per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

Agenda 2030: l’importanza di una visione globale per lo sviluppo sostenibile

Cambiamenti climatici, ingiustizie sociali e sperequazioni economiche non conoscono confini. Ecco perché la realizzazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite deve basarsi su un respiro internazionale, in grado di superare particolarismi e visioni di breve termine.

L’Agenda 2030 rappresenta uno dei programmi d’azione globale più ambiziosi mai adottati dalla comunità internazionale, con i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere, oramai, in meno di 13 anni. Gli osservatori più scettici sottolineano come il neo protezionismo del presidente Trump, gli egoismi nazionali alla base della Brexit e altri rigurgiti centralisti che sembrano affiorare in Europa e nel mondo (basti pensare, a diverso titolo, alle situazioni politiche in Francia o in Germania, in Olanda e in Ungheria, in Russia e in Turchia) potrebbero rallentare l’implementazione dell’Agenda ONU, sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 paesi membri delle Nazioni Unite.

Va sottolineato tuttavia che sono operanti, a livello transnazionale, numerose linee di pensiero e iniziative che stanno rendendo gli SDGs (Sustainable Development Goals) un’opzione sempre più realistica, sul piano economico e politico. Il recente rapporto Oxfam “Working for the few” dimostra come il peso delle disuguaglianze stia diventando sempre più insopportabile: basti pensare che 85 super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale. Una situazione che riguarda tanto i paesi in via di sviluppo, quanto quelli sviluppati, con potenziali conseguenze che rischiano di diventare sempre più ingestibili, in termini politici e sociali. Il rapporto Oxfam è stato presentato nei giorni scorsi, alla vigilia del vertice di Davos, che riunisce il gotha dell’economia e della finanza internazionali, ma che ha incluso nel programma dei lavori una sessione dedicata alla crescita inclusiva come tema chiave del prossimo G20 a guida tedesca. La Germania ha infatti annunciato che il summit, previsto il 7 e 8 luglio 2017 ad Amburgo, metterà in primo piano lo sviluppo sostenibile attraverso gli SDGs, gli accordi di Parigi e tre aree tematiche prioritarie: costruire la resilienza, migliorare la sostenibilità, assumersi le responsabilità. Le tematiche dell'Agenda 2030 innervano l'intero impianto del G20: da clima ed energia alla parità di genere, dalla partnership con l'Africa all'anticorruzione. Una forte attenzione ai temi dello sviluppo sostenibile, che auspichiamo venga condivisa anche dal G7 a presidenza italiana, che si terrà invece a Taormina il 26-27 maggio 2017.

Possiamo quindi registrare una crescente sensibilità, diffusa a livello internazionale, che si concentra sulla consapevolezza delle diseguaglianze, sempre più insopportabili per ampie fasce della popolazione e sulla conseguente ricerca di una maggior giustizia economica, ambientale e sociale attraverso un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Un percorso che, naturalmente, non è esente da ostacoli: la stessa Europa, forse ostacolata dall’effetto Brexit e dalla crisi politica che ne è derivata, sembra prigioniera di incertezze e ritardi nell’implementazione dell’Agenda, bilanciati però dalle buone pratiche di numerosi Stati nazionali, che stanno mettendo a punto interessanti meccanismi di governance e/o circuiti di realizzazione e monitoraggio dell’Agenda. A suo tempo, ASviS ha analizzato le National Voluntary Review che i Paesi europei hanno presentato nell’ambito dell’High Level Political Forum; nel luglio di quest’anno, sarà il turno dell’Italia, che presenterà la sua strategia di sviluppo sostenibile al palazzo di vetro di New York.

