2013 con la creazione di 8 milioni di posti di lavoro, soprattutto ben retribuiti e nel settore dei servizi. In Italia, però, è cresciuto di più il lavoro a basso reddito. A rivelarlo è un nuovo Rapporto dell’Eurofound.

L’European Jobs Monitor è un documento annuale della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound) che analizza i cambiamenti strutturali dell’occupazione nel mercato del lavoro dell’Unione Europea.

L’ultima edizione del Rapporto, “Occupational change and wage inequality”, pubblicata il 26 giugno, prende in esame il periodo 2011-2016 e analizza il legame tra occupazione e disparità salariali ponendo particolare enfasi sulla misura in cui la polarizzazione del lavoro (tra posizioni di basso e alto profilo) abbia influito sull’andamento delle disparità nel mercato del lavoro.

I dati del Rapporto indicano che nel corso del 2016 l’Ue è finalmente tornata agli stessi livelli di occupazione del periodo antecedente la crisi finanziaria globale. La ripresa è iniziata nel 2013 con la creazione di 8 milioni di nuovi posti di lavoro nel giro di tre anni, la maggior parte concentrati nel settore dei servizi (7 su 10), ma un buon numero (1,5 milioni) anche nel settore manifatturiero. In entrambi i casi, la crescita dell’occupazione è stata più consistente e rapida per quanto riguarda gli impieghi altamente qualificati e ben retribuiti.

Entrando nel dettaglio dei singoli Stati membri, il Rapporto rivela che circa il 60% della crescita del lavoro ad alta retribuzione è avvenuto in Germania, Polonia e Regno Unito. In Belgio, Austria, Repubblica Ceca, Danimarca e Romania, invece, l’aumento dell’occupazione si è polarizzato tra le posizioni a reddito basso e quelle a reddito alto. In alcuni Paesi si è registrata una maggiore crescita nelle posizioni a basso reddito: è il caso di Latvia, Ungheria, Irlanda e Olanda, ma soprattutto di Malta e dell’Italia.

Le recenti tendenze di crescita dei livelli di occupazione, inoltre, potrebbero essere spiegate in parte dal fatto che in molti dei settori di impiego a più rapida crescita la proporzione di lavoratori anziani è aumentata significativamente: alti livelli di occupazione, quindi, anche per via di una vita lavorativa prolungata e del pensionamento posticipato.

Quanto al legame tra occupazione e disparità salariali, il Rapporto conclude che nonostante si sia verificata una polarizzazione del lavoro a seguito della recessione, le dinamiche di occupazione non sono state la causa determinante delle disparità salariali degli ultimi dieci anni.

 

Di Lucilla Persichetti

 

venerdì 30 giugno 2017
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