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Corte dei conti Ue: "Le misure contro lo spreco alimentare non bastano"

L’Europa non contribuisce a una filiera alimentare efficiente sotto il profilo delle risorse. Secondo una nuova relazione della Corte di Lussemburgo la strategia dell’Unione va potenziata e coordinata meglio.

Il 17 gennaio, la Corte dei conti europea ha presentato alla Commissione Ue la Relazione speciale 34/2016 sulla lotta allo spreco di alimenti. L’indagine esamina le misure che l’Unione ha intrapreso finora per combattere la tendenza, prestando particolare attenzione alle azioni di prevenzione e alle donazioni. I risultati dell’audit evidenziano che, allo stato attuale, il potenziale per lottare contro lo spreco di cibo non è sfruttato: le azioni sono troppo frammentate e il coordinamento da parte della Commissione è insufficiente.

Lo spreco di cibo è un problema globale la cui importanza è destinata a crescere data la necessità di nutrire una popolazione in aumento. In base alle stime attuali, ogni anno circa un terzo del cibo prodotto nel mondo viene perso o sprecato. Per l’Europa, la Commissione parla di circa 88 milioni di tonnellate di alimenti sprecati ogni anno, che potrebbero salire a 126 milioni entro il 2020 se non si adottano misure preventive. I costi ambientali ed economici sono enormi. Dal punto di vista ambientale, si perdono risorse come acqua e terreno, con conseguente aumento delle emissioni di gas serra. Dal punto di vista economico, gli sprechi alimentari determinano una perdita non soltanto del valore dei prodotti in questione, ma anche dei costi legati alla produzione, al trasporto, allo stoccaggio e al trattamento. Secondo la Fao, i costi totali sono di circa 1.700 miliardi di dollari l’anno.

Eppure in Europa non esiste una normativa specifica sullo spreco di cibo, così come manca una definizione univoca del concetto. La direttiva-quadro dell’Ue sui rifiuti 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio definisce una gerarchia per il trattamento dei rifiuti che potrebbe essere applicata ai sistemi alimentari (in ordine di preferenza: prevenzione, donazione, riciclaggio, altro tipo di recupero, smaltimento), ma non basta per tener conto delle particolarità degli sprechi di cibo. La Corte dei conti evidenzia che varie politiche dell’Ue potrebbero avere un impatto su questi sprechi, ma che la Commissione non le ha analizzate a sufficienza per valutarne l’adeguatezza. Data la mancanza di un’azione coordinata, alcuni Stati membri si sono dotati di strumenti legislativi propri. Ad esempio, nel febbraio del 2016 la Francia ha adottato una legge sulla lotta allo spreco di alimenti, mentre in Italia è la Legge del 19 agosto 2016, n. 166  a disciplinare la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi.

La Corte di conti europea raccomanda quindi alla Commissione di:

  1. Potenziare la strategia dell’Ue per combattere lo spreco alimentare e migliorare il coordinamento delle politiche esistenti, fornendo anche una definizione condivisa di spreco alimentare.

  2. Prendere in considerazione lo spreco di alimenti nelle future valutazioni d’impatto.

  3. Identificare ed eliminare gli ostacoli alle donazioni alimentari.

Gli interventi dell’Unione dovranno anche tener conto che lo spreco di cibo avviene lungo l’intera filiera alimentare, e che l’enfasi delle misure per contrastarlo dovrebbe essere posta sulla prevenzione.
 

di Lucilla Persichetti

martedì 31 gennaio 2017
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