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Editoriale: La Strategia di sviluppo sostenibile sia quella del Paese

Il 12 marzo il ministero dell'Ambiente ha discusso la bozza di Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile con la società civile. All'incontro ha partecipato anche il presidente dell'ASviS Pierluigi Stefanini, che ha sottolineato che la strategia necessita di ulteriori elementi per essere efficace. Ecco il suo intervento.

Il lavoro svolto dal ministero dell’Ambiente per elaborare la bozza di Strategia nazionale di sviluppo sostenibile è stato il frutto di un dialogo con gli altri ministeri e con la società civile che ha recepito diversi input forniti dall’ASviS nel corso degli ultimi 12 mesi. La Strategia guarda a tutti gli aspetti degli SDGs e non solo alla tematica ambientale, come inizialmente immaginato. E’ stata realizzata con un’analisi attenta del posizionamento dell’Italia rispetto agli SDGs e lega obiettivi, target e indicatori andando anche al di là degli indicatori individuati dall’Onu per cogliere la realtà italiana. In molti casi il documento identifica dei target numerici da raggiungere entro il 2030, ma soprattutto la Strategia prevede un programma nazionale di educazione allo sviluppo sostenibile finalizzato a formare le nuove generazioni.

Ci sono però ancora delle debolezze:

  • manca un “modello” concettuale che identifichi in modo esplicito obiettivi “sinergici”, “indipendenti” e “conflittuali”. In questo modo, sembra che non ci siano trade-off, ad esempio, tra crescita economica ed emissioni, o elementi comuni, ad esempio tra lotta alla povertà e dinamiche macroeconomiche;
  • mancando una quantificazione dei costi delle singole misure non c’è una valutazione ancorché generale, della compatibilità delle diverse politiche con le disponibilità di bilancio;
  • per molti target manca il riferimento preciso ad un obiettivo quantitativo;
  • manca il riferimento a recenti decisioni, come la legge delega per l’introduzione di un reddito minimo;
  • si fa riferimento ad alcuni strumenti già disponibili, ma non c’è una valutazione dell’appropriatezza di questi ultimi al fine di raggiungere gli obiettivi fissati. Questo elemento è estremamente importante per segnalare ai decisori politici le priorità su cui concentrarsi.   

Senza entrare nelle singole aree diintervento, vorrei formulare alcune osservazioni sulla governance del processo, alla quale ci sono solo pochissimi riferimenti generici nel testo attuale. Ribadisco qui alcuni dei punti già proposti in occasione della pubblicazione del Rapporto ASviS di settembre:

  • Se lo sviluppo sostenibile deve divenire il paradigma di riferimento per l’Italia, riteniamo opportuno l’inserimento di tale principio nella Costituzione, operando sugli articoli 2, 3 e 9.
  • Il lavoro di coordinamento svolto dal Ministero dell’Ambiente per predisporre la Strategia di sviluppo sostenibile, per quanto encomiabile, mostra come la complessità e le implicazioni pluriennali delle scelte politiche necessarie per raggiungere gli SDGs richiedano una forte assunzione di responsabilità da parte del Presidente del Consiglio per l’attuazione dell’Agenda 2030. Riteniamo quindi che, nel disegno della governance del processo, questo aspetto vada reso esplicito.
  • Ribadiamo la proposta che la Strategia sia approvata dal Consiglio dei Ministri e non dal Cipe.
  • In considerazione del ruolo strategico che gli investimenti pubblici e privati assumono nella costruzione di un futuro sostenibile, e del nuovo modo di declinare il concetto stesso di politica economica, proponiamo di trasformare il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) in “Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile”, presieduto dal Presidente del Consiglio, e di rivederne la composizione alla luce delle responsabilità dei singoli ministeri nell’attuazione dell’Agenda 2030.
  • Poiché quest’ultima non chiama in causa unicamente le istituzioni politiche, ma richiede il coinvolgimento degli stakeholder nei processi decisionali e li spinge ad assumere direttamente iniziative utili per raggiungere gli SDGs, proponiamo la creazione di un Comitato consultivo sull’Agenda 2030 e le politiche per lo sviluppo sostenibile, cui partecipino esperti nelle varie materie rilevanti per gli SDGs e rappresentanti delle parti sociali e della società civile.
  • La Strategia propone rapporti almeno biennali sugli avanzamenti verso gli SDGs. Noi riteniamo che la frequenza dovrebbe essere “annuale”.
  • Riteniamo urgente, e siamo dispiaciuti che ciò non sia già avvenuto, un’analisi dettagliata dell’attuale distribuzione delle responsabilità attribuite ai comitati interministeriali esistenti rispetto alle materie dell’Agenda 2030. Analoga analisi riferita ai diversi livelli di governo dovrebbe essere svolta dalla Conferenza Unificata, per poi definire le azioni più opportune al fine di assicurare l’allineamento tra politiche nazionali e territoriali.
  • Riteniamo indispensabile il disegno e la realizzazione di una campagna informativa estesa e persistente nel tempo sui temi dello sviluppo sostenibile, che diffonda in modo capillare e in forme facilmente comprensibili i contenuti del Rapporto annuale di cui sopra.
  • A oltre un anno dalla firma dell’Agenda 2030 il Paese non dispone ancora di una base dati “ufficiale” con gli indicatori esistenti per l’Italia tra gli oltre 230 selezionati dalle Nazioni Unite rilevanti per l'Italia. Riteniamo quindi necessario che l’Istat realizzi quanto prima tale strumento, con dati riferiti non solo alle medie nazionali, ma anche a disaggregazioni territoriali (in particolare per le città), per gruppi socio-economici rilevanti e per genere. Invitiamo il Governo ad assicurare che il Sistema statistico nazionale disponga delle risorse umane e strumentali per elaborare tutti gli indicatori definiti dalle Nazioni Unite e quelli complementari definiti dalla Strategia, assicurarne la tempestività e il dettaglio, così da massimizzarne l’utilità per tutte le componenti della società.


L’intervento alla presentazione della bozza di Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, il 12 marzo al ministero dell’Ambiente.


di Pierluigi Stefanini
Presidente dell’ASviS

giovedì 30 marzo 2017
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