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Finanza sostenibile: in Italia sviluppi promettenti ma troppo frammentati

Presentato a Roma il Rapporto Mattm-Unep “Financing the future”. Lo slancio italiano verso la finanza sostenibile è buono ma permangono ostacoli, 18 azioni per migliorare. Bankitalia: rischi ambientali tra le più grandi sfide per l’economia.

Il Rapporto “Financing the future”, pubblicato dal ministero dell’Ambiente (Mattm) e dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) è stato presentato ieri in un incontro alla Banca d’Italia. Il documento è frutto del Dialogo nazionale dell’Italia per la finanza sostenibile, lanciato nel febbraio 2016 allo scopo di identificare opzioni di mercato e di politiche per condurre il sistema finanziario italiano verso lo sviluppo sostenibile e l’elaborazione di misure per contrastare il cambiamento climatico. All’evento di presentazione hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, il ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, il sottosegretario generale Onu e direttore esecutivo Unep Eric Solheim e la ministra dell’ambiente del Lussemburgo Carole Dieschbourg.

Ad aprire il convegno è stato Luigi Federico Signorini, vice direttore generale della Banca d’Italia, con un intervento dal titolo “The financial system, environment and climate: a regulator’s perspective”. Signorini ha dichiarato che le questioni ambientali e il cambiamento climatico sono le più grandi sfide che l’economia deve affrontare. Ha poi spiegato le implicazioni degli eventi naturali sulla stabilità economica, identificando tre tipi di rischi finanziari associati ai fenomeni climatici: il rischio fisico derivante dai danni alla proprietà o dalla distorsione del commercio, il rischio di responsabilità che potrebbe sorgere se coloro che hanno subito danni richiedono compensazione da parte dei presunti responsabili, e il rischio associato alla transizione verso un’economia a basso tenore di carbonio. Tra i rischi fisici, l’Italia è particolarmente esposta al rischio idrogeologico: si sono verificati in media 82 episodi ogni anno dal 2009 al 2011, con danni stimati per 2,7 miliardi di euro. Nel 2015, il costo ha raggiunto i 3,1 miliardi di euro. La maggior parte di queste perdite non erano assicurate e hanno portato al fallimento delle imprese e al deterioramento dei crediti nei bilanci bancari. Si è registrata anche una riduzione nel valore della garanzia dei prestiti bancari, con conseguenti effetti sulle propensioni finanziarie attive e passive.

Nel corso del convegno è intervenuto anche il ministro Galletti, dichiarando: “lo sviluppo ambientale è lo sviluppo industriale del Paese. L’ambiente sarà centrale in quella che definiamo la ‘quarta rivoluzione industriale’, e le imprese che capiranno prima l'economia circolare saranno quelle più competitive nel nuovo mondo”.

Il Rapporto “Financing the Future” ribadisce quindi l’importanza di riorientare i sistemi finanziari per realizzare la transizione verso un modello di sviluppo sostenibile, inclusivo e a bassa intensità di carbonio. La finanza sostenibile deve integrare fattori ambientali, sociali e di buon governo societario nei processi decisionali per aumentare la resilienza dei sistemi e migliorare la trasparenza della rendicontazione. In Italia si registrano già slanci positivi nei settori bancario, assicurativo, del risparmio gestito, nel mercato dei capitali e nella finanza pubblica. Tuttavia gli sviluppi non riescono a produrre un impatto sistematico nella finanza tradizionale per via della mancata attribuzione di un prezzo alle esternalità ambientali, del limitato accesso delle piccole e medie imprese (Pmi) ai mercati finanziari, dell’insufficiente considerazione delle sfide di lungo periodo nei processi di decisione finanziaria e della scarsa consapevolezza dell’opinione pubblica dell’importanza delle minacce ambientali per la solidità dell’economia.

Il Rapporto identifica 18 azioni che l’Italia potrebbe intraprendere per migliorare la propria performance economica sfruttando le opportunità dei mercati sostenibili. Queste possono essere raggruppate in quattro aree di intervento:

  1. Elaborare un quadro regolamentare favorevole per rafforzare il ruolo della finanza come motore di sviluppo sostenibile. Questo può essere realizzato con azioni sul piano della strategia governativa, della finanza pubblica, della politica fiscale, dei controlli sistemici e della cooperazione internazionale.
  2. Stimolare l’innovazione finanziaria in alcune aree prioritarie quali le Pmi, il mercato immobiliare, le green bonds (obbligazioni verdi), le assicurazioni e le tecnologie pulite.
  3. Migliorare le infrastrutture di mercato agendo sulla trasparenza degli investitori e dei mercati quotati, sulla rendicontazione delle imprese, e sulla Corporate Governance.
  4. Rafforzare capacità, consapevolezza e conoscenze intervenendo sull’opinione pubblica con campagne di informazione sull’importanza dei rischi ambientali, e sulle figure professionali attraverso misure di capacity building per alfabetizzarle in termini di finanza sostenibile. Le istituzioni finanziarie, le autorità pubbliche e le università potrebbero anche sperimentare modelli di stress test ambientali e formulare raccomandazioni per migliorare la capacità di analisi e la disponibilità di informazioni. Il governo, in fine, potrebbe promuovere l’elaborazione di un modello Istat per la misurazione del progresso del sistema finanziario verso lo sviluppo sostenibile.

Per leggere il Rapporto clicca qui
Per la sintesi in italiano clicca qui
 

di Lucilla Persichetti

 

mercoledì 08 febbraio 2017
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