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Obiettivo 5 e Festa della Donna, ad “Alta sostenibilità” il lavoro femminile

Alle donne, al lavoro e ai diritti, ma purtroppo anche alla violenza di genere, è dedicata l'ultima puntata della rubrica in onda su Radio Radicale, a cura di Ruggero Po e Valeria Manieri, che di volta in volta affronta uno degli SDGs.

In occasione della Festa della Donna, un focus sulle tematiche che oggi più investono le lavoratrici-mogli-madri viene offerto da più prospettive grazie agli interventi di Rosanna Oliva, presidente dell'Associazione Rete per la Parità, Francesca Maria Montemagno, vice presidente del Comitato Pari o Dispare e fondatrice di Outstandinglab, Linda Laura Sabbadini, esperta di statistica sociale, Francesca Bagni Cipriani, consigliera Nazionale di Parità e il giornalista Riccardo Iacona, nella trasmissione ad “Alta sostenibilità”, a cura di Ruggero Po e Valeria Manieri, in onda su Radio Radicale.

Un Otto marzo che si prospetta bollente, con l'annuncio da parte di molte associazioni di uno sciopero internazionale delle donne per protestare contro la violenza di genere. E proprio alla parità di genere, al superamento degli stereotipi, alla difesa della libertà sessuale e riproduttiva, è ispirato il Goal 5 dell'Agenda 2030 dell'Onu, al centro del dibattito della puntata.

Su una premessa tutti concordano: se pure l'obiettivo legato al superamento del divario uomo-donna è incluso nel Goal 5, molti sono gli Obiettivi che trasversalmente riguardano l'empowerment femminile, come ad esempio il Goal 2, Istruzione di qualità per tutti, o il Goal 8, Buona occupazione e crescita economica.

Per Linda Laura Sabbadini è fondamentale tener presente che tutti gli obiettivi dello sviluppo sostenibile devono contenere al loro interno un approccio di genere, dal mercato del lavoro alla formazione. “La crisi economica infatti – spiega l'esperta - ha colpito soprattutto gli uomini, riducendo invece che aumentando le disuguaglianze di genere, ma solo perché gli uomini hanno perso qualcosa, non perché le donne abbiano fatto passi in avanti significativi”. Peggiorata anche la qualità del lavoro delle donne, con un aumento del part-time involontario, ovvero obbligato. “Per fare un esempio è cresciuta la quota di sovra-istruite, cioè di quelle donne che non riescono a fare lavori adeguati al titolo di studio su cui hanno investito”.

La crisi ha rimesso anche in moto l'esercito delle inattive in Italia. Ciò ha provocato, specie al Sud, una crescita dell'attivazione anche delle donne con un basso titolo di studio, normalmente escluse dal mercato del lavoro, per contribuire al mantenimento del nucleo famigliare. “Il raffronto con l'Europa ci vede come fanalino di coda: siamo un Paese che ha un tasso di occupazione femminile in assoluto tra i più bassi, dove siamo arrivati ad avere il part-time a livello della media europea ma semplicemente perché è cresciuto quello involontario e non quale strumento di conciliazione dei tempi di vita personale e professionale”, conclude Sabbatini.

Secondo Riccardo Iacona, le questioni di genere sono un "formidabile strumento per attraversare l'ambito della nostra esistenza" e hanno benefici immediati per tutti, non solo per le donne ma anche per il resto della società. “Anche quest'anno (nella trasmissione Presa Diretta, ndr) abbiamo affrontato il tema del mondo dell'occupazione femminile per andare a scoprire le difficoltà lavorative delle donne, anche le laureate, così come ne parleremo quando tratteremo le disabilità, che in Italia vedono le donne come protagoniste assolute, in quanto solo loro si prendono cura dei non autosufficienti”.

Per il giornalista sono poche le priorità della politica se si vuole davvero costruire una società migliore di quella che abbiamo lasciato, e una di queste è disparità di genere. “Ma dalle parole ai fatti c'è ancora troppa distanza – sottolinea Iacona - Ad esempio se si esaminano in concreto i piani antiviolenza, realizzati con pochissimi mezzi, si capisce che si riesce a fare poco o quasi niente sul piano della prevenzione, considerato da tutti la buona semina, ma che fatica a imporsi. Prima o poi dovremo cominciare già dalle scuole, affinché si allevino nuove generazioni più allenate alla parità di genere. Rispetto al fenomeno del femminicidio, uno Stato serio, di fronte a una strage di queste dimensioni, dovrebbe difendere i suoi cittadini. Ma sembra evidente che questo non avviene se ogni due giorni dobbiamo raccontare queste storie di violenza”.

Alla luce dei cambiamenti industriali e tecnologici, Francesca Maria Montemagno, Presidente di pari o dispari, fa notare come sia sempre maggiore la presenza femminile, anche se manca un modello sviluppo economico più adeguato a quelle che sono le esigenze e un modello economico più inclusivo. “Ma non è solo questo – puntualizza Montemagno – pesano anche la formazione ed educazione in Italia, che in prima battuta scoraggia loro di perseguire una formazione in ambiti scientifici. Sul piano imprenditoriale posso registrare che le start up condotte da donne sono una minoranza, quasi come se le imprese femminili godessero di meno fiducia rispetto a quelle di uomini. Ecco perché sono convinta che non dobbiamo soffermarci solo sull'Obiettivo 5 ma anche passare in rassegna gli altri, come quello che riguarda l'incentivo alla tecnologia”. E non si tratta solo di lavoro. Un aspetto sul quale non abbassare la guardia è la questione dell'educazione sessuale, a ragione inclusa nell'Agenda 2030: “Garantire questo tipo di diritto e di libertà critica mette la donna in una condizione di parità, fornendole quelli che sono gli strumenti di empowerment”, conclude Montemagno.

Sulla bontà delle leggi in materia di lavoro femminile e diseguaglianze, Rosanna Oliva presidente della rete per la parità di genere, ricorda come nel Rapporto che l'ASviS ha pubblicato nel 2016, l'Italia apparisse come un Paese abbastanza progredito: “Perché ha delle buone normative, che magari nemmeno esistono in altri Paesi. Però poi se andiamo a fare un esame approfondito ci rendiamo conto che molte di queste vengono ignorate, non applicate o non monitorate. C'è il caso eclatante del finanziamento per la lotta alle mutilazioni genitali femminili – conlude Oliva - non si sa bene questi fondi che fine abbiano fatto o come siano stati spesi”.

Non rassicurano le parole di Francesca Bagni Cipriani, per la quale andando a studiare i meccanismi di discriminazione sul posto di lavoro, si può concludere che: “Non i 2/3, ma i 4/5 delle discriminazioni a carico delle donne sono legati ai problemi di inadempienza delle norme che regolano il ritorno dalla maternità e i congedi parentali. L'Europa – prosegue Bagni Cipriani - si sta per fortuna posizionando in maniera molto netta su questa materia, preoccupata di rilanciare l'occupazione femminile, tenendo conto del fatto che c'è un problema di conciliazione tra vita privata e vita professionale”.

di Elis Viettone

 

martedì 07 marzo 2017
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