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World Water Day: acque reflue, da scarti a opportunità, in linea con Agenda 2030

Di fronte alla domanda crescente di acqua, questi rifiuti si affermano sempre più come fonte alternativa affidabile, cambiando il loro modello di gestione dal “trattamento e smaltimento” al “riutilizzo, riciclaggio e recupero della risorsa".

Finiscono incautamente nei corsi d'acqua e negli oceani, dopo essere servite alle diverse attività umane, dall'industria all'agricoltura, eppure, per l'alto contenuto di sostanze nutrienti e altri materiali riciclabili, se trattate o raccolte adeguatamente potrebbero essere trasformate in una importante risorsa.

Le acque reflue sono infatti nell'80% del totale mondiale gettate direttamente nell'ambiente e in alcune zone del Pianeta questa percentuale arriva fino al 95%.

A ricordare l'occasione persa rappresentata da un buon ciclo di impiego delle acque in tutte le sue fasi è il Rapporto dell'Unesco “Wastewater: The Untapped Resource” pubblicato il 22 marzo, Giornata mondiale dell'acqua.

Se da una parte la popolazione aumenta costantemente, dall'altra cresce anche la produzione di acque reflue da parte dei cittadini globali; ecco perché una nuova gestione del ciclo dell'acqua, più sostenibile, in linea con gli Obiettivi dell'Agenda 2030, assume oggi ancora una maggiore rilevanza.

Sebbene solo uno dei 17 Goal dell'Onu faccia esplicito riferimento al tema dell'acqua pulita (Goal6), un'inversione di tendenza in questo settore assicurerebbe e aiuterebbe crucialmente il raggiungimento e l'affermarsi anche di altri Obiettivi, come fa notare anche l'Ocse.

Nel mondo due cittadini su tre vivono in un'area che soffre almeno un mese all'anno una forte siccità che ne compromette le attività quotidiane, così come si stima che nel 2012 siano state 842mila le morti nei Paesi a medio e basso reddito causate da acqua potabile contaminata e servizi igienico-sanitari inappropriati.

Non più “un peso di cui liberarsi o un disturbo da ignorare”, si legge nel Rapporto, perché oltretutto “l’impatto immediato, (di una scorretta gestione delle acque reflue, nda), è il degrado degli ecosistemi acquatici e le malattie trasmissibili, attraverso la fornitura di acqua dolce contaminata, con delle conseguenze notevoli sul benessere delle comunità e sui mezzi di sostentamento delle popolazioni”.

Un tempo destinate solo all'’irrigazione, ora le acque reflue trattate potrebbero offrire acqua sostenibile e affidabile per le industrie e per i centri urbani, divenendo economicamente vantaggiose se il punto di riutilizzo è vicino al punto di produzione.

Di questi argomenti si è in parte occupato anche il seminario “Acqua è vita, dignità, diritto”, organizzato a Milano dalla onlus Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’acqua e nel quale è intervenuto anche in portavoce dell'ASviS, Enrico Giovannini. Focus dell'incontro in particolare è stata l'analisi di come l'Italia sia pronta a reagire allo stress idrico, determinato anche dal cambiamento climatico e dall'inquinamento delle falde, e che cosa stia effettivamente portando avanti per adeguarsi agli standard delle direttive Ue sul trattamento delle acque reflue.

Senza tralasciare l'aspetto giuridico: la onlus rivendica infatti l'inclusione dell'acqua negli ordinamenti di tutti i Paesi come “un diritto umano, autonomo e specifico, così come sancito nel 2010 dall’Onu con la Ris. 64/92 approvata da 142 Stati, cui spetta perciò la responsabilità di garantire l’accesso all’acqua potabile e a servizi igienici di base in quanto diritti umani”.

Al quadro italiano si applica anche l'Istat che, statistiche alla mano, pubblica la fotografia di un Paese sulla rotta del riciclo delle risorse idriche ma che deve migliorare di molto le proprie prestazioni. In particolare nel periodo 2001-2010 si è registrato un aumento del 6% della quantità di acque "rinnovabil" rispetto al trentennio precedente (1971-2000). Aiuta certo l'aumento complessivo delle precipitazioni rilevato dall'Istituto statistico, che  vede un aumento dell’1,8%, dai 241 miliardi di metri cubi all'anno del 1970-2000 ai 302 miliardi del 2011-2015, anche se solo l'11% di queste acque vengono raccolte e riutilizzate in agricoltura o atri settori.

Così come un serio spreco avviene nelle reti di distribuzione e quasi una famiglia su 10, il 9,4%, lamenta una fornitura acquifera irregolare nella propria casa e non sono poche le zone che fronteggiano spesso questo problema, come Calabria, 37,5%, Sicilia 29,3% Sicilia, e Abbruzzo, 17,9%. Maglia nera a Potenza, 68,8%, e Palermo, 54,6%.

di Elis Viettone

lunedì 27 marzo 2017
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