per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

Ocse: le migrazioni come parte integrante dello sviluppo di 10 Paesi

Integrandole tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile, si riconoscono gli effetti che le migrazioni hanno nei diversi settori che influiscono sullo sviluppo. Bisogna, però, attuare policy che attenuino gli effetti negativi e accrescano quelli positivi.

Il rapporto “Interrelations between public policies, migration and development” è il documento finale di un progetto sull’analisi dei fenomeni migratori effettuato dal 2013 dall’Ocse in collaborazione con l’Ue.

Questo progetto è stato condotto in dieci paesi in via di sviluppo con significativi tassi di emigrazione o immigrazione: Armenia, Burkina Faso, Cambogia, Costa Rica, Costa d'Avorio, Repubblica Dominicana, Georgia, Haiti, Marocco e Filippine. Il progetto ha avuto lo scopo di fornire ai policy maker la prova che la migrazione possa essere parte integrante dello sviluppo di questi paesi attuando politiche mirate.

Nel rapporto si esaminano le diverse dimensioni della migrazione in settori chiave come: il mercato del lavoro, l'agricoltura, l'istruzione, gli investimenti e i servizi finanziari e la protezione sociale e sanitaria.

  • Molti paesi in via di sviluppo si trovano ad affrontare una forte pressione demografica che la bassa domanda di lavoro non riesce ad assimilare dando origine a tipologie di occupazione informali e vulnerabili. Inoltre, la forte competizione tra i lavoratori, le possibilità di prcepire un salario più alto e avere migliori condizioni di lavoro spingono le persone alla ricerca di migliori opportunità all'estero. La migrazione può influenzare il mercato del lavoro sotto diverse dimensioni sia in maniera negativa che positiva. Se da una parte, infatti, l’emigrazione della maggior parte della popolazione attiva può ridurre l'offerta di lavoro comportando una limitazione della produttività e dello sviluppo del Paese, dall’altra i migranti di ritorno portano capitale finanziario, umano e sociale accumulato all'estero. In questo modo possono iniziare nuove imprese e creare nuovi posti di lavoro nel loro Paese di origine. L'immigrazione, inoltre, può influenzare il salario e l'occupabilità della popolazione nativa, colmando le lacune di manodopera in alcuni settori.
  • Il settore agricolo si basa molto sul lavoro manuale, in particolare nei Paesi in cui mancano gli investimenti nel settore. Pertanto la partenza, l'arrivo e il ritorno dei lavoratori possono potenzialmente alterare le attività delle famiglie e più in generale il settore nel suo complesso. Da una parte, la partenza di un membro diminuisce la disponibilità di lavoro all'interno della famiglia e nella comunità da cui proviene. Di conseguenza, l'emigrazione costituisce una sfida per la sostenibilità del settore agricolo e per lo sviluppo rurale in generale. Dall’altra, la migrazione può essere una fonte di investimenti e d'innovazione per il settore grazie ai guadagni che gli emigrati inviano alle proprie famiglie rimaste nel paese d’origine e grazie al capitale sociale e finanziario che acquisiscono all’estero.
  • La migrazione può svolgere un ruolo importante nel migliorare i livelli d’istruzione individuale e nazionale utilizzando diversi canali. L'emigrazione e l'immigrazione possono modificare la quantità e la composizione del capitale umano disponibile in entrambi i Paesi di origine e di destinazione; la migrazione di ritorno può riportare nuove conoscenze e competenze per il paese di origine; i guadagni maggiori derivanti dallo spostamento possono allentare i vincoli di credito e stimolare gli investimenti in materia di istruzione. In generale, le politiche educative che mirano a un trattamento non discriminatorio e che prevedono un percorso d’istruzione obbligatorio sono in grado di migliorare il capitale umano e aiutare i cittadini a trovare alternative alla emigrazione. Inoltre, quando la domanda di lavoro non sostiene il miglioramento dei livelli d’istruzione, i lavoratori aumentano le loro probabilità di essere impiegati in altri Paesi riuscendo ad ottenere salari migliori.
  • Lo sviluppo potenziale dei Paesi a basso e medio reddito derivante dal crescere dei flussi di guadagno, ha generato interesse tra i policy maker che cercano di canalizzare quest’ultimi in investimenti più produttivi. La migrazione può influenzare gli investimenti in vari modi: i migranti possono accumulare risparmi e avviare e gestire le imprese, oppure possono portare capitale e una maggiore capacità imprenditoriale al loro ritorno nel paese d’origine. Diversi studi hanno dimostrato che i migranti di ritorno hanno maggiori probabilità di avviare un business rispetto agli individui che non sono mai partiti. L’utilizzo dei risparmi per l’avvio di nuove imprese, però, non è sempre scontato, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Qui le famiglie tendono ad usare i guadagni per i beni di prima necessità e vi sarà pertanto una minore probabilità di avviare delle imprese. Inoltre, quando gli emigrati per spostarsi hanno contratto debiti, gran parte dei guadagni saranno utilizzati per l’estinzione di questo.
  • Vi è una credenza comune in molti Paesi secondo cui gli immigrati siano beneficiari netti dei servizi sociali e sanitari e che quindi abbiano un impatto fiscale negativo. Se molti che immigrati o migranti di ritorno utilizzano tali strutture, potrebbe aumentare la pressione e l’ingolfamento del sistema sociale e sanitario. Le analisi sull’impatto dell’immigrazione sulle imposte nette dei Paesi Ocse rileva che, in media, l'impatto è o molto piccolo rispetto al Pil o pari a zero. La differenza tra i Paesi deriva dal fatto di avere immigrati che lavorano o che siano stati ricongiunti alla famiglia o che arrivino per motivi umanitari. I migranti lavoratori tendono, ovviamente, a contribuire di più. Per questo le politiche di protezione sociale, più che puntare al rimpatrio dei migranti, dovrebbe sostenere il loro inserimento nel mondo del lavoro fornendo incentivi ai datori di lavoro affinché utilizzino contratti formali in grado di aumentare la contribuzione fiscale di questi lavoratori.

Il rapporto fornisce interessanti spunti di politiche da attuare sia nei Paesi con alti livelli di emigrazione che nei Paesi di arrivo affinché possa venire sfruttata a pieno e positivamente questa forza lavoro in movimento. Sebbene si stiano facendo grandi sforzi in questa direzione, ancora la maggior parte dei Paesi continua a preferire politiche più orientate alla chiusura e alla protezione della popolazione autoctona dalla introduzione di lavoratori esterni.

di Giulia D’Agata

giovedì 23 febbraio 2017
#ASviS_Altre_News

Aderenti

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale