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L’Emilia Romagna all’avanguardia su educazione e investimenti sostenibili

La Regione approva e promuove progetti finalizzati alla diffusione e allo sviluppo delle competenze nell’ ambito della sostenibilità. Incalza anche per il raggiungimento del 50% di acquisti sostenibili.

L'Assemblea legislativa ha approvato il 28 febbraio il Programma di educazione alla sostenibilità dell'Emilia-Romagna 2017/2019 che l’Arpae, l’Agenzia ambientale della Regione,  ha presentato il 9 marzo in un convegno a cui hanno partecipato tra gli altri: Valeria Fedeli (Ministra Istruzione), Barbara Degani (Sottosegretario Ambiente), Paola Gazzolo (Assessore Ambiente Regione ER) e Patrizio Bianchi (Assessore Scuola e formazione Regione ER).

Il programma triennale di educazione alla sostenibilità 2017/2019 (giunto quest’anno alla sua settima edizione) promuove la conoscenza, la consapevolezza e il comportamento sostenibile in un’ottica di apprendimento di lungo termine scegliendo di utilizzare metodologie di educazione che modifichino nel concreto gli stili di vita per renderli più sostenibili.

Questo strumento si è costantemente evoluto nel tempo ed ha prodotto oltre 500 progetti cogestiti da scuole e Centri di educazione alla sostenibilità che hanno fatto crescere la cultura ambientale su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna.

Il Programma è strutturato in due chiavi di lettura: l'economia circolare e la resilienza delle città con la quale ci si riferisce a una strategia che implica un nuovo modo di produrre e di consumare per prevenire gli scarti di materia ed energia e l'inquinamento; la seconda è la mitigazione e l'adattamento per i cambiamenti climatici, tematica soggetta a due percezioni contrastanti (sottovalutazione e catastrofismo) e sulla quale il Programma si propone di fornire gli strumenti per una corretta analisi e per un cambiamento dei  sistemi di gestione e stili di vita.

Nelle quattro parti del programma si affrontano temi come l’alimentazione culturale e le strategie per la sostenibilità e l'educazione, le politiche e le azioni dell'Emilia-Romagna per la sostenibilità, le azioni educative integrate (che comprendono dieci aree d’intervento) e la governance, l’organizzazione, il sostegno e il monitoraggio della rete Res (rete educazione alla sostenibilità).

Il servizio di formazione e informazione sulla cultura della sostenibilità è fornito su più livelli attraverso i Centri di educazione alla sostenibilità (Caes, sono già 38 sparsi su tutto il territorio) accreditati dalla Regione in base a criteri di qualità di strutture e progetti.

Il progetto di educazione alla sostenibilità s’inserisce in un quadro regionale tra i più trainanti in Italia nell’ambito della sostenibilità.

L’Emilia-Romagna, già negli anni passati, ha dimostrato di essere una delle regioni leader, in Italia, nell’ambito dell’economia sostenibile. Secondo l’ultimo programma della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna della X Legislatura, infatti, “le aziende che hanno investito sull’ambiente sono più di 29000 (rendendola la terza regione in Italia) con un incremento delle aziende con certificazione ambientale che non ha pari a livello nazionale, con indicatori economici e di occupazione che lasciano intravedere un potenziale di grande crescita”. Inoltre, anche in termini di ricerca e sviluppo, questa regione conserva il primo posto per numero di brevetti.

Anche per il nuovo triennio, la Regione Emila Romagna si è prefissata grandi obiettivi. Il nuovo Piano coordinato dalla Direzione Generale Territorio e Ambiente con il supporto tecnico di ERVET (società della Regione Emilia-Romagna che opera come agenzia di sviluppo territoriale a supporto della Regione) ha l’obiettivo, infatti, di raggiungere il 50% di acquisti sostenibili attraverso una serie di azioni già in corso e da attuare entro il 2018.
Gli  obiettivi operativi del nuovo piano sono:

  1. Accrescere le competenze degli addetti agli acquisti presso la Regione Emilia Romagna e negli Enti Locali, più in generale: formazione e informazione
  2. Sensibilizzare e diffondere buone pratiche di acquisto e consumo attraverso il coinvolgimento delle università, Enea, enti parchi, ASL, etc.
  3. Promuovere l’applicazione dei criteri ambientali nella normativa, nella programmazione e negli strumenti di pianificazione regionali e locali
  4. Incentivare l’innovazione attraverso strumenti quali gli appalti pre-commerciali (sperimentazione in ambito di progetti di R&S)
  5. Sviluppare progetti speciali nel settore dei lavori pubblici
  6. Incentivare l’adozione dei CAM negli acquisti e nei bandi di finanziamento attraverso la partecipazione a programmi comunitari.

di Giulia D’Agata

venerdì 10 marzo 2017
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