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Nel 2030 la metà degli americani sarà obesa: l'allarme dell'Ocse

In occasione della Giornata europea dedicata all'obesità il 20 maggio, l'Ocse ha stilato una classifica: l'Italia è terzultima. Istruzione e comunicazione gli strumenti chiave per invertire la tendenza globale, ancora in aumento.

L'Italia è terzultima in classica ma per una volta si tratta di un'ottima notizia.
In occasione della Giornata europea dedicata all'obesità il 20 maggio, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha pubblicato il rapporto “Obesity update 2017”, nel quale ha condotto una ricerca sulla situazione dell'obesità nei Paesi Ocse e a livello globale, concludendo che l'Italia, e subito dopo la Corea e il Giappone, hanno tassi di cittadini rischiosamente sovrappeso nettamente inferiori a quelli dei Paesi che dominavano la classifica, come gli Stati Uniti, primi qualificati, o, a seguire, il Messico e la Nuova Zelanda.

Ma se l'Italia può dire di cavarsela bene, il problema su scala mondiale non può essere sottovalutato. Si calcola che due adulti su sei siano in sovrappeso o obesi, mentre un bambino su sei soffre di questi problemi ma le proiezioni sull'andamento del futuro elaborate dall'Ocse non lasciano molte speranze. Da qui al 2030 la percentuale di abitanti della Terra obesi è destinata a crescere costantemente, toccando relativamente il 47% della popolazione americana, il 39% di quella Messicana e il 35%  di quella britannica e un inversione di tendenza non si vede all'orizzonte.

Le caratteristiche sociali comuni generalmente connesse all'eccesso di peso denotano un livello di istruzione basso o uno status socioeconomico svantaggiato e colpisce solitamente più di frequente il genere femminile, anche se secondo i dati raccolti dall'Ocse questa deriva sta crescendo più velocemente tra gli uomini. Le donne con minori studi alle spalle hanno una possibilità doppia, o a volte anche tripla, di sviluppare l'obesità rispetto alle concittadine dai livelli di istruzione più alti. Ecco quindi come appare più evidente la correlazione tra peso fuori misura e diseguaglianze sociali.

Nella relazione vengono individuati alcuni strumenti  della comunicazione che possono essere utili ad arginare l'epidemia. Ad esempio, un più chiaro e completo etichettamento dei cibi, per meglio orientare le scelte dei consumatori, così come in alcuni Paesi leggi analoghe riguardano i ristoranti, dove le pietanze che compaiono nel menù devono precisamente riportare composizione e proprietà nutritive. Altro importante mezzo, le campagne di sensibilizzazione sul tema della salute in relazione a una corretta alimentazione, che possono percorrere, oltre ai canali tradizionali, anche le vie dei social media.

di Elis Viettone

giovedì 18 maggio 2017
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