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Oxfam sferza le imprese: il vostro impegno sugli SDGs non è sufficiente

Secondo un rapporto di Oxfam, per realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030 le imprese non possono limitarsi a cogliere gli immediati vantaggi della sostenibilità, ma devono cambiare radicalmente le loro strategie.

Il “discussion paper” di Oxfam “Raising the bar”, pubblicato il 13 febbraio e redatto da Namit Agarwal, Uwe Gneiting e Ruth Mhlanga, presenta un’analisi molto critica sull’impegno che le aziende hanno messo fino ad ora nel perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Considerare i criteri di sostenibilità solo in termini di vantaggi economici, sebbene sia stato inizialmente una grande spinta motivazionale per aviare nuove iniziative, adesso non è più sufficiente per tagliare il traguardo definito dall’Agenda 2030. Oltretutto si tratta di una visione piuttosto superficiale e opportunista del perseguimento di un’economia più equa e attenta alle tematiche ambientali.

Il documento proposto da Oxfam fornisce un approccio diviso in tre fasi per richiedere un impegno negli SDGs più significativo da parte di tutti gli attori economici.

  1. Comprensione degli impatti. Poiché le aziende con le loro attività possono provocare effetti negativi sia a livello ambientale che sociale, ad esempio distruggendo le risorse naturali, incrementando le disuguaglianze di genere o sostenendo comportamenti lavorativi poco etici, è importante che le imprese conoscano gli impatti che le loro politiche hanno sul mondo. Dovrebbero innanzitutto assicurarsi che le loro attività non siano dannose, ma che rispettino i valori della Corporate social responsibility (Csr). Un altro comportamento virtuoso sarebbe quello di evitare di scegliere di sostenere solo gli SDGs che si allineano con i loro obiettivi di profitto. Bisognerebbe sforzarsi di ampliare il proprio campo d’azione attivando i collegamenti trasversali che legano tutti quanti gli obiettivi di sviluppo sostenibile.
  2. Integrare lo sviluppo sostenibile nelle principali strategie di business. Secondo un recente rapporto della Business and Sustainable Development Commission è possibile ridurre i rischi aziendali creando filiere di produzione a lungo termine più sostenibili. Infatti, le aziende che predispongono i loro business plan su una prospettiva di lungo periodo sono quelle che hanno risentito in maniera inferiore degli effetti delle crisi. Inoltre nella definizione dei propri obiettivi aziendali, considerare lo stato di benessere della società civile in cui si opera è fondamentale. Aziende che creano la propria filiera in zone con un elevato livello di tensione e malessere sociale sono più predisposte a squilibri economici o addirittura al fallimento.
  3. Allineare il proprio core business con gli SDGs. È necessario innanzitutto promuovere e sostenere innovative linee di pensiero che evidenzino la possibilità di adottare strategie di business sostenibili. Soprattutto è molto importante ricordare che è essenziale la collaborazione delle imprese con i governi, gli investitori e la società civile. Le sinergie di tutti questi attori promuovono comportamenti virtuosi a tutti i livelli.

Gli SDGs pongono una sfida molto importante al 'business as usual' che va oltre le competenze delle singole aziende. Molte di queste, infatti, sono vincolate dalla necessità di massimizzare il valore per gli azionisti, in quanto operano in un’economia che premia la massimizzazione del profitto a breve termine e scoraggia gli investimenti e la crescita a lungo termine. Per questo motivo non sarà mai possibile che siano le imprese singole ad apportare contributi positivi all’interno della società senza che prima vi sia un cambiamento nel modo in cui viene definito l'obiettivo generale dell’attività produttiva.

L’Agenda 2030, quindi, non solo sfida i modelli di business non sostenibili, ma anche l'esistenza di intere industrie.

di Giulia D’Agata

lunedì 20 febbraio 2017
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