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Raccolta differenziata in Italia: + 39% in 20 anni ma il Sud è in ritardo

Dalla riforma dei rifiuti del 1997, la raccolta differenziata in Italia è aumentata del 38,6% e lo smaltimento in discarica è sceso del 54%. Forti ritardi in 5 Regioni del Sud. Sono i dati Ispra diffusi dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile.

A 20 anni dal D.lgs. 22/97 (il cosiddetto “Decreto Ronchi” sui rifiuti), e in vista del recepimento del pacchetto di direttive europee per lo sviluppo dell’economia circolare, il 7 febbraio si è svolto un incontro alla Camera dei Deputati per fare un bilancio degli anni trascorsi per la gestione dei rifiuti in Italia ed esporre le prospettive future. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che ha presentato il documento “La riforma dei rifiuti a 20 anni dal D.Lgs 22/97 e alla vigilia delle nuove Direttive rifiuti-circular economy”.

“Con quella riforma – ha ricordato l’ex ministro Edoardo Ronchi – scegliemmo di anticipare, non senza difficoltà, gli indirizzi europei sulla gerarchia nella gestione dei rifiuti, assegnando una netta priorità al riciclo rispetto al largamente prevalente smaltimento in discarica e anche rispetto alle proposte che assegnavano priorità all’incenerimento di massa”.

Dai risultati dello studio emerge un quadro abbastanza positivo per l’Italia. Nel 1997, infatti, l’80% dei rifiuti urbani (21,3 milioni di tonnellate) veniva smaltito in discarica e la raccolta differenziata era inferiore al 9%. Nel 2015, i rifiuti urbani a smaltiti in discarica sono scesi al 26%, e questo nonostante un aumento dei rifiuti prodotti di quasi tre milioni di tonnellate. La differenziata, inoltre, è salita al 47,6%, mentre 70,4 milioni di tonnellate di materia in più viene riciclata o recuperata dai rifiuti speciali. Queste grandi quantità di rifiuti avviati al riciclo hanno anche fatto crescere il settore della green economy, le cui imprese sono aumentate del 10% rispetto al 2008 e il cui fatturato ha raggiunto i 50 miliardi di euro.

I buoni risultati sulla raccolta differenziata nel 2015, tuttavia, rappresentano una media nazionale composta da dati non omogenei. In 5 Regioni del Sud, infatti, si registrano forti ritardi: Basilicata (31%), Puglia (30%), Molise e Calabria (25%), Sicilia (13%). Dati non molto incoraggianti giungono anche da alcune grandi città come Roma, Napoli e Genova, dove la carenza di impianti, in particolare di compostaggio, porta a smaltire molti rifiuti fuori dalla regione e spesso anche all’estero, con i relativi costi economici e ambientali di trasporto. Il recupero di questi ritardi è essenziale per raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei fissati dalla Direttiva rifiuti-circular economy in approvazione a livello europeo entro il 2017: il 50% di avvio al riciclo dei rifiuti urbani entro il 2020, il 60% entro il 2025, e il 65% entro il 2030, oltre all’abbattimento sotto il 10% dello smaltimento in discarica.

C’è poi una ricerca Ipsos promossa dal Consorzio nazionale imballaggi (Conai), dal titolo “1997-2017 | 20 anni dal Decreto Ronchi: gli italiani e la raccolta differenziata”, secondo la quale gli italiani comprendono l’importanza della differenziata per la riduzione degli sprechi: il 91% degli italiani dichiara di farla abitualmente, il 93% la considera una utile necessità e il 32% è non la considera un problema, ma una risorsa. Soltanto il 6% degli intervistati considera la raccolta differenziata un fastidio, e per la maggior parte di loro (26%) il motivo è che non si sa come differenziare alcuni materiali.

di Lucilla Persichetti

mercoledì 15 febbraio 2017
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