Oltre ai meccanismi di governance istituzionalmente previsti dalle Nazioni Unite, come appunto l’HLPF, e ai rapporti pubblicati periodicamente dall’OCSE per incoraggiare la policy coherence, esistono poi numerosi network internazionali che, a vario titolo, si impegnano per garantire l’effettiva implementazione dell’Agenda 2030 nei diversi contesti. Ad esempio, ASviS è l'unico membro italiano a far parte di SDG Watch Europe, l'alleanza europea di organizzazioni della società civile nata per monitorare l'implementazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile nel vecchio continente. SDG Watch Europe raccoglie ong in modo trasversale da diversi settori: ambiente, sociale, diritti umani, formazione e così via, proponendosi di fare un po' da “cane da guardia” rispetto alle istituzioni europee. Il lavoro è articolato intorno a 4 Work Strand: advocacy e coordinamento delle policy, monitoraggio e accountability, engagement, innovazione e apprendimento.

ASviS fa inoltre parte dell’ESDN (European Sustainable Development Network), la rete informale di soggetti istituzionali (tra cui Commissione Europea, UNEP, Ministeri, ecc.), associazioni ed esperti che si occupano di politiche e strategie di sviluppo sostenibile. La ESDN opera dal 2003 ed è attualmente la più grande rete di scambio su strategie e politiche per lo sviluppo sostenibile e di buone pratiche in Europa. Ha circa 200 membri provenienti da 38 Paesi, tra cui tutti i 28 Stati membri dell'UE. Attualmente il Gruppo Direttivo ESDN è composto da 7 Paesi europei (Austria, Belgio, Svizzera, Germania, Finlandia, Francia, Italia) ed è presieduto dall’Austria. L’Italia fa parte del Consiglio Direttivo attraverso il Ministero dell’Ambiente. La ESDN organizza e gestisce la European Sustainable Development Week, che si terrà dal 30 maggio al 5 giugno 2017: ASviS contribuirà con il Festival dello Sviluppo Sostenibile, un evento diffuso su tutto il territorio nazionale che prevederà 17 giorni di sensibilizzazione sull’Agenda 2030 con il coinvolgimento di tutti i nostri aderenti.

Nei singoli paesi, operano inoltre i network nazionali di organizzazioni internazionali attive in questo settore. AsviS ha firmato un Memorandum of Understanding (MoU) con la Fondazione Global Compact Network Italia (GCNI) e con Sustainable Development Solutions Network (SDSN) Italia: rispondendo all’appello delle Nazioni Unite sui partenariati per lo sviluppo sostenibile, l’accordo intende sensibilizzare tutte le componenti istituzionali, economiche e sociali italiane al fine di contribuire al perseguimento degli SDGs, con particolare riferimento alle politiche pubbliche, al ruolo delle imprese e del mondo della ricerca.

Gli impatti ambientali dei cambiamenti climatici, così come le ingiustizie economiche e quelle sociali, non si fermano ai confini nazionali e riguardano tutti i Paesi: si tratta dello stesso respiro globale, l’intuizione alla base dell’Agenda 2030. Viviamo in un mondo sempre più interconnesso: gli effetti della globalizzazione andranno necessariamente governati in una nuova prospettiva di sviluppo sostenibile che, ripensando i canonici paradigmi del business as usual, possa assicurare società più inclusive, responsabilità condivise e visioni di lungo termine.

In questo scenario, ASviS rappresenta un soggetto unico nel panorama europeo, contando 142 aderenti tra le più importanti associazioni, fondazioni e reti della società civile italiane. In un anno, ASviS è diventata la più grande organizzazione di reti nazionali e punto di riferimento per chi si occupa, a diversi livelli, di sviluppo sostenibile in Italia, con un importante network anche a livello internazionale. Per questo motivo, come annuncia Enrico Giovannini in questa newsletter, stiamo lavorando a un appuntamento che, in occasione dei 60 anni dalla firma del Trattato di Roma, possa rilanciare la decisiva leadership dell’Europa in tema di sviluppo sostenibile.

di Giulio Lo Iacono

Responsabile Relazioni Internazionali ASviS

giovedì 26 gennaio 2017
#ASviS_News_Alleanza

Aderenti

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale