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I Paesi più innovativi al mondo: Svizzera al primo posto, Italia 29esima

Per il Global Innovation Index dell’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale siamo 29esimi. Deboli gli investimenti nell’istruzione e l’accesso al credito, ma siamo tra i primi per sostenibilità ecologica delle infrastrutture.

Il Global Innovation Index (Indice di innovazione globale) elaborato dall’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (World Intellectual Property Organization, Wipo), dalla Business school Insead e dalla Cornell University fornisce ogni anno dal 2007 una classifica dei Paesi del mondo in relazione alla loro capacità di innovazione. L’edizione del 2017, uscita il 15 giugno, presenta la performance di 127 Paesi avvalendosi di 81 indicatori che considerano l’innovazione dal punto di vista del panorama politico, dell’educazione, delle infrastrutture e del mondo delle imprese.

Per il settimo anno consecutivo è la Svizzera il Paese numero uno per l’innovazione. Seguono Svezia, Olanda, Stati Uniti e Regno Unito. L’Italia si colloca al 29esimo posto, alle spalle di Estonia, Malta, Belgio e Spagna.

La situazione del nostro Paese si comprende meglio entrando nel dettaglio di alcune delle aree che compongono il punteggio complessivo. Alcuni punti deboli saltano immediatamente all’occhio: il primo riguarda il settore politico-istituzionale, nel quale ci classifichiamo 46esimi su scala globale per efficacia dell’azione governativa. In relazione a capitale umano e ricerca, poi, siamo 75esimi per investimenti nell’istruzione, seppur salendo di cinque posizioni rispetto allo scorso anno. Al livello dei mercati siamo 84esimi per accesso al credito, mentre per quanto riguarda il mondo delle imprese, siamo 109esimi per afflussi netti di investimenti diretti esteri.

Buoni invece i dati sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per cui siamo 17esimi in quanto a servizi governativi online e ottavi per partecipazione digitale. Ottimi, infine, i dati sulla sostenibilità ecologica delle infrastrutture, per i quali ci attestiamo come quarti su scala globale.

L’analisi del Global Innovation Index di quest’anno presta particolare attenzione alle innovazioni dei sistemi agricoli e alimentari, ruotando attorno al concetto di “Innovation feeding the world”: l’innovazione che nutre il mondo. Negli anni a venire, infatti, il settore alimentare sarà investito da una enorme crescita nella domanda globale, un’aumentata competizione per le risorse naturali, e gli effetti del cambiamento climatico. Per questo l’innovazione è e sarà decisiva sia per sostenere la crescita produttiva necessaria a far fronte all’aumento di domanda sia per sviluppare sistemi sostenibili di produzione, distribuzione, consumo e gestione dei rifiuti alimentari.

Dal documento emergono alcuni messaggi chiave:

  1. Nonostante la crescita economica globale stia guadagnando terreno, l’aumento di investimenti e produttività sono ai più bassi livelli storici. Ad eccezione della Cina, i tassi di crescita degli investimenti nei Paesi a medio reddito, solitamente più elevati rispetto ai Paesi ad alto reddito, sono scesi a livelli simili di quest'ultimi. È rallentato anche l’aumento di produttività delle economie emergenti, che ha quindi frenato il processo di convergenza con le economie più avanzate.
  2. L’innovazione agricola digitale e un migliore recepimento dell’innovazione da parte dei Paesi in via di sviluppo possono contribuire alla risoluzione delle più grandi sfide del sistema alimentare. I progressi della genetica e delle nano- e bio-tecnologie nel settore agricolo hanno infatti dimostrato di poter determinare aumenti della produttività e conferire migliori proprietà nutritive ai prodotti della terra, e i big data stanno riconfigurando i sistemi agricoli dando corpo a un’agricoltura digitale che si avvale di sensori, droni e robotica per migliorare i processi. Il problema è che questi sviluppi tecnologici si dispiegano lentamente in molte parti del mondo, mentre in altre, come l’Africa Sub-Sahariana, non arrivano proprio. Per questo le politiche pubbliche devono prevedere meccanismi di finanziamento per stimolare l’innovazione nella produzione agricola e alimentare, e i Paesi in via di sviluppo devono investire maggiormente nella ricerca.
  3. Bisogna stimolare la convergenza nei sistemi dell’innovazione. Nella classifica di quest’anno, infatti, i Paesi a medio reddito si sono allontanati dai primi 25 posti (occupati per lo più da Paesi ad alto reddito), ampliando il divario nel campo dell’innovazione. L’unica eccezione è la Cina, che quest’anno guadagna 3 posizioni, diventando il 22esimo Paese più innovativo al mondo dopo essere stato il primo Paese a medio reddito a prendere posto tra i migliori 25 nel 2016.

 

Scarica il Global Innovation Index 2017

 

di Lucilla Persichetti

martedì 20 giugno 2017

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