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Giovannini alla Commissione Ambiente del Senato sul futuro sostenibile dell’Europa

Il portavoce dell’ASviS è stato sentito a Palazzo Madama sulla comunicazione della Commissione UE del novembre 2016 sulla sostenibilità nelle politiche europee.

Si è tenuta oggi l’audizione di Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, presso la 13° Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali del Senato avente ad oggetto la Comunicazione (2016) 739 della Commissione Ue al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni: “Il futuro sostenibile dell’Europa: prossime tappe – L’azione europea a favore della sostenibilità”.

Il 22 novembre 2016 la Commissione europea ha presentato tre comunicazioni: la prima sulle prossime tappe per un futuro europeo, la seconda dedicata ad un nuovo consensus europeo sullo sviluppo e la terza relativa ad un rinnovato partenariato con i Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, i cosiddetti Paesi ACP. L’audizione del portavoce dell’ASviS ha avuto ad oggetto la prima, con la quale la Commissione Europea ha realizzato un inquadramento delle 10 priorità della Commissione alla luce degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

L’approccio con cui la comunicazione è stata realizzata, secondo Giovannini, è tuttavia troppo morbido: a fronte di evidenti punti di contatto fra i contenuti dell’Agenda 2030 e le 10 Priorità della Commissione, specialmente in campo climatico, la comunicazione presenta gravi lacune che non permettono di giungere ad una effettiva e piena realizzazione dei principi e degli Obiettivi contenuti nell’Agenda.

In particolare emerge in primo luogo la mancanza di una visione che vada oltre la sola questione ambientale: l’Agenda 2030, infatti, ha trasformato il concetto di sostenibilità rendendolo un tema integrato che comprende, oltre all’ambiente, l’occupazione, l’educazione, le disuguaglianze. Manca poi un riferimento al ruolo delle imprese, nonostante queste abbiano giocato un ruolo fondamentale nella fase di approvazione dell’Agenda. Questa, infatti, si rivolge non solamente ai decisori politici, ma alla società civile in generale e questa lacuna potrebbe avere come effetto quello di una de-responsabilizzazione ed una rinuncia delle imprese rispetto al perseguimento di politiche di sostenibilità. Alcune imprese di grande rilievo, infatti, a fronte della timidezza della Comunicazione della Commissione, sono uscite da BusinessEurope, la confederazione che rappresenta nell’Unione e in 6 Paesi non UE le imprese di ogni dimensione. Manca una proposta di revisione strutturale delle procedure decisionali dell’Unione Europea per permettere la realizzazione di modelli di impatto delle politiche europee basati sugli SDGs. Legata alle procedure decisionali è, infine, l’ultima questione sollevata da Giovannini nel corso dell’audizione: l’attuale riparto delle competenze fra Stati membri e Unione Europea fa sì che alcuni Obiettivi dell’Agenda 2030 debbano essere affrontati a livello euro-unitario ma non a livello statale e che altri Obiettivi possano essere trattati solamente a livello nazionale. In questo contesto, l’Unione potrebbe e dovrebbe assumere un ruolo di catalizzazione delle decisioni nazionali per realizzare una politica complessiva coerente ed efficace.

Infine, nel corso del confronto con i senatori Puppato, Dalla Zuanna e Nugnes sono state evidenziate l’assenza di ogni riferimento nella Comunicazione all’economia circolare ed in particolare l’eccessiva genericità con cui la Commissione europea ha trattato il tema dell’Agenda Urbana, trascurato peraltro anche in Italia a fronte di 60.000 morti all’anno per malattie legate all’inquinamento atmosferico, dato che potrà portare ad una severa sanzione proprio dalla Commissione nei confronti del Paese.

Qui il testo della comunicazione della Commissione (Pdf)

di Carlo Maria Martino

mercoledì 01 marzo 2017
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