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Rapporto sulla giustizia sociale nella UE: Italia al 24esimo posto

I giovani italiani pagano il prezzo dell’iniquità cresciuta con la crisi economica. L’Istituto Bertelsmann raccomanda di ridurre la povertà infantile e aumentare il livello di equità nell’educazione

Il terzo rapporto sulla giustizia sociale in Europa, stilato dall’ Istituto Bertelsmann Stiftung sui dati raccolti nel 2016, sottolinea il ruolo centrale che la crisi economica ha avuto sul livello di giustizia sociale in molti paesi europei. I paesi in cui la situazione economica rallentata ha gravato maggiormente in quest’ambito, oltre all’Italia, sono: la Spagna, il Portogallo, la Grecia e l’Irlanda che si posizionano alla fine della classifica insieme alla Bulgheria e alla Romania.

Il rapporto evidenzia come la disuguaglianza sociale sia percepita soprattutto sul mercato del lavoro. Su tutto il territorio europeo, infatti, si è notata la presenza di problemi come la segmentazione, caratterizzata da un forte dualismo che vede da un lato lavoratori precari e dall’altro lavoratori assunti a tempo indeterminato, e l’aumento dei working poor, ossia di persone che pur lavorando a tempo pieno sono a rischio di povertà.

Ma la parte di popolazione che più ha risentito della crisi sulle proprie possibilità d’integrazione sociale è quella dei giovani. E questo è vero soprattutto per i giovani italiani. L’istituto Bertelsmann Stiftung sottolinea che, in Italia, la percentuale di popolazione giovanile a rischio di povertà o esclusione sociale è aumentata significativamente, passando dal 29,1% del 2008 al 33,5% del 2015. Inoltre la quota di Neet (Not engaged in Education, Employment or Training), ossia di persone non impegnate in attività di studio e di lavoro, è la più alta calcolata su tutti i paesi considerati. Nel 2015, il 31,1% (ossia il 10% in più rispetto al 2008) di italiani tra i 20 e 24 anni non aveva un’occupazione né seguiva un percorso di studi. Questa percentuale di giovani rischia, in questo modo, l’esclusione permanente dal mercato del lavoro. Ad aggravare questa situazione è il fatto che l’Italia si posizioni, inoltre, come la nazione demograficamente più anziana dell’Unione Europea (vi è una maggioranza di persone sopra ai 65 anni) e con un debito pubblico tra i più alti: gli oneri fiscali per i giovani di oggi e per le generazioni future, quindi, saranno immensi, pregiudicando la possibilità di migliorare le proprie condizioni sociali ed economiche.

Gli autori del rapporto suggeriscono alcune azioni da intraprendere per accrescere la giustizia sociale. In primo luogo è necessario ridurre la povertà infantile ed aumentare il livello di equità nell’educazione: la situazione socio-economica non deve influire sulla riuscita scolastica dei bambini e dei ragazzi. In secondo luogo, bisogna porre l’attenzione sull’accesso al mercato del lavoro delle persone meno qualificate e dei giovani adulti, rafforzando i percorsi di orientamento professionale e garantendo il passaggio dalla formazione al mondo del lavoro. Infine, per quanto riguarda la giustizia intergenerazionale, oltre all’attenzione verso le politiche pensionistiche, i governi si devono impegnare per ridurre il debito pubblico e incrementare i propri investimenti nel campo della ricerca e dell’energia da fonti rinnovabili.

La redazione di questo rapporto rientra tra i progetti dell’istituto Bertelsmann Stiftung. Il lavoro di questo istituto è quello di ideare programmi che rafforzino la società e aiutino le persone a raggiungere il loro pieno potenziale, sviluppando le risorse necessarie per raggiungere questi obiettivi.

di Giulia D'Agata

mercoledì 18 gennaio 2017
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