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Europa, Usa, Medio Oriente, Nord Africa: il caldo record e l'allarme migrazioni

La World Meteorological Organization registra temperature sopra la media in molte aree del mondo, per la Fao: “I cambiamenti climatici una potenziale minaccia per le società umane, gli ecosistemi e la sicurezza alimentare".

Non solo in Italia questa estate è particolarmente rovente. Temperature record sono state infatti registrate anche in Medio Oriente, nel Nord Africa e negli Stati Uniti, come riportato il 19 giugno dalla World Meteorological Organization, che ha sottolineato anche come tali ondate di calore siano sopraggiunte inaspettatamente in anticipo.

E non si tratta solo del calore percepito dagli abitanti della Terra: la temperatura media della superficie terrestre e dei mari ha toccato il secondo record nei primi cinque mesi 2017: a riferire questa rilevazione il National Oceanic and Atmospheric Administration, la Nasa-Goddard Institute for Space Studies e l'European Centre for Medium Range Weather Forecasting Copernicus Climate Change Service.

Questo comporta maggiore siccità, da cui scaturiscono insicurezza alimentare, carestie e migrazioni.
Così il Portogallo a causa delle temperature estremamente elevate ha visto aggravarsi la diffusione degli incendi, la Spagna ha sperimentato la sua primavera più calda negli ultimi 50 anni, e la Francia ha sofferto temperature pomeridiane di 10 gradi sopra la media per questa stagione. Mentre in altre parti dell'Europa, incluso il Regno Unito, i cittadini hanno assistito a temperature decisamente al di sopra delle medie, tra i 30 e i 35 gradi.

Attraversando l'Atlantico, troviamo gli Stati Uniti, dove in alcune parti del deserto a sud-ovest del Paese e in California le temperature sono arrivate fino a 49 gradi e addirittura il 20 giugno all'aeroporto Phoenix Sky Harbor in Arizona parte del traffico aereo è stato sospeso perché faceva troppo caldo per volare, in uno dei giorni più bollenti negli ultimi 30 anni di registrazione negli Usa.

La temperature negli Emirati Arabi hanno superato i 50 gradi il 17 maggio, così come nel centro della provincia iraniana di Kuzestan nel sud-est del Paese, vicino all'Iraq. In Marocco il record è stato registrato nello stesso giorno, con un picco di 42,9 gradi a Larach Station, nel nord del Paese. Alla fine di maggio la città di Turbat, nel Pakistan sud-occidentale ha visto la colonnina di mercurio salire a 54 gradi.

Ma quali sono le ripercussioni di questi fenomeni sulle popolazioni e società? Non è facile determinare le dirette connessioni, intanto però l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) nella relazione Global Trends, pubblicata in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato il 20 giugno, ha sottolineato un altro record: nel mondo circa 66 milioni di abitanti sono stati sfollati forzatamente dalle proprie case lo scorso anno, sarebbe a dire uno ogni tre secondi.

Per l'Unhcr questi flussi umani senza precedenti non sono solo conseguenza dei conflitti: siccità e desertificazione determinano queste migrazioni ed è la Convenzione dell'Onu per combattere la desertificazione (Unccd) che nella Giornata mondiale per combattere il fenomeno, il 17 giugno, ha ribadito che entro il 2025, 1,8 miliardi di persone soffrirà a causa della preoccupante scarsità di acqua e due terzi della popolazione globale dovrà rapportarsi con lo stress idrico.

In Parallel, l'agenzia delle Nazioni Unite per il settore dell'agricoltura, ha già pubblicato diversi studi sugli impatti che le siccità hanno su settore agricolo e sicurezza alimentare, mostrando come siano le povere comunità rurali le vittime più colpite.
Così la Fao, l'Organizzazione Onu per l'alimentazione e l'agricoltura, il 19 giugno ha firmato con la World Meteorological Organization un accordo per favorire la cooperazione al fine di ridurre le conseguenze negative dei cambiamenti climatici, definendoli una “potenzialmente irreversibile minaccia per le società umane, gli ecosistemi naturali e la sicurezza alimentare".

di Elis Viettone

lunedì 26 giugno 2017
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