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Brevetti: l’Italia al 10mo posto su 38 Paesi aderenti all’Epo

Le aziende con un alto tasso di richieste per i diritti di proprietà intellettuali sono tra le più economicamente forti in Europa e forniscono un grande sbocco occupazionale.

Nell’ultimo rapporto annuale redatto dall’European Patent Office (Epo), si registra la presentazione nel 2016 di circa 160mila domande di brevetti, 4.166 delle quali da inventori italiani. Si tratta di un dato in crescita rispetto agli anni precedenti che posiziona l’Italia al decimo posto tra tutti i Paesi aderenti.

L’aumento della richiesta di brevetti è un aspetto molto positivo poiché esprime l’attività innovativa di un Paese. Secondo uno studio effettuato dell’Epo in collaborazione con l'Ufficio per la proprietà intellettuale dell'Unione europea (Euipo) sull’impatto dei diritti di proprietà intellettuale sull’economia europea, oltre il 42% dell'attività economica totale, pari a circa 5.700 miliardi di euro, è generato dalle imprese che compilano molte richieste di brevetto, di queste il 15,3% sfrutta quelli registrati.

Nel grafico a lato vengono mostrate le 10 aziende che fanno più richiesta di registrazione dei brevetti.

Come si vede, moltissime sono le imprese europee che investono fortemente in innovazione, soprattutto tecnologica. Secondo il report, almeno la metà delle aziende europee sono ad alta densità di proprietà intellettuale e tra le prime 20 troviamo aziende che si occupano di settori come quello ingegneristico, finanziario, immobiliare, assicurativo, informatico e farmaceutico.

Molto importante è anche il contributo occupazionale, riportato nel documento, che le imprese molto attive nella ricerca innovativa apportano nel mercato del lavoro europeo.

Le industrie altamente innovative, infatti, hanno dato un impiego a circa 60 milioni di persone (il 38% dei lavoratori europei). Chi lavora in queste imprese, inoltre, percepisce anche salari più elevati: lo stipendio medio è pari al 46% in più rispetto a quello riconosciuto ai lavoratori impiegati in altri settori.

Queste compagnie risultano avere una maggiore resilienza nell’affrontare le crisi economiche. Comparando i dati del rapporto del 2013, è stato rivelato che il loro contributo all’economia dell’Ue è addirittura incrementato leggermente.

Un altro dato significativo mostra l’Ue particolarmente forte nelle tecnologie di mitigazione dei cambiamenti climatici. Questo settore impiega 1,2% della forza lavoro europea, generando il 2,1% del prodotto economico.

 

di Giulia D’Agata

mercoledì 22 marzo 2017
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