per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

Artico, lo scioglimento dei ghiacci impone nuove tutele dell'habitat naturale

Il Rapporto dell'Iucn evidenzia sette siti marini che hanno le caratteristiche per richiedere lo status di patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco. Ricerca del petrolio, pesca intensiva e navigazione le nuove minacce alla biodiversità.

Tra le conseguenze inaspettate dello scioglimento dei ghiacci nell'Artico c'è anche la necessità di stabilire nuove aree protette. A seguito di questo fenomeno, infatti, sono molte le aree che diventano accessibili alla navigazione, alla pesca a strascico e alle esplorazioni legate alla ricerca del petrolio e che hanno quindi ora bisogno di nuove tutele.

A lanciare l'allarme è il Rapporto “Natural Marine World Heritage in the Arctic Ocean: Report of an expert workshop and review processdell'International Union for Conservation of Nature (Iucn), in collaborazione con il Natural Resources Defense Council (Nrdc) e il Centro per la tutela del patrimonio dell'Unesco che alla presentazione del 4 aprile a Monaco ha posto l'accento su sette siti marini che potrebbero chiedere lo status di patrimonio dell'Unesco.

L'importanza della protezione di questi siti, complessivamente 14 milioni di chilometri quadrati, è strettamente connessa alla difesa della loro biodiversità. Qui sono di casa specie assenti o rare nel resto del Pianeta, come megattere, narvali e trichechi, o l'orso polare e le pulcinelle di mare, entrambi già inclusi nella lista delle specie a rischio compilata dalla Iucn (List of Threatened Species).

Se le cause possono essere molteplici un dato è certo: la Regione si sta scaldando a una velocità doppia rispetto a quella del resto del Pianeta, aprendo vie prima interdette a diverse attività economiche, quali appunto il settore energetico o quello della pesca industriale.

“L'Artico ha il ruolo cruciale nel ridisegnare il quadro climatico globale e ospita una grande varietà di specie, molte di esse a rischio”, ha precisato Carl Gustaf Lundin, direttore del Programma marino dell'Iucn, “La Convenzione per la tutela del patrimonio dell'umanità ha un grande potenziale per aumentare la ricerca e la protezione degli habitat più rari della Regione”.

La ricerca, supportata dal Principe Alberto II di Monaco e dal Wwf-Canada, ha dunque individuato sette aree intitolate a chiedere la tutela Unesco, ovvero:

  1. il Remnant Multi-Year Sea Ice e l'Ecoregione Northeast Water Polynya, dove vivono diversi esemplari di orsi polari;
  2. l'Ecoregione dello Stretto di Bering, una delle principali tratte migratorie per milioni di uccelli e mammiferi marini,
  3. l'Ecoregione del Northern Baffin Bay, dove avviene la più importante aggregazione delle gazze marine;
  4. l'Ecoregione del Scoresby Sound Polynya, il sistema di fiordi più grande al mondo dove si trovano le balene artiche;
  5. l'Arcipelago delle High Arctic, che ospita l'85% della popolazione mondiale di gabbiani d'avorio;
  6. la baia di Disko e l'Ecoregione Store Hellefiskebanke, un habitat invernale cruciale per il tricheco della Groenldandia occidentale e per centinaia di migliaia di edredoni reali;
  7. Il Great Siberian Polynya, dove le formazioni e gli scioglimenti stagionali dei ghiacci influenzano i processi oceanici con ripercussioni ad ampio raggio.

di Elis Viettone

martedì 25 aprile 2017
#goal14 #ASviS_Altre_News

Aderenti

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale