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Our World in Data, 200 anni di dati per descrivere la popolazione mondiale

Il Rapporto elaborato dall'Università di Oxford mostra come le condizioni di vita su scala globale stiano mutando: povertà, istruzione, salute, libertà e popolazione sono gli elementi presi in esame.

Come è cambiato il Pianeta e il modo di vivere dei suoi abitanti? Quali sono le tendenze avviate negli ultimi decenni? Il mondo sta migliorando o peggiorando? A queste domande prova a rispondere il rapporto Our World in Data, elaborato dall'Università di Oxford, che attraverso evidenze empiriche mostra come le condizioni di vita su scala globale stiano mutando.

In Svezia solo il 10% della popolazione è convinta che le cose andando meglio, percentuale che negli Usa raggiunge il 6% e in Germania il 4%: cifre che lasciano intendere quanto la percezione generalmente diffusa sui destini dell'umanità sia negativa.
Salute, sicurezza alimentare, crescita e distribuzione della ricchezza, violenza, tutela dei diritti, guerre, utilizzo dell'energia, istruzione e cambiamento climatico sono alcuni degli aspetti presentati attraverso dati, statistiche e grafici nello studio che ha visto la collaborazione dell'economista Esteban Ortiz Ospina, dello sviluppatore web Jaiden Mispy e del fondatore della pubblicazione Max Roser, e che ripercorre gli accadimenti degli ultimi 200 anni.

Nello specifico il Rapporto si compone di cinque sezioni. Eccone una breve sintesi.

  1. Povertà – Per avere una visione di insieme del cambiamento avvenuto è necessario prendere in considerazione gli ultimi due secoli. Nel 1820, infatti, solo una piccola minoranza della popolazione globale godeva di standard di vita adeguati. A partire da allora la povertà estrema, ovvero quella di chi deve sopravvivere con meno di 1,90 al giorno, continuò a riguardare relativamente sempre meno persone, fino ad arrivare al 1950, quando ancora ¾ della popolazione viveva miseramente, percentuale scesa al 44% nel 1981. Si calcola che dal 1990 ogni giorno siano 130mila le persone ad uscire dalla povertà estrema.
  2. Istruzione – La formazione e preparazione di tutta la popolazione attraverso la scuola è un traguardo relativamente nuovo: fino a 200 anni fa solo un'esigua minoranza – una persona su 10 - poteva leggere o eseguire calcoli. Nel 1930 era una persona su tre mentre ora la percentuale raggiunge l'85% su scala globale. In termini assoluti nel 1820 coloro in grado di leggere e scrivere erano 120 milioni, oggi sono 6,2 miliardi.
  3. Salute – I progressi nel campo medico-sanitario risultano tanto più evidenti quanto più si tenga in considerazione quanto aleatoria sia stata la vita nel passato. Nel 1800 infatti, il 43% dei nuovi nati moriva prima di compiere il quinto anno di età e la situazione non era molto diversa da Paese a Paese. I primi miglioramenti in questo senso derivano dal cambiamento delle abitudini igienico-sanitarie, dalla condizione economica e da un'alimentazione più completa. Cruciale rimane nella seconda metà del 19esimo secolo la individuazione degli agenti patogeni quali i batteri, alla quale seguì lo sviluppo di antibiotici e vaccini. Ad oggi la mortalità infantile è diminuita di 10 volte rispetto a due secoli fa e nel 2015  il 4,3% dei bambini è morta prima di arrivare ai cinque anni.
  4. Libertà – L'indice elaborato nel Rapporto prende come parametro di riferimento una scala che va dai Paesi in cui la democrazia è pienamente realizzata (+10) a quelli sottoposti al dominio assoluto di un regime dittatoriale.  (-10). Accanto a questi valori, gli autori hanno posto anche informazioni circa il passato del Paese: se ex colonia o ex "dominatore". Andando indietro nel tempo si scopre così che nel 19esimo secolo un terzo della popolazione globale viveva in una colonia mentre  praticamente tutti gli altri abitanti del Pianeta erano sotto un regime autoritario. Con il declino degli imperi coloniali nella seconda metà del 20esimo secolo l'orizzonte cambiò significativamente: sempre più Stati hanno abbracciato la democrazia, tanto che oggi una persona su due vive in una società democratica. Rispetto alle popolazioni che ancora oggi risiedono in Paesi autoritari, 4/5 di esse sono concentrate in Cina.
  5. Popolazione – Negli ultimi due secoli la popolazione globale è cresciuta di sette volte: si è passati da un miliardo di cittadini ai sette di oggi. Fino all'epoca premoderna la fertilità normale era di cinque o sei figli per donna e l'equilibrio demografico si manteneva a causa delle frequenti morti infantili. Il numero degli abitanti della Terra è cominciato ad aumentare esponenzialmente quando le più importanti cause di decesso sono state sconfitte: la speranza di vita è così raddoppiata da 200 anni a questa parte. Si calcola che la fertilità globale è più che dimezzata a partire dal 1960, quando la media era di cinque figli per donna. Secondo le stime nelle Nazioni Unite, a partire dalla fine di questo secolo la popolazione aumenterà dello 0,1% ogni anno mentre i demografi dell'International Institute for Applied Systems Analysis sostengono che nel 2075 smetterà di crescere.

 

di Elis Viettone

martedì 10 gennaio 2017
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