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La Banca Mondiale presenta i nuovi dati sull’economia globale

Gli Stati Uniti sono ancora la potenza economica più forte del mondo. Generano, infatti, almeno un quarto del Pil mondiale (24.3%) superando la Cina di 10 punti percentuali (14.8%) e il Giappone di 18 (4.5%).

La Banca Mondiale ha pubblicato questo mese i dati sul Prodotto interno lordo (Pil) mondiale, che nel 2015 è stato pari a un totale di 74mila miliardi di dollari.
Nella classifica delle dieci maggiori potenze economiche, al primo posto troviamo gli Stati Uniti con un Pil di 18,03mila miliardi di dollari, ossia il 24.3% di quello mondiale; al secondo c’è la Cina con i suoi 11mila miliardi che corrispondono al 14,8%; seguono il Giappone con 4,38mila miliardi (4,5%), la Germania con 3,36 (4,54%), il Regno Unito con 2,86 (3,85%), la Francia con 2,42 (3,26%), l’India con 2,09 (2,83%), l’Italia con 1,82 (2,46%), il Brasile con 1,77 (2,35%) e il Canada con 1,55 (2,09%).
Il diagramma di Voronoi a lato mostra gli stati con dimensioni proporzionali al loro peso economico sul totale mondiale.

Sebbene gli Stati Uniti siano lo Stato trainanti,  al livello di continenti il peso maggiore è dato dalle economie degli Stati asiatici che rappresentano un terzo (33,84%) del Pil globale contro il 27,95% del blocco del Nord America.

Nella categoria “Rest of the World” vengono considerati sia stati piccoli, ma con un Pil pro capite abbastanza elevato (come il Lussemburgo), che gli stati grandi (Pakistan) e piccoli (Cuba) a basso reddito. È interessante osservare che questa porzione di Stati produce un Pil quasi esattamente equivalente al divario tra il Pil degli Stati Uniti e quello della Cina. Questo dato rende l’idea di quanto sia profonda, in realtà, la distanza tra queste due potenze economiche.
Un’altra riflessione che si può dedurre dal grafico riguarda il peso del Regno Unito sull’economia europea (è la seconda potenza economica dopo la Germania) e l’impatto economico che avrà la Brexit sull’Ue.
In definitiva i dati dell’economia mondiale del 2016 non sono sorprendenti, ma forniscono una visione globale della situazione economica attuale e possono fornire uno spunto di riflessione sul peso delle conseguenze delle azioni politiche nazionali e internazionali.

di Giulia D’Agata

martedì 28 febbraio 2017
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