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Conclusa la conferenza Onu per salvare gli oceani e usarli in modo sostenibile

Approvato un documento che ribadisce in 14 punti l’importanza dell’ecosistema marino. Proposte più di mille “azioni volontarie” da parte della società civile, comprese due iniziative di Legambiente per il Mediterraneo.

Leader mondiali, rappresentanti della società civile, del mondo accademico e imprenditoriale hanno partecipato dal 5 al 9 giugno alla Ocean Conference dell’Onu a New York per trovare e applicare soluzioni che contrastino il deterioramento degli oceani, come sancito dall’Obiettivo 14 di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu. Si è trattato della prima conferenza internazionale incentrata esclusivamente sull’approfondimento di un singolo SDG ed è stata organizzata in una conferenza plenaria e sette partnership dialogues, conferenze specifiche su temi prioritari individuati dai lavori preparatori.

Tema chiave della conferenza è stata la fermezza nel perseguimento degli impegni di Parigi cercando di passare il più velocemente possibile dalle parole alle azioni.

“Conservare i nostri oceani e usarli in maniera sostenibile è conservare la vita stessa”,  il Segretario Generale dell’Onu António Guterres ha aperto così la conferenza il 5 giugno, aggiungendo la necessità di mettere da parte le logiche di breve periodo che comportano, invece, catastrofi di lungo periodo.

Sulla stessa linea d’onda, Peter Thomson, presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, ha sottolineato l’importanza di questa conferenza, che rappresenta la migliore opportunità (se non l’unica) per ribaltare i danni che le attività umane stanno provocando agli oceani.

In apertura di questa conferenza è stata presentata, e poi approvata, la “Call for action”, documento nel quale si ribadisce in 14 punti l’importanza degli oceani a livello globale, per la vita del pianeta e per il suo sviluppo economico e sociale. Per questo motivo, tutte le azioni umane che comportano danni di lungo periodo a queste risorse, richiedono un’azione forte e coordinata di contrasto a livello globale. Il documento propone alla fine una serie di comportamenti che richiedono l’impegno non solo dei governi, ma anche, e soprattutto, degli stakeholder. Una priorità che emerge dalla call e che preme sulla salute dei mari e degli oceani, è quella di liberarli dalle plastiche, cercando di non delegare tutta la responsabilità di questa operazione alle politiche di governo, ma coinvolgendo tutti i protagonisti della società civile. In particolare vengono indicate come linee guida la corretta gestione dei rifiuti e la prevenzione attraverso l’uso di materiali innovativi.

Particolarmente incisiva è stata la presenza delle azioni volontarie, più di mille, che molti proponenti si sono impegnati a mettere in atto. Da parte dell’Italia, ad esempio, Legambiente ha proposto due progetti sul Mediterraneo: il primo, sul tema del marine litter (necessità di vietare l’utilizzo dei sacchetti di plastica non compostabile in tutti i Paesi costieri); il secondo, in partnership con l’Università di Siena, per rendere la cittadinanza attiva nella ricerca scientifica, come dimostrato dalla nuova edizione del progetto Goletta Verde, in partenza a breve.

 

di Giulia D’Agata

giovedì 15 giugno 2017
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