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Grande barriera corallina: due terzi colpiti da sbiancamento senza precedenti

Ricognizioni aeree hanno rivelato danni alla barriera corallina australiana per un’estensione di 1500 km: è il secondo fenomeno di sbiancamento in soli 12 mesi. A dare l’allarme è il Centre of Excellence for Coral Reef Studies.

Nel 1981 le Nazioni Unite hanno assegnato alla Grande barriera corallina australiana lo status di patrimonio mondiale dell’Unesco. Oggi questo status potrebbe essere a rischio.

Per la seconda volta in soli 12 mesi, infatti, sondaggi aerei hanno rivelato uno sbiancamento di massa dei coralli: nel 2016 il fenomeno aveva colpito la regione Nord della Barriera, mentre quest’anno è la parte centrale a subire la decolorazione più intensa.

A lanciare l’allarme è l’Arc Centre of Excellence for Coral Reef Studies, il Centro di eccellenza per gli studi sulla barriera corallina del Consiglio di ricerca australiano, i cui scienziati hanno completato ricognizioni aeree di 800 diverse barriere coralline lungo 8mila chilometri nel 2016 e nel 2017. Il direttore del Centro, Terry Hughes, ha affermato che il danno complessivo causato dai continui fenomeni di sbiancamento si estende per 1500 chilometri, lasciando illesa soltanto la regione Sud della colonia.

“E’ la quarta volta che la Grande barriera corallina subisce uno sbiancamento così severo” ha dichiarato James Kerry, uno dei biologi marini che hanno condotto i sondaggi aerei. “Nel 1998, 2002, 2016 e ora nel 2017. I coralli decolorati non necessariamente sono coralli morti, ma nella regione centrale interessata pesantemente possiamo anticipare che si registreranno alti livelli di perdita dei coralli”.

Lo sbiancamento dei coralli è causato dall’innalzamento delle temperature dell’acqua, un fenomeno esacerbato dal cambiamento climatico e dal riscaldamento globale, poiché gli oceani assorbono intorno al 93% dell’aumento delle temperature terrestri. Quando le temperature dell’acqua eccedono i livelli di tolleranza dei coralli, questi espellono le alghe simbiotiche zooxanthellae, responsabili dei brillanti colori delle colonie. Se il fattore di stress dura pochi giorni, i coralli possono tornare rapidamente allo stato normale, ma quando lo stress dura diversi giorni consecutivi, il corallo rischia di morire e diventare oggetto dell’azione distruttiva della fauna ittica e del mare, sgretolandosi in poche settimane.

I danni più recenti sono avvenuti a seguito di temperature da record e senza il coinvolgimento di El Niño, un fenomeno climatico periodico che provoca un anomalo riscaldamento delle acque oceaniche.

A destare preoccupazione è soprattutto la vicinanza senza precedenti tra gli ultimi due episodi di decolorazione. I coralli hanno bisogno di almeno un decennio per riprendersi completamente, ma la prossimità degli eventi del 2016 e del 2017 rende praticamente impossibile un’inversione di tendenza. Secondo James Kerry, “uno sbiancamento massiccio che si verifica con 12 mesi di intervallo offre zero possibilità di recupero per i coralli danneggiati nel 2016”.

Come ricorda uno studio pubblicato a marzo sulla rivista Nature, per arrestare il processo di morte della Barriera corallina, che minaccia quasi 400 diversi tipi di corallo, oltre 1500 specie di pesci e 4mila varietà di molluschi, i governi mondiali dovranno prendere urgenti misure per ridurre il riscaldamento globale e tenere sotto controllo le temperature degli oceani.

 

di Lucilla Persichetti

martedì 18 aprile 2017
